· Città del Vaticano ·

Per un sogno realizzato troppi infranti

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14 dicembre 2021

Adam ha 16 anni e un sogno, quello di diventare medico. Nato in un campo profughi in Darfur, a 11 anni è fuggito dal Sudan da solo, e da allora ha perso i contatti con la sua famiglia. In Libia ha lavorato nei campi in condizioni di schiavitù e per alcuni mesi è stato rinchiuso in un centro di detenzione. Per sfuggire alle violenze e ai conflitti nel Paese è andato in Niger, dove è stato accolto in un campo per rifugiati ad Agadez. Bloccato in mezzo al deserto, Adam ha visto tanti suoi coetanei partire verso la Libia, in cerca di un imbarco per l’Europa.

Tuttavia, il 15 ottobre, il ragazzo è potuto partire in aereo direttamente per l’Italia, insieme ad altri quattro giovani. Un “miracolo” reso possibile dal progetto «Pagella in tasca - Canali di studio per minori rifugiati», promosso da Inter sos in partenariato, fra gli altri, con l’Unhcr e la fondazione Migrantes. Dopo aver trascorso un mese in una struttura di prima accoglienza a Torino, è stato accolto da una famiglia affidataria e finalmente ha iniziato ad andare a scuola. Un lieto fine raccontato nel nuovo rapporto sul diritto d’asilo elaborato da Migrantes e presentato oggi a Roma dalla Conferenza episcopale italiana. Dal titolo Gli ostacoli verso un noi sempre più grande, il volume di 360 pagine è diviso in quattro parti: «Dal mondo con lo sguardo rivolto all’Europa», «Tra l’Europa e l’Italia», «Guardando all’Italia», e un approfondimento teologico. Ricostruisce il quadro delle guerre e delle altre crisi che portano il numero delle persone in fuga nel mondo al più elevato livello di sempre, benché siano sempre meno i migranti che ottengono protezione in Europa, dove invece ritornano le frontiere interne, con una diffusione impropria dei controlli, e dove la solidarietà sembra declinata solo in chiave difensiva ed escludente. «Entrare in Europa — affermano le curatrici del rapporto, Cristina Molfetta e Chiara Marchetti — sarà sempre difficile, costoso e pericoloso. Il pattugliamento delle rotte, che avviene con un fortissimo investimento economico e tecnologico, non ha il fine di soccorrere tempestivamente migranti e rifugiati, ma di impedire il loro arrivo e di facilitare il loro respingimento. Muri tecnologici, quindi, ma anche terribilmente fisici».

In conclusione del rapporto, tuttavia, le due curatrici richiamano anche «i pochi ma significativi aspetti positivi che si affacciano timidamente alla ribalta e che hanno bisogno di tutta la nostra fiducia e tenacia per poter prosperare»: l’introduzione della nuova protezione speciale, le vie sperimentali per l’accesso legale e sicuro in Italia di minori attraverso i visti per studio, e il protagonismo dei rifugiati che iniziano a prendere pubblicamente parola nel dibattito pubblico e scientifico. «Possono forse sembrare piccoli lumi in un panorama fosco e disperante, ma dimostrano che il cambiamento è sempre possibile e che va costruito giorno per giorno, mettendo insieme risorse e volontà plurali e trasversali».

Intervenendo durante la presentazione del rapporto, il vescovo segretario generale della Cei, Stefano Russo, ha spiegato che il volume, «presentato anche in attesa dell’Incontro di Firenze, ci dà modo di avere tutti i dati possibili ma anche delle riflessioni attente su questi fronti e, per questo, è uno strumento prezioso di analisi e di denuncia». In comunione con il Papa che a Lesbo è tornato a chiedere con forza che «non si voltino le spalle alle realtà, finisca il continuo rimbalzo di responsabilità, non si deleghi sempre ad altri la questione migratoria», ha aggiunto Russo, i vescovi italiani hanno più volte denunciato «l’inaccettabile dramma dei migranti», chiedendo una risposta ispirata ai quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Monsignor Russo auspica che «“gli ostacoli verso un noi sempre più grande” possano essere superati attraverso il riconoscimento dell’altro e del valore dell’accoglienza».

Alla presentazione del rapporto è intervenuto anche il presidente della fondazione Migrantes e arcivescovo di Ferrara-Comacchio, Giancarlo Perego, affermando che in Europa «occorre riuscire veramente a rilanciare concretamente la solidarietà tra gli stati per affrontare e non più sottrarsi alla sfida delle migrazioni forzate, smettendola di pensare che lasciare fuori le persone che si dovrebbero proteggere e scaricare l’accoglienza sui paesi con meno risorse e meno diritti possa essere la soluzione».

di Charles de Pechpeyrou