· Città del Vaticano ·

Guidati dallo Spirito

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10 dicembre 2021

Mentre seguiamo le nostre occupazioni quotidiane negli Stati Uniti e nel mondo, partecipiamo a molte conversazioni con la nostra famiglia, i nostri amici, i nostri colleghi e perfino con estranei. Parliamo e ci ascoltiamo gli uni gli altri in uno scambio di informazioni necessarie per svolgere le nostre attività quotidiane, sia che si tratti di scegliere che cosa mangiare o dove andare, sia che si tratti di decidere che cosa fare quando siamo presenti di persona o virtualmente. Ogni giorno partecipiamo a un necessario scambio di idee per raggiungere un accordo, un’intesa o un qualunque risultato personale o professionale.

Nelle relazioni più sane, al centro di tutto c’è l’ascolto attento. Ascoltare è molto di più che sentire parole, suoni o voci. Il vero ascolto avviene con il cuore quando scegliamo di vederci gli uni gli altri come realmente siamo, ovvero come fratelli e sorelle fatti a immagine di Dio. Tra le tante cose che cerchiamo di fare ogni giorno, ascoltare è una delle attività più importanti e anche più difficili alle quali possiamo dedicarci. Affinché vi siano una riflessione significativa e un dibattito produttivo, l’ascolto implica sempre silenzio. Dobbiamo mettere a tacere i nostri cuori, le nostre opinioni e le nostre voci di modo che possiamo incontrare Gesù ed essere aperti ad ascoltare e ad apprezzare davvero i diversi punti di vista dei nostri fratelli e sorelle. Papa Francesco ha invitato tutti i membri della Chiesa ad ascoltarsi gli uni gli altri e, facendolo, ad ascoltare la voce dello Spirito santo. Ascoltandoci reciprocamente come famiglia di fede, sentiremo la voce dello Spirito santo parlare attraverso le numerose voci nella Chiesa.

Riguardo l’attuale sinodo sulla sinodalità non è la prima volta che noi, come Chiesa, ci impegniamo nell’ascolto. Anche la Chiesa primitiva si è dedicata alla pratica dell’ascolto mentre nel suo seno sentiva la voce di Dio. I documenti preparatori del sinodo ci indicano l’esempio della Chiesa primitiva, così come la troviamo negli Atti degli apostoli. Ci viene ricordato che al concilio di Gerusalemme i cristiani ebrei e i cristiani greci si ascoltavano gli uni gli altri. Non solo ascoltavano, ma pregavano anche insieme e discutevano le questioni dinanzi alla comunità. Quello scambio di preghiera, discussione e ascolto ha fatto crescere il numero dei cristiani perché quell’interscambio era diretto al cuore dei fedeli. Oggi, mentre il mondo lentamente emerge dalla pandemia di covid-19, viviamo un momento simile. Intanto che, dopo questo lungo periodo di isolamento, cerchiamo di riaprire le porte delle nostre chiese nell’arcidiocesi cattolica romana di Washington e negli Stati Uniti e, cosa ancora più importante, le porte dei nostri cuori, la pandemia ci mostra ancora una volta quanto siamo interconnessi. Speriamo di essere cresciuti nella nostra consapevolezza di quanto dobbiamo lavorare insieme e fare affidamento gli uni sugli altri per vincere le sfide che occorre affrontare. Nessuno può andare in battaglia da solo. Questa pandemia globale ci ha fatto comprendere che ciò che una persona fa o non fa ci riguarda tutti: vaccino, mascherina e distanziamento sociale. Insieme possiamo andare oltre quello che ci sfida, per il bene comune del popolo di Dio. Così come la Chiesa primitiva ha affrontato molte sfide e tuttavia è cresciuta perché i primi cristiani pregavano, ascoltavano, dialogavano gli uni con gli altri, anche noi, nella Chiesa attuale, dobbiamo rispondere alle nostre sfide. Anche in una pandemia globale possiamo crescere vivendo, pregando e amandoci gli uni gli altri.

Per mezzo di questo processo sinodale Papa Francesco ci sta dicendo che potremo diventare la Chiesa unita che siamo chiamati a essere solo se staremo insieme nel mutuo rispetto e nell’affetto reciproco autentico, nonché aprendoci profondamente al santo Spirito di Dio. Sotto molti aspetti è questa la grande sfida del processo sinodale: coltivare e affidarsi all’azione dello Spirito santo, che è sempre presente nella Chiesa. Questo processo sinodale intende impegnare l’intera Chiesa in un tempo che evidenzi la nostra missione evangelizzatrice di proclamare il Vangelo di Gesù Cristo. Dobbiamo entrare in questo processo sinodale insieme, in comunione gli uni con gli altri. Le divisioni non devono allontanarci, ma, anzi, ogni membro della Chiesa deve sentire e conoscere il cordiale invito a impegnarsi in questo processo. Dobbiamo essere ispirati a parlare onestamente gli uni con gli altri. Ciò comprende l’ascolto sincero delle voci che sfidano o confondono. Non dobbiamo avere paura di ascoltare le voci di quanti si sentono lontani dalla Chiesa o di quanti sono frustrati o scandalizzati dalle nostre mancanze e dai peccati del passato. Questo processo sinodale non significa modellare una nuova Chiesa o proclamare una nuova dottrina; piuttosto, attraverso questo processo sinodale chiediamo allo Spirito santo di guidarci verso un nuovo futuro che Lui governa e che offre a ciascuno di noi.

Dal parlarsi e ascoltarsi reciprocamente giungerà la saggezza del santo Spirito di Dio. Questa saggezza, inoltre, sarà la luce che ci trascinerà in un futuro più luminoso gli uni con gli altri. Camminiamo insieme verso quel futuro che lo Spirito santo risveglierà e assicurerà alla Chiesa! Camminiamo insieme con tutta la nostra storia intatta, con speranza e con grande fiducia nel fatto che lo Spirito santo, che ha parlato ai primi cristiani, oggi parlerà a noi!

*Cardinale arcivescovo
di Washington

di Wilton Daniel Gregory *