· Città del Vaticano ·

In un volume le riflessioni di Papa Francesco sul Vangelo di Luca

Guardare verso l’Alto guardare verso l’altro

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17 dicembre 2021

«Guardare verso l’Alto, guardare verso l’altro» è il libro che raccoglie le «riflessioni sul Vangelo di Luca» svolte da Papa Francesco durante gli Angelus domenicali. Curato da Giuseppe Merola per la Libreria editrice vaticana (2021, pagine 252, euro 15), il volume reca la prefazione — che pubblichiamo di seguito — del cardinale arcivescovo di Perugia - Città della Pieve, presidente della Conferenza episcopale italiana.

Sono veramente onorato di introdurre con queste parole il presente testo del Santo Padre, un volume molto prezioso e opportunamente pensato da Libreria Editrice Vaticana. Si tratta di un testo che ci offre la possibilità di avvicinare con ancora più facilità la profondità della riflessione biblica propria del Pontefice e farla diventare nutrimento dell’anima e motivo di crescita spirituale.

Mi ha colpito molto il titolo che l’Editore ha voluto apporre a questa raccolta delle parole di Francesco a commento dei Vangeli delle domeniche dell’Anno liturgico che vede la lettura continua di Luca. Proprio questo evangelista è quello che maggiormente mette in risalto, con la sua insistenza sulla misericordia come cifra essenziale e sorgiva dell’annuncio di Gesù, il legame inscindibile tra l’amore gratuito che Dio offre all’umanità e la cura delle relazioni personali che ogni credente deve coltivare a partire dai più bisognosi ed emarginati. Siamo chiamati ad essere per primi misericordiosi, perché abbiamo ricevuto misericordia: noi, i primi poveri, perché mancanti di Dio e mendicanti di Dio.

Il duplice movimento che questo titolo ci suggerisce — verso l’Alto, verso l’altro — è, in fin dei conti, la cifra nemmeno tanto segreta del cristianesimo. Ed è il motivo che lo ha reso capace di risultare attrattivo nello svolgersi dei primi secoli della sua era: annunciare un Dio che non se ne sta chiuso nel suo empireo lontano, indifferente al destino degli uomini e delle donne, ha reso i cristiani capaci di interpellare l’inquietudine dei propri contemporanei. La prassi di una carità fattiva e creativa — “guarda come si amano” dicevano dei cristiani i pagani dei primi secoli dell’era cristiana — ha dato sostanza e concretezza ad un annuncio che trovava in questa pratica la propria convincente controprova.

E quando il lettore “assaggerà” queste pagine, si renderà conto che Papa Francesco — da gesuita che ha a cuore sempre l’educazione della persona come introduzione alla realtà nella dinamica della rivelazione cristiana — compie esattamente questo disegno: ci tratteggia, pagina di Vangelo dopo pagina, l’incontro con una dimensione di fede che da un lato riceve l’annuncio di un Dio che si fa prossimo, amico, fratello, padre; e dall’altro chiede l’esigenza alta della carità come attestazione che l’amore di Dio ha davvero cambiato il cuore e la vita di chi afferma di averlo incontrato.

Così, per esempio, quando deve commentare la Parola di Dio della ii domenica di Pasqua, domenica della Divina Misericordia, il Pontefice da un lato ci ricorda che il Risorto quella sera ha donato ai suoi discepoli la pace, dall’altro li ha invitati a toccare le sue piaghe, realtà fisica che perdura nel tempo in tutti i piagati dalla vita e dalla storia: «Toccare le piaghe di Gesù» significa abbracciare «i tanti problemi, difficoltà, persecuzioni, malattie di tanta gente che soffre». E laddove deve commentare il testo di Luca 6,27-38, che contiene l’inaudita proclamazione dell’amore per i nemici, Francesco afferma: «La logica dell’amore, che culmina nella Croce di Cristo, è il distintivo del cristiano e ci induce ad andare incontro a tutti con cuore di fratelli». La Croce di Cristo ci ha salvati e ci impegna ad una prossimità verso chiunque: il cristiano non può mai tirarsi da una parte, deve sempre lasciarsi coinvolgere dalla storia perché Dio, prima nelle vicende del popolo di Israele, poi, compiutamente in Cristo, per primo si è coinvolto nella nostra storia.

Vorrei farmi qui ispirare dalle parole di uno scrittore americano a noi contemporaneo, cristiano di confessione luterana, Wendell Berry, che in un romanzo fa pronunciare questa frase ad un suo personaggio: «Leggendo e rileggendo le Scritture nel corso degli anni, è cresciuta in me la convinzione che Cristo è venuto per portare la religione fuori dal tempio e in mezzo ai campi e ai pascoli, lungo le strade e sulle rive dei fiumi, nelle case dei peccatori e dei pubblicani, nelle città come nella natura selvaggia, verso la fratellanza di tutto ciò che esiste». Sentiamo qui degli echi francescani quasi palpabili: l’anelito verso la cura del Creato e la vocazione alla fratellanza, temi che Papa Francesco ci ha donato per la nostra riflessione e la nostra azione in quei documenti fecondi e bellissimi che sono Laudato si’ e Fratelli tutti. Ma è soprattutto in questo riconoscimento di un cristianesimo “fuori dal tempio” e nato “per i peccatori e i pubblicani” che mi piace far risuonare l’assonanza tra uno scrittore contemporaneo e la testimonianza del Pontefice. Perché nelle pagine che seguono questa chiamata ad una fede che si fa vita, oltreché dottrina, e ad un cristianesimo che è annuncio liberante di misericordia per tutti, per i peccatori e i lontani anzitutto, diventano un filo rosso che attraversa la sapienziale lettura del Vangelo compiuta dall’autore.

Auguro al lettore di queste pagine di usare e riusare questo libro, di lasciarsi interpellare dalla freschezza sanamente provocatoria della parola del Santo Padre, che ci scuote dall’intendere la fede cristiana come un accomodamento moralistico verso la nostra coscienza. Il “fuoco” di cui parla Blaise Pascal la notte della sua conversione può essere la nostra stessa esperienza se ci lasciamo avvincere dal Vangelo, che resta sempre “inaudito” (Dominique Collin) anche dopo 2000 anni di storia. Francesco ci è di grande aiuto, e di questo gli siamo sinceramente grati come figli, perché il nostro animo, leggendo il Vangelo come lui ce lo spiega, si lasci plasmare dalla misericordia del Padre. Così da diventare noi stessi donatori di misericordia verso ogni persona.

di Gualtiero Bassetti