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Religio Speciale - In cammino sulle vie del mondo

Il viaggio di Papa Francesco
a Cipro e in Grecia

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01 dicembre 2021

Intervista al patriarca Pizzaballa

Al confine tra Europa e Asia


Ad accogliere Papa Francesco al suo arrivo a Cipro giovedì sarà il patriarca di Gerusalemme dei latini Pierbattista Pizzaballa, nella cui giurisdizione canonica ricade anche la Chiesa latina di Cipro. In una mattinata quasi ancora estiva di Gerusalemme Pizzaballa ci accoglie nel palazzo del Patriarcato nella città vecchia di Gerusalemme, mentre fervono, tra i suoi collaboratori, i preparativi per l’arrivo del Pontefice.

«A Cipro — spiega — c’è, in piccolo, un po’ tutto quello che caratterizza la diocesi di Gerusalemme: una Chiesa che sconta divisioni territoriali, politiche e anche religiose, conflitti, migrazioni, e soprattutto il suo essere minoranza; ma una minoranza che sa, e vuole, essere sale per la sua terra, nello spirito di Fratelli tutti. Al confine tra Asia ed Europa, Cipro coagula tante criticità: non solo la divisione territoriale che permane ormai dal 1974, e la più recente ondata di immigrazioni, ma anche l’essere punto sensibile delle problematiche relative agli approvvigionamenti energetici, e da ultimo la vicinanza geografica alla disastrosa situazione del Libano. Purtroppo anche l’esistenza di un muro di divisione accomuna Cipro a Gerusalemme. Una Chiesa, dicevamo, piccola minoranza, ma che vede comunque le sue chiese strapiene, al 90% di immigrati, che provengono dalle Filippine, dal sud est asiatico, ma anche dal Medio Oriente, dall’Africa e dall’America latina. Quindi possiamo dire che da tutti questi punti di vista Cipro ha tutte le caratteristiche proprie della diocesi di Gerusalemme, ma è anche, al tempo stesso, una finestra aperta sull’Occidente. Cipro aderisce all’Unione europea e, pur nella divisione territoriale, anche i turco-ciprioti sono considerati cittadini europei».

Insomma una situazione complessa. D’altronde sono proprio le situazioni complesse quelle che Papa Francesco sembra preferire nella scelta dei suoi viaggi.

Sì. Ma vorrei dire che ci sono anche degli aspetti estremamente positivi, che vanno valorizzati. Per esempio il rapporto con le Chiese ortodosse è un rapporto molto buono. Credo sia l’unico posto al mondo dove gli ortodossi mettono le loro chiese a disposizione dei cattolici latini per lo svolgimento delle nostre liturgie. Questo avviene ad esempio nella chiesa di Paphos, inserita nel parco archeologico dove si trova, secondo la tradizione, la colonna su cui fu flagellato Saulo di Tarso per ordine del governatore romano Sergio Paolo, poi convertitosi al cristianesimo. Non c’è quella concorrenza, quella gelosia, che si può riscontrare altrove nei rapporti tra le confessioni cristiane. Le tre parrocchie guidate dai miei confratelli francescani svolgono un grande lavoro, soprattutto sul fronte della carità. Anche i rapporti con le istituzioni statali sono molto buone. Perciò dal punto di vista ecclesiale si può considerare quello di Cipro come un piccolo laboratorio, nel senso che hanno le medesime modalità e criticità che abbiamo a Gerusalemme, ma possono affrontarle con uno spirito diverso, più positivo, meno drammatico, meno teso.

E le relazioni col mondo islamico?

Direi che sono buone relazioni. Questo anche perché, a differenza dei fratelli greco-ortodossi, noi cattolici latini non siamo percepiti come parte del sistema politico istituzionale. Nella parte turca c’è qualche complicazione in più. Lì abbiamo una sola chiesa aperta al culto, frequentata soprattutto da immigrati africani.

È lei ad avere ufficialmente invitato, e lei accoglierà Papa Francesco a Cipro. Cosa si attende da questa visita?

Come dicevamo prima, è una situazione complessa e anche qui con una Chiesa che è piccola minoranza. Come è stato nello storico viaggio in Iraq, Papa Francesco saprà levare con creatività la sua voce verso tutti gli uomini di buona volontà, indifferentemente dalle loro appartenenze, nel senso dell’accoglienza, della pace, dell’abbraccio fraterno. Papa Francesco ci indica che questa è la strada attraverso cui la Chiesa, anche quando sembra contare poco, sa essere profezia in questo terzo millennio.

di Roberto Cetera


A colloquio con l'arcivescovo di Atene

Guarire la globalizzazione dell'egoismo


«Siamo chiamati a promuovere un’autentica unità e fratellanza come antidoto alla globalizzazione dell’indifferenza. Il compito di tutti i cristiani è quello di proporre una fede che guarisca la globalizzazione dell’egoismo offrendo solidarietà a tutti anche nell’affrontare le emergenze sociali e morali che assediano il mondo».

Nelle parole dell’arcivescovo di Atene e amministratore apostolico «ad nutum Sanctae Sedis» di Rodi, monsignor Theodoros Kontidis, c’è tutto il senso e il significato del 35° viaggio di Papa Francesco, che guarda al Medio Oriente e ai Paesi che si affacciano sul “Mare Nostrum”, ma che si rivolge anche all’Occidente. Per il presule gesuita, il viaggio di Papa Francesco e la sua presenza in Grecia  rappresentano «un evento storico, ecumenico e politico di grande importanza».

Alla viglia dell’arrivo del Papa, quanta attenzione c’è da parte dell’opinione pubblica?

L’autorità morale di Francesco ha raggiunto anche la Grecia e in generale c’è  interesse per la sua persona e il suo magistero. Il Papa  è noto per la sua sensibilità verso i poveri e per la sua semplicità evangelica. I media raramente danno risalto a notizie o informazioni provenienti dalla Chiesa cattolica. » volte lo fanno per evidenziare scandali o notizie molto superficiali riguardanti la Chiesa. Questa visita, invece, viene presentata come una grande opportunità per mostrare un volto diverso della Grecia, e i giovani, per esempio, considerano un onore per il loro Paese poter accogliere il Papa. Ovviamente, in alcuni ambienti, c’è anche una certa indifferenza e talvolta una vera e propria diffidenza. Tra il cattolicesimo e l’identità greca si frappongono alcuni pregiudizi secolari. Ci sono minoranze che fanno della questione dell’identità e della difesa delle tradizioni un vero e proprio muro contro il dialogo e la comprensione reciproca. Ci sono gruppi di questo tipo in ogni Paese. 

Ci sono voci contrarie?

Siamo molto lontani dal clima della vigilia del viaggio di Giovanni Paolo ii , vent’anni fa. Allora bastò un giorno a Wojtyła per ribaltare il clima creato e sciogliere i nodi della paura e la criticità di certi settori. Oggi le voci discordanti sono molto minoritarie, direi insignificanti. E la Chiesa ortodossa, la sua gerarchia deve tener conto delle diverse sensibilità.

Qual è l’importanza e il significato di questo viaggio per il paese?

La Grecia è un luogo dove si intrecciano tante questioni forti per il mondo di oggi, ma direi anche per la Chiesa universale. Direi che questa visita è un passo importante verso il mondo ortodosso, un avvicinamento, perché nel mondo e in particolare nel mondo occidentale ci sono molte sfide per la Chiesa. Uniti agli ortodossi, la testimonianza cristiana diventa più forte e più profonda. La tradizione ortodossa e le Chiese ortodosse resistono meglio alla corrente della secolarizzazione. Gli ortodossi hanno un grande rispetto per le loro tradizioni spirituali. Anche coloro che non sono vicini alla Chiesa si riconoscono nella tradizione spirituale del paese o della loro comunità. Di fronte alla sfida della secolarizzazione, l’ortodossia è un alleato per i cattolici. E per la Grecia, la presenza del Papa è senza dubbio una finestra che si apre al mondo. Per la comunità cattolica, la presenza del papa deve essere vista come un appello alla fede in Cristo e al Vangelo. E allo stesso tempo un’opportunità per una maggiore unità nella fede e nella Chiesa cattolica universale. Come piccola comunità ci sentiamo a volte isolati. Il Papa ci unisce alla Chiesa universale.

Voi siete una Chiesa minoritaria in mezzo a una maggioranza ortodossa: come vivete questa condizione?

Effettivamente i greci cattolici rappresentano meno dell’1% della popolazione del Paese, ma la Chiesa cattolica sta davvero cambiando volto velocemente. Per noi cattolici, il Papa è fondamento dell’unità e dell’universalità della Chiesa, aldilà delle frontiere nazionali, razziali e ideologiche. Nella Chiesa ortodossa le linee delle frontiere nazionali indicano appartenenza.  Questa è una delle grandi differenze tra cattolici e ortodossi. L’ortodossia si compone di chiese nazionali. Per noi cattolici la Chiesa è universale.

di Silvina Pérez