· Città del Vaticano ·

Nuova edizione per «Quell’antico ragazzo» di Lorenzo Mondo

Pavese e la necessità della Beatrice dantesca

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
10 dicembre 2021
di Paolo Mattei «Io sono come pazzo perché ho avuto una grande intuizione — quasi una mirabile visione (naturalmente di stalle, sudori, contadinotti, verderame e letame ecc.) su cui dovrei costruire una modesta Divina Commedia. Ci penso sopra, e tutti i giorni diminuisce la tensione — che alle visioni siano necessarie le Beatrici?». La domanda posta in una lettera indirizzata ad amici nel 1949 da Cesare Pavese si riferisce all’elaborazione de La luna e i falò, il romanzo che in un certo senso rappresenta la mise en abyme dell’intera opera di uno scrittore continuamente interpellato dal mistero della realtà. L’evocazione della Beatrice dantesca è assai significativa, perché il pellegrinaggio oltremondano — la “visione” — dell’autore del poema cui «ha posto mano cielo e terra» ...

Questo contenuto è riservato agli abbonati

paywall-offer
Cara Lettrice, caro Lettore,
la lettura de L'Osservatore Romano in tutte le sue edizioni è riservata agli Abbonati