· Città del Vaticano ·

Facce belle della Chiesa

Ordinaria straordinarietà

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
15 dicembre 2021

Chi conosce bene don Odorico Raffin dice di lui che è una persona straordinaria nella sua ordinarietà. Sì perché questo missionario di 96 anni, innamorato del Brasile, in trentasei anni ha disegnato e fatto costruire diciannove tra chiese e cappelle, fra cui la parrocchia di Maria Ausiliatrice a Piancavallo, una frazione montana di Aviano, situata nella diocesi di Concordia-Pordenone, di cui è stato prima cappellano e poi parroco per quarantadue anni. Eppure se gli si domanda a quali ricordi di viaggio tiene di più, il sacerdote risponde: «Niente di che, sono tutte cose normali». E se gli si chiede di raccontare le esperienza più significative in America Latina lui conferma: «Non sono cose particolari, non ci sono cose straordinarie». Solo quando si nomina il Brasile la sua voce si fa più calda, traspaiono le sue emozioni e l’affetto ricevuto in tanti anni dalle comunità di fedeli a Macapá e a Belém.

Padre Odorico è nato il 29 marzo 1925 a Pordenone in una famiglia religiosa: non di fervidi credenti, ma piuttosto nella norma, anche sotto questo punto di vista «non era niente di speciale o di particolare», dice. Dopo essersi diplomato all’istituto tecnico per geometri, a 20 anni ha deciso di entrare in seminario. Una scelta che racconta come il semplice frutto di una chiamata: «Quando l’ho sentita ho risposto sì, senza alcun problema». Era il 1945. Cinque anni più tardi, il 2 luglio 1950, ha ricevuto l’ordinazione presbiterale. Poi è arrivato il gran giorno: è il 15 aprile 1970 quando l’allora vescovo della diocesi di Concordia, Vittorio De Zanche, lo invia come cappellano presso la frazione montana di Piancavallo. Come un seme posato nel solco tracciato dal Signore, qui la sua vita è cambiata insieme a quella dell’intera comunità locale. Inizialmente è stato vicario parrocchiale, poi ha lavorato per la curia, è stato professore al seminario minore di Pordenone e poi amministratore. Grazie alle abilità nel disegno e alle competenze di progettazione di padre Odorico, nel 1979 viene fondata la chiesa di Maria Ausiliatrice, che durante tanti inverni ha potuto raggiungere solo con gli sci.

Si tratta di una tipica parrocchia turistica, «un bel posto» in cui «d’inverno c’è la neve e un buon clima da godere in estate», afferma. Gli abitanti residenti a Piancavallo sono poche decine, ma durante l’alta stagione il territorio si popola di numerosi viaggiatori. Per questo motivo padre Odorico è stato parecchio impegnato in precisi periodi dell’anno, mentre in altri molto meno. Durante uno di questi momenti più tranquilli e meno laboriosi egli — su invito di don Claudio Pighin, un missionario del Pontificio istituto missioni estere (Pime) — ha fatto le valigie ed è partito con lui per il Brasile. Era il 1985. La sua prima missione lo ha portato a Macapá, nello stato di Amapá, alle porte della foresta amazzonica, sulla sponda settentrionale del Rio delle Amazzoni. Questa prima esperienza, per quanto breve poiché durata pochi mesi, è stata intensa e significativa. «Lì ci sono spazi aperti, le persone sono molto cordiali e instaurano un rapporto profondo, così ho potuto godere anche della loro simpatia», racconta. Infatti, da allora in primavera e in autunno riparte due volte l’anno e va oltreoceano. Inizialmente sempre a Macapà e poi dal 1992 nella vicina comunità di Belém, nello stato di Pará. In Brasile è stato anche a Rio de Janeiro e a Copacabana, mentre, fra le altre nazioni dell’America Latina, ha fatto tappa in Argentina.

Oggi continua a viaggiare due volte all’anno con puntualità certosina. L’ultima volta è rientrato nell’aprile 2021. Nonostante l’età avanzata e la pandemia, padre Odorico è andato e tornato in aereo dall’America Latina in totale autonomia, facendo scalo all’aeroporto di Milano e prendendo un treno fino a casa. Adesso si dice «pronto a ripartire tra qualche mese». La sua missione in Amazzonia dura da trentasei anni, di cui ventinove nell’arcidiocesi di Belém do Pará, dove opera da decenni per conto dell’arcivescovo Alberto Taveira Corrêa. Quest’ultimo qualche anno fa ha espresso pubblicamente la sua gratitudine a Dio per il dono della vita di questo coriaceo sacerdote italiano. «Trattenendosi solo pochi mesi in Brasile non ha una missione specifica, ma si mette a disposizione per le necessità che si profilano di volta in volta da parte del vescovo», spiega don Roberto Tondato, rettore del seminario diocesano di Concordia-Pordenone.

di Giordano Contu