· Città del Vaticano ·

«Ha toccato il cuore di tutti»

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07 dicembre 2021

Il Papa ha lasciato la Grecia consegnando ai giovani cattolici del Paese l’importante mandato di sognare la fraternità, di andare avanti, verso gli altri. Un incarico prezioso, che in molti sono pronti ad assumersi, soprattutto di fronte alla necessità di essere sempre più vicini ai “fratelli ortodossi”. Alexandros Osana è di padre iracheno, riparato in Grecia oltre 30 anni fa, e di madre greca, entrambi cattolici. Dopo gli studi compiuti a Milano è rientrato ad Atene per mettere al servizio del suo Paese le sue capacità e la sua preparazione. Crede molto nel dialogo e nello sviluppo delle relazioni con gli ortodossi, soprattutto dopo la visita di Francesco. «La vicinanza e la convivenza possono esserci solo se ci si conosce bene — spiega — e credo che il Papa abbia, con le sue parole, espresso le intenzioni di noi greci cattolici: quella di essere vicino ai nostri fratelli, di pregare insieme e di sentirci cristiani, prima ancora che cattolici e ortodossi».

Il coraggio dei leader religiosi,
«fratelli sotto la Croce»

Per Alex è necessario seguire il coraggio dimostrato da leader religiosi come Papa Francesco, come l’arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, Ieronymos ii , così come del Patriarca Bartolomeo i , un coraggio che porta a guardare «la storia negli occhi», a capire che, come detto dal Papa, «siamo fratelli sotto la Croce».

Sin da piccoli i cattolici di Grecia sono stati abituati ad essere minoranza, che per Alex ha significato vivere accanto a persone che, soprattutto nel passato, non comprendevano cosa significasse essere cattolico. «Pensavano che fosse una religione diversa. In molti ci dicono: siete cattolici, quindi non siete cristiani. Quindi, la prima cosa da fare è capirsi bene, spiegare che siamo entrambi cristiani, l’uno ortodosso, l’altro cattolico, una prospettiva diversa della stessa cosa». Alex inoltre ritiene che l’essere minoranza abbia fornito un’altra opportunità: quella di aver avuto «un catechismo più forte», proprio in quanto Chiesa piccola, e di aver avuto la possibilità «di studiare e capire il Paese, la Chiesa ortodossa, quella cattolica, di poterne comprendere le differenze, e quindi di poter portare il messaggio dell’ecumenismo ai fratelli ortodossi». Non sempre ciò è stato facile in passato, ammette Alex, però ora questo messaggio è stato portato ufficialmente anche dal Papa.

Migranti,
ognuno faccia la sua parte 

A colpire Alex sono state anche le azioni, e non soltanto le parole, di Francesco nei confronti dei profughi in Grecia. «Viviamo una quotidianità dove persone in sofferenza partono dal loro Paese alla ricerca di un futuro che possa assicurare le cose fondamentali per vivere, come ha fatto mio padre quando è venuto in Grecia». E il messaggio importante di Francesco all’Europa tutta, e non soltanto ai cattolici, è quello di «non dimenticare i profughi, come Unione europea, e di fare tutti la propria parte».

Il messaggio del Papa per tutti 

La visita di Francesco, conclude Alex, «ha toccato i cuori di tante persone in Grecia», di tanti ortodossi che «hanno visto questa visita come quella di una persona con l’etica molto elevata, con un messaggio di pace, con un messaggio di ecumenismo, con un messaggio di collaborazione e di fraternità. Questa opportunità, la visita di Francesco, è stata una benedizione di Dio».

di Francesca Sabatinelli