· Città del Vaticano ·

Acceso l’albero di Natale e inaugurato il presepe allestiti in piazza San Pietro

Per illuminare la strada al Salvatore

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11 dicembre 2021

La musica e le luci sono state le protagoniste dell’accensione dell’albero di Natale e dell’inaugurazione del presepe allestiti in piazza San Pietro. La tradizionale cerimonia è iniziata venerdì pomeriggio, 10 dicembre, con l’esecuzione dell’inno pontificio, eseguito dalla banda musicale del Corpo della Gendarmeria vaticana, e di quello del Perú, da cui proviene la rappresentazione della Natività. Quest’anno a causa della pioggia, i partecipanti si sono radunati nell’Aula Paolo vi , e si sono collegati in diretta con la piazza.

Tre video hanno fatto rivivere le tradizioni e la cultura della regione di Huancavelica, proponendo canti popolari, il primo dei quali è stato cantato da un gruppo di chierichetti. Nel suo intervento, l’arcivescovo Fernando Vérgez Alzaga, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, ha sottolineato che albero e presepe «vogliono unire razze, culture e lingue diverse per esprimere la chiamata universale alla santità». Ed «Europa e America sono unite dall’omaggio al “Re dei re”», una sorta di «tributo per accogliere il Bambino Gesù». Il presule ha poi evidenziato che in questa edizione della Natività, «gli abitanti di due catene montuose, Dolomiti e Ande, si ritrovano insieme per offrire un omaggio al Principe della pace». E in questo gesto di offerta è contenuto «il desiderio di donare tempo, energie e risorse al Signore». Infatti, il «lavoro degli artigiani andini, come quello dei volontari e degli addetti trentini all’individuazione e al taglio dell’albero, si uniscono per un atto di venerazione e di affetto al Bambino Gesù». L’arcivescovo ha auspicato che «la luce che illuminerà questa porzione di piazza San Pietro» sia «come un faro per attirare l’attenzione di quanti, pellegrini e turisti, passeranno da queste parti». Sarà proprio la luce, infatti, «a favorire l’incontro tra i fedeli e Gesù, tra la rappresentazione della nascita del Bambino circondato da Maria e Giuseppe, e il quotidiano scorrere della vita di ogni uomo e donna che attraversa a volte di fretta le nostre strade».

Da parte sua, il vescovo della diocesi di Huancavelica, monsignor Carlos Alberto Salcedo Ojeda, si è augurato che l’umanità avanzi nella fraternità e nell’amicizia sociale e ha pregato per la tutela del creato. Dopo l’inaugurazione del presepe, la banda della Gendarmeria ha eseguito l’inno italiano per introdurre la località di origine dell’albero: l’altopiano di Andalo, immerso nel parco naturale Adamello Brenta. L’arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, ha sottolineato che Gesù, luce del mondo, insegna che è perfettamente dignitoso il servire, perché è un Dio che al “prendere” sostituisce il “donare”. Il sindaco di Andalo, Alberto Perli, ha poi spiegato che l’abete proviene da una foresta alpina, sostenibile, che si rigenera ogni anno.

Successivamente, suor Raffaella Petrini, segretario generale del Governatorato, ha preso la parola per sottolineare che il presepe e l’albero di Natale, «quali segni di speranza in un momento in cui il mondo intero ancora fatica a superare la sofferenza e l’incertezza provocate dalla pandemia», invitano «a contemplare» la Natività di Gesù e «a metterci spiritualmente in cammino, attratti dall’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo». Come religiosa francescana, ha aggiunto, «non posso non sentirmi particolarmente toccata da questi “segni”», cioè dalla scena del Natale che «proprio san Francesco di Assisi, per primo, volle realizzare a Greccio, per far rivivere alla gente l’emozione e la gioia del mistero dell’Incarnazione». La cerimonia si è conclusa con le note di Tu scendi dalle stelle.