· Città del Vaticano ·

Ripartire da uno sguardo nuovo

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06 dicembre 2021

«Vi prego, fermiamo questo naufragio di civiltà!» Il Papa lo ha detto con forza domenica mattina, a Lesbo, nel cuore del Mediterraneo, «questo grande bacino d’acqua, culla di tante civiltà» che ora assomiglia di più a uno «specchio di morte». «Non lasciamo che il mare nostrum si tramuti in un desolante mare mortuum, che questo luogo di incontro diventi teatro di scontro». Lo scontro è innanzitutto tra le idee, le ideologie, e la realtà. Il Papa ribadisce con forza a Lesbo — nel centro di identificazione costruito dopo l’incendio del campo di Moira da lui visitato nel 2016 — che la realtà è superiore all’idea e quindi lo sforzo da fare è quello di accogliere la realtà, fare i conti con essa e avere fiducia che nella realtà così com’è, nella sua concretezza, si può e si deve lavorare, facendolo insieme, per migliorare le condizioni di vita del mondo, perché questa crisi riguarda il mondo intero. E se qualcosa, lavorando insieme, si incomincia a fare a livello mondiale per quanto riguarda le vaccinazioni, e anche sulle questione climatiche e ambientali, purtroppo bisogna riconoscere che «tutto sembra latitare terribilmente per quanto riguarda la migrazioni».

Le idee infatti, sganciate e sovrapposte alla realtà finiscono per impazzire e scontrarsi frontalmente l’una contro l’altra: «In diverse società — ha sottolineato Francesco — si stanno opponendo in modo ideologico sicurezza e solidarietà, locale e universale, tradizione e apertura. Piuttosto che parteggiare sulle idee, può essere d’aiuto partire dalla realtà: fermarsi, dilatare lo sguardo». È una questione di sguardo, quindi, il Papa lo ha ripetuto più volte nei suoi discorsi in Grecia.

Interessante è osservare che la parola “idea” viene dalla radice “id” che nella lingua greca indica proprio il “vedere”, ma, inquietante paradosso, è proprio a causa delle idee, o meglio dell’abuso eccessivo che se ne fa, trasformandole in ideologie, che si finisce per non vedere più la realtà. Da quella stessa radice infatti proviene anche “idolo”, che è proprio ciò che si vede e copre la verità sottostante, quell’essenziale, direbbe Saint-Exupery, che è invisibile agli occhi. Idolatria e ideologia finiscono inevitabilmente per coincidere. Se il problema è nella nostra capacità di vedere la risposta non risiede però nell’accecarsi (è questo che fa l’idolo: abbaglia e anestetizza) ma, al contrario, sta nel “dilatare”, nel vedere di più, meglio, cambiare lo sguardo. Ripartire da uno sguardo fresco, ampio e libero sulla realtà, uno sguardo da bambino. «Sono qui — ha detto il Papa appena sbarcato a Lesbo — per vedere i vostri volti, per guardarvi negli occhi» e poi ha specificato che «se vogliamo ripartire, guardiamo i volti dei bambini. Troviamo il coraggio di vergognarci davanti a loro, che sono innocenti e sono il nostro futuro». Non è facile guardare negli occhi, non è facile “sostenere” lo sguardo, ma è proprio questo che Francesco chiede all’Occidente: «Sorelle, fratelli, i vostri occhi ci chiedono di non girarci dall’altra parte, di non rinnegare l’umanità che ci accomuna, di fare nostre le vostre storie e di non dimenticare i vostri drammi». Ma i destinatari di questo grido sembrano invece distratti, tentati di dimenticare, e il Papa lo ha voluto dire proprio in Grecia che è «la memoria d’Europa», come l’ha definita, così come il Mediterraneo è «il mare dei ricordi» che non può diventare «il mare della dimenticanza».

Uno sguardo aperto e onesto è quindi necessario ma, di più dice il Papa, uno “sguardo spirituale”. Che è quello che ha avuto Paolo quando arriva proprio ad Atene e va incontro, con fiducia, alla realtà che trova nella capitale spirituale e culturale del suo tempo. Con fiducia e con accoglienza ha detto il Papa parlando sabato pomeriggio nella chiesa dedicata a San Dionigi (chiamato l’Aeropagita proprio perché si convertì alla fede cristiana ascoltando il celebre discorso all’Aeropago): «Paolo accoglie il desiderio di Dio nascosto nel cuore di quelle persone e con gentilezza vuole donare loro lo stupore della fede. Il suo stile non è impositivo, ma propositivo».

Lo stupore della fede, su questo tema il Papa è tornato questa mattina parlando con i giovani e parlando del “thaumàzein”, lo stupirsi che è considerato (da Platone e Aristotele tra gli altri), come l’inizio, «la scintilla» ha detto il Papa, della filosofia. «Ma lo stupore non è solo l’inizio della filosofia, è anche l’inizio della nostra fede […] il cuore della fede non è un’idea o una morale, ma una realtà bellissima che non dipende da noi e che lascia a bocca aperta: siamo figli di Dio! Figli amati». Non è da una grande idea che nasce il cristianesimo, come afferma Benedetto xvi nell’incipit della Deus Caritas est, ma da un incontro, qualcosa che è reale, concreto, e squaderna le nostre idee, i nostri schemi e giudizi sulla realtà. Lo stupore è il vero antidoto all’ideologia, perché dilata lo sguardo e sostituisce la logica illusoria dell’autosufficienza con quella del dono e della gratuità, unica via rimasta per uscire dal naufragio.

di Andrea Monda