· Città del Vaticano ·

Il saluto del patriarca Pizzaballa

Nelle periferie del Mediterraneo

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04 dicembre 2021

In questo «pellegrinaggio nelle periferie del Mediterraneo» Francesco ha abbracciato «la realtà dolorosa e difficile — che esiste a Cipro e nella quale simbolicamente si presentano i drammi che il Mediterraneo vive quotidianamente — delle migliaia di famiglie di rifugiati e migranti, provenienti dalle diverse parti del mondo, soprattutto dal Medio Oriente martoriato su cui si affaccia la nostra isola». Non ha fatto ricorso a giri di parole il patriarca di Gerusalemme dei latini, Pierbattista Piazzaballa, presentando al Papa i contenuti e le prospettive dell’incontro di preghiera con i migranti.

«Cipro, prima fra le isole del Mediterraneo, sperimenta il dramma di migliaia di migranti, in fuga da guerra e miseria e che qui si fermano, senza vie di uscita, senza chiare prospettive per il loro futuro» ha detto. Ed «è una realtà di cui non si parla, se non in qualche momento particolarmente drammatico; è nascosta agli occhi della maggioranza della popolazione. Ma per quanto la si voglia tacere, essa balza agli occhi di chiunque sia attento a quanto accade attorno a sé».

«Il dramma di queste persone, che non sono invisibili, ci ricorda — ha insistito il patriarca — che il fenomeno delle migrazioni è globale e richiede risposte globali». La storia poi, ha aggiunto, «ci insegna che erigere barriere non è mai la soluzione, perché rappresentano la paura e cancellano ogni promessa di futuro, evidenziano la nostra mancanza di visione. I Paesi del primo mondo non possono ignorare che il futuro dell’Europa si decide nel Mediterraneo, dove non passano solo le fonti di energia e di ricchezza, ma anche persone e popolazioni con le quali ci si dovrà confrontare e senza le quali non ci sarà né sviluppo né futuro».

«I nostri modelli sociali, economici e di sviluppo richiedono un ripensamento» ha fatto presente il patriarca, perché «producono ricchezza per alcuni e povertà per molti, inquinamento sempre più problematico e migrazione di migliaia di persone, con enormi drammi che non fanno notizia». La missione della Chiesa, ha concluso ringraziando quanti operano nell’accoglienza, è «dare ascolto alla voce di queste persone, dare loro un volto e un nome: ridare dignità e identità a persone che forse molti preferirebbero non vedere né incontrare, ma che esistono, sono reali e attendono la nostra risposta. Non possiamo ignorare. Non possiamo tacere».