· Città del Vaticano ·

Dalla parte degli ultimi e degli esclusi

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03 dicembre 2021

«Sentiamo in questo momento l’eco della presenza millenaria dei maroniti nell’isola» ha detto il cardinale patriarca di Antiochia dei maroniti, Béchara Boutros Raï, nel saluto a Papa Francesco durante l’incontro nella cattedrale di Nostra Signora delle Grazie a Nicosia. Il patriarca ha ricordato che l’inizio della migrazione dal Libano risale all’ottavo secolo, ben prima dell’arrivo dei crociati nel 1192. Nel tredicesimo secolo, ha detto, i maroniti erano 80.000, ripartiti in 60 villaggi che poi nel 1508, sotto l’impero ottomano, si ridussero a 39 per diverse difficoltà. Attualmente, dopo gli avvenimenti del 1974 e la divisione dell’isola, il numero delle persone arriva a 7.000 circa e quello delle parrocchie a dieci.

Successivamente, due religiose hanno offerto la loro testimonianza al Papa. Suor Antonia Piripitsi, delle francescane missionarie del Sacro cuore, ha parlato della realtà delle tre scuole cattoliche presenti e attive a Cipro. Esse sono un «luogo d’incontro veramente ecumenico, senza alcuna discriminazione», dove si costruiscono «ponti, dove gli alunni imparano a rispettare l’un l’altro nella sua diversità, ad amarsi, ad aiutarsi, a dialogare», a collaborare insieme per costruire «un futuro migliore, un futuro dove tutti possano vivere da fratelli e sorelle, senza distinzione di razza, cultura, religione o lingua». La consacrata ha fatto notare che due scuole, il Terra Santa College e la Scuola Santa Maria, sono aperte a ragazzi e ragazze di tutte le etnie, mentalità, culture e religioni.

Suor Perpetua Nyein Nyein Loo, giuseppina, ha presentato i quattro istituti femminili di vita consacrata presenti a Cipro: le Missionarie francescane del Sacro Cuore, le sue consorelle di San Giuseppe dell’Apparizione, le suore dello Sri Lanka dell’Aiuto perpetuo e le suore Antonine maronite. Attualmente, le consacrate sono impegnate in una serie di attività pastorali, educative e caritative.

In particolare, ha detto la religiosa, gran parte del lavoro consiste nel difendere i diritti umani fondamentali dei bisognosi e dei lavoratori migranti, che spesso devono sopportare il peso di debiti sproporzionati, nonché un trattamento duro e ingiusto, compresi salari non pagati, orari di lavoro eccessivamente lunghi, abusi verbali e fisici e altre forme di discriminazione.