· Città del Vaticano ·

La festa con i bambini del Dispensario Santa Marta

Il dito nella torta con Francesco

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20 dicembre 2021

Se è Papa Francesco che delicatamente prende la mano di un bambino e lo “aiuta” a mettere un dito nella panna della torta del suo compleanno e poi non se la prende — anzi sorride, comprende — quando, quasi in coro, i più piccoli rispondono poco convinti all’invito ad aiutare anche le persone che non ci vogliono bene... beh, ci sono proprio tutti gli ingredienti della semplicità della schiettezza di una festa in famiglia. E che festa domenica mattina, 19 dicembre, in Aula Paolo vi ! E che famiglia!

La festa, sì... ma, in realtà, le feste sono state due in una! Il tradizionale incontro natalizio delle famiglie povere, con bambini piccoli, assistite in Vaticano dal Dispensario pediatrico Santa Marta coincide ormai con la festa di compleanno di Papa Francesco, che venerdì scorso ha compiuto 85 anni. Compleanno, dunque, davvero in famiglia: la comunità del Dispensario è “vicina di casa” del Pontefice in Vaticano: a “unirli” è, infatti, lo stretto vicolo del Perugino.

I bambini, dopo che un video ha presentato la vita quotidiana nel Dispensario, hanno dato vita a una piccola “recita natalizia” strapiena di segni chiari e a tutti comprensibili, proprio come si fa in parrocchia. Puntando su alcuni gesti e alcune parole per richiamare ascolto, attenzione, gratuità, gratitudine. “Parole chiave” che Francesco ha fatto proprie nel dialogo che ha voluto instaurare direttamente con i bambini. Anche con tono scherzoso, “da parroco”, proprio per coinvolgerli più possibile.

«Guardare e ascoltare per aiutare gli altri» è il suggerimento essenziale che, in semplicità, Francesco ha condiviso con i bambini, insieme alla torta preparata dallo chef Emanuele Simone con la sua Societas panis solidale. «Aiutarsi come buoni amici, come fratelli. Ma domando: se io vado per la strada e vedo una persona cattiva ma ha freddo, ha fame, cosa devo fare? Cosa è meglio: me ne vado o mi fermo?» anche se quella persona «spara contro di me?». A qualche risposta «se è cattivo meglio non fermarsi» dei bambini, il Papa — sempre con il sorriso per la “sincerità” dei piccoli — ha risposto con un incoraggiamento, prendendo spunto proprio da parole e gesti della recita: «Abbiamo visto qui alcuni che facevano un po’ di teatro: uno che aveva freddo, era lì, un’altra che aveva fame, era lì, e passava la gente e guardava e non guardava: uno leggeva il giornale, un altro andava da una parte. Significa che noi dobbiamo guardare e dobbiamo ascoltare il bisogno della gente. Sempre c’è gente che ha bisogno di noi, ma se noi non li guardiamo in faccia, non capiremo mai i bisogni che ha. E ascoltare è una parola importante. Una persona che non ascolta gli altri, ascolta sé stesso soltanto. È una cosa noiosa ascoltare sé stesso: è meglio ascoltare gli altri. E quando tu ascolti gli altri, tu puoi capire le necessità e i bisogni».

Papa Francesco è arrivato in Aula Paolo vi intorno alle 9.45 attraverso il piccolo simbolico “villaggio” di Natale allestito nell’atrio per dare dignità e spirito di comunità alla consegna di vestiario, giocattoli, panettoni e dolci, e anche il pranzo. Per far in modo che, com’è nello stile del Dispensario, l’atto solidale non sia “dall’alto” ma veramente fraterno, condiviso. Ed ecco il senso della collaborazione coi volontari del Dispensario di 40 rappresentanti di Athletica Vaticana, l’Associazione sportiva ufficiale della Santa Sede: stare insieme, come famiglia vera e non solo a chiacchiere per essere “fratelli tutti”.

In Aula, con accanto il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski, presidente della Fondazione del Dispensario, è stata la direttrice, suor Antonietta Collacchi, a presentare a Francesco il senso di «questa festa in famiglia, come fossimo nell’oratorio di una parrocchia: senza fronzoli, senza sprechi ma con tanta tanta voglia di festeggiare il dono della vita, la bellezza del Natale vero». Accanto a lei i tanti protagonisti del Dispensario che non si sono fermati neppure in piena pandemia: Javier, Valentina, i volontari, i medici...

E a dar voce proprio alle esperienze dei cinquanta medici che prestano, gratuitamente, il loro servizio professionale ai bambini e alle mamme è stato Fabrizio Michielan con i suoi 27 anni di volontariato e forte anche dell’essere parte dell’Associazione Santi Pietro e Paolo, rappresentata in Aula dal presidente. «Il Dispensario offre ascolto, assistenza sanitaria, psicologica, di segretariato sociale e di sostentamento a famiglie di qualsiasi provenienza e credo religioso, senza alcuna distinzione e senza alcuna preferenza, nel segno della massima accoglienza e generosità che contraddistingue la Santa Sede e ogni buon cristiano».

Proprio sulla generosità, ha insistito Michielan, da cento anni — il “compleanno sarà l’8 maggio 2022 — «si fonda il Dispensario dove noi volontari cerchiamo nel miglior modo possibile di renderci utili, mettendoci al servizio del prossimo». E così «doniamo soprattutto ascolto, affetto, comprensione e vicinanza alle famiglie che seguiamo senza nessuna pretesa anche se, confesso, è sempre particolarmente gradito il sorriso che ci viene donato, anche se purtroppo, attualmente, siamo costretti dalla pandemia a leggerlo dall’espressione degli occhi, comunque altrettanto espliciti».

La generosità, ha fatto presente il medico, nasce dall’impegno di seguire gli insegnamenti di Gesù che ha dato la vita per ciascuno. «Anche lei, Papa Francesco, ci invita su questo cammino» ha rilanciato Michielan rivolgendosi al Pontefice. «Le sue esortazioni ad amare e aiutare il prossimo senza alcuna distinzione ci guidano nel servizio di volontariato e nella vita quotidiana. Lei ci sprona — ha concluso il medico — a offrire generosità per contrastare egoismo, ipocrisia, ci esorta ad abbattere muri e rimuovere reticoli spinati per creare ponti di fratellanza come ci ha insegnato nell’enciclica Fratelli tutti».

Il Papa ha lasciato l’Aula dopo circa un’ora, accompagnato dalle canzoni, centrate proprio sulle sue parole, del “Minicoro” di Rovereto — da anni amico del Dispensario — che, però, a causa del covid, non ha potuto essere presente fisicamente in Vaticano per la festa. Ma essere comunità significa abbracciarsi anche “a distanza”, ha ricordato Francesco.

di Giampaolo Mattei