· Città del Vaticano ·

La lotta quotidiana di un vescovo fra plastica, deforestazione e inquinamento

C’erano una volta le foreste vergini delle Salomone

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13 dicembre 2021

È nel centro-sud del Pacifico, nelle Isole Salomone, che presta il suo servizio monsignor Luciano Capelli, salesiano e vescovo da oltre un decennio della diocesi di Gizo, suffraganea della diocesi di Honiara, con circa 130 mila abitanti, di cui 14 mila cattolici. Monsignor Capelli è il terzo pastore di questa diocesi, eretta negli anni ‘60 dall’unione dei vicariati del Nord e del Sud, che comprende sette parrocchie e beneficia del servizio pastorale di dodici preti e una ventina di religiosi.

Si tratta di una Chiesa «ai confini del mondo», come la definisce lui, facente parte della Melanesia, una regione che comprende anche Papua Nuova Guinea, Figi, Vanuatu, Nuova Caledonia e l’arcipelago delle Bismarck. Le Salomone, costituitesi nazione indipendente dal 1978, riuniscono una popolazione di 650 mila abitanti dislocati soprattutto in 200 delle 980 isole che compongono l’arcipelago. Una zona in cui la natura è sempre stata generosa con l’uomo: lo ripara, lo nutre, gli offre sostentamento sia dalla terra che dal mare, ma negli ultimi anni sta soffrendo in modo drammatico le conseguenze dei cambiamenti climatici e del surriscaldamento globale.

Originario della Valtellina, terra di migranti impreziosita da vigneti e coltivazioni di mele, il vescovo Capelli segue la cura pastorale di queste popolazioni con grande attenzione per i giovani, accogliendo i loro sogni e cercando di offrire loro le migliori occasioni di formazione. «I primi missionari — ci racconta — sono arrivati qui nel Settecento ma hanno dovuto rinunciare alla loro opera evangelizzatrice a causa della malaria, che impediva contatti con la gente e altre difficoltà. Sono tornati, poi, soprattutto gli anglicani. Nella mia diocesi la maggior parte della popolazione aderisce alla religione cristiana metodista».

Il vescovo “volante”

«Non eravamo abituati a vedere i bianchi qui — spiega invece padre Jacob Qetobatu, originario delle Salomon e vicario generale della diocesi di Gizo — bianchi, che arrivavano da Europa, Cina e Giappone. C’è voluto del tempo ma alla fine quando le persone hanno iniziato a comprendere il Vangelo sono fiorite le conversioni: prima gli anziani, poi le donne e gli uomini».

Uno dei problemi maggiori della cura pastorale in questo angolo di mondo sono le distanze e l’isolamento, le difficoltà di comunicazione. «A volte — ci confida di nuovo il vescovo Capelli — dobbiamo affrontare traversate di otto ore in barca per giungere a visitare alcune comunità. Purtroppo abbiamo perso molte vite in mare: si parte con il bel tempo ma dopo qualche ora il meteo può cambiare drasticamente. Per muovermi più velocemente utilizzo così un piccolo aereo anfibio che, al massimo, in un’ora e mezza mi porta a poter incontrare tutte le comunità sul territorio. Più di una volta ho pensato di essere al mio ultimo volo ma è sempre andata bene e spero continui così». Nel 2016, l’anno del Giubileo straordinario della Misericordia, il vescovo Luciano, proprio per sopperire a questa grande distanza tra parrocchie, ha ideato una Porta santa “itinerante”: una proposta singolare che riuscisse a diffondere, via mare, un segno tangibile di riconciliazione anche alle comunità più lontane. Ancor oggi ci sono testimonianze ed echi di quella felice intuizione che ha portato frutti concreti di incontro e perdono, in una terra ancora segnata da conflitti tribali e da episodi di violenza domestica o abusi nei confronti delle donne.

Il sogno dell’armonia
con la natura

«Nella biodiversità spezzata delle Salomone — spiega il presule — ritroviamo anche il problema della deforestazione, che ha letteralmente spazzato via tantissime foreste vergini. Il problema più grande è che questi disboscamenti sono a favore di poche persone e a sfavore di tante creature umane. La presenza delle multinazionali, tra l’altro, è indicata come una delle cause principali di questo fenomeno, soprattutto nella nostra diocesi, all’interno della quale c’è la foresta più estesa e anche la più isolata. Passando sopra la boscaglia col mio piccolo aereo vedo tutti questi disastri e le strade che si fanno largo in mezzo alla vegetazione: è un disboscamento scandaloso e il problema più grosso è che nessuno ne parla. Oppure ne parlano però dicono: “‘è tutto legale tutto sotto controllo” mentre in pratica si tratta di corruzione in moltissimi casi».

«Abbiamo ricevuto anche tanti immigrati dalle nazioni circostanti — prosegue —, un fenomeno, quello dell’immigrazione, dovuto invece al riscaldamento dei mari e al fatto che gli abitanti delle isole non trovano più pesce e l’acqua diventa troppo salata. Nella diocesi di Gizo sono presenti anche molti migranti che provengono dalle isole Kiribati: sono bene accolti, c’è una solidarietà fantastica, ma sono comunque persone bisognose di aiuto». Come è noto e come è scritto al paragrafo 25 della Laudato si’ i cambiamenti climatici danno origine a migrazioni anche di specie animali e vegetali che non sempre riescono ad adattarsi al nuovo ambiente, e questo a sua volta ricade sulla popolazione, intaccando soprattutto le risorse produttive dei più poveri, che appunto messi alle strette si vedono obbligati a lasciare le proprie terre con grande incertezza sul futuro della loro vita e dei loro figli. È tragico l'aumento dei migranti che fuggono per la miseria aggravata dal degrado ambientale».

Interventi concreti
ed educazione all’ambiente

Monsignor Capelli ribadisce anche la necessità di interventi concreti, condivisi, per provare ad invertire la rotta e preservare quello che resta di questo paradiso terrestre, ma insiste anche sulla necessità di educare la gente, di sensibilizzarla ai temi dell’ecologia integrale affrontati da Papa Francesco nell’enciclica. «Abbiamo tenuto diversi corsi di formazione sulla Laudato si’ — spiega il presule — e abbiamo puntato soprattutto sul rispetto della natura, delle foreste. Oltre a questa risorsa vegetale c’è anche l’oceano ma purtroppo, per mancanza di educazione ambientale, stiamo distruggendo anche quello! Tutta la plastica che buttiamo, tutti i rifiuti che non smaltiamo correttamente vanno a finire in mare: è una cosa spaventosa e purtroppo mancando la sensibilità in questo ambito, nessuno si impegna seriamente, ma noi come Chiesa stiamo cercando di fare la differenza, quanto meno sensibilizzando la gente sul danno enorme che stiamo provocando a questo paradiso terrestre».

*Cube Radio - Istituto Universitario Salesiano Venezia
e Verona

di Cristiana Noaptes*