· Città del Vaticano ·

Movimenti Femminili

Il coraggio di utilizzare
la ricchezza delle donne

(foto da lei fornita)
05 febbraio 2022

María Lía Zervino, Unione delle organizzazioni cattoliche  


I grandi movimenti femminili di fede organizzati oggi esistenti risalgono all’inizio del xx secolo. Nel 1910 fu fondata la World Union of Catholic Women’s Organisations (Wucwo, in italiano Umofc); nel 1912 l’International Council of Jewish Women (Icjw) e nel 1921 The Grail, movimento femminile ecumenico e internazionale. In prima linea c’erano donne visionarie che unirono organizzazioni di diversi paesi per avere un peso nello scenario internazionale. Oggi la Umofc ha rappresentanti internazionali presso la Fao, l’Unesco, l’Ecosoc, il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu e il Consiglio d’Europa.

Attualmente ci sono altri movimenti di donne cattoliche, ma uno solo è stato riconosciuto dalla Santa Sede come associazione pubblica internazionale di fedeli, l’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, la Umofc appunto.

È curioso che sia toccato proprio a me servire come presidente di questa organizzazione durante il pontificato di Papa Francesco, essendo anch’io argentina e di Buenos Aires come lui. Io sono nata in una famiglia cattolica profondamente radicata in Argentina, sono stata battezzata alla vigilia dell’Immacolata Concezione e da allora Maria segna i miei passi.

Ho avuto però un’adolescenza difficile durante la quale quasi tutto ciò che mi avevano inculcato i miei genitori è crollato. Ho riconquistato la fede nei primi anni di università.

La mia vita è stata segnata da un evento fondamentale: la chiamata alla consacrazione. Sì, mi sono innamorata di Gesù Cristo e, cosa ancor più sorprendente per me, mi sono resa conto che Lui si era innamorato di me. È accaduto in un’epoca un po’ turbolenta per la Chiesa, quella del post-concilio, agli inizi degli anni Settanta. C’erano più “uscite” che “entrate” nella vita religiosa e nel sacerdozio.

Il mio posto nel mondo e nella Chiesa oggi è l’Istituzione Servidoras, un’associazione di vergini consacrate fondata nel 1952 da un sacerdote argentino, oggi servo di Dio, Luis María Etcheverry Boneo, in stretta collaborazione con la sua discepola Lila Blanca Archideo.

Nelle Servidoras la mia vita ha acquistato senso. Ho scoperto la bellezza di una famiglia di donne chiamate a vivere solo e subito per Gesù Cristo. Il nostro servizio alla Chiesa si fonda sullo sviluppo pieno del carattere sacerdotale impresso dal battesimo e dalla cresima. È una vocazione essenzialmente diaconale, che cerca, attraverso la sacramentalizzazione delle donne di Instaurare omnia in Christo, rinnovare ogni cosa in Cristo, con la mano di Maria.

Ancorata a questo carisma, mi si sono aperti dinanzi vari cammini pastorali, soprattutto nelle diocesi del Mar de la Plata: l’animazione di una comunità parrocchiale di una zona rurale disagiata (catechesi, paraliturgia e persino battesimi e responsi quando necessario) la pastorale universitaria e l’evangelizzazione dei giovani, la formazione di agenti pastorali e altro ancora.

E pian piano si sono intrecciate le tematiche donna, giustizia e comunicazione.

Poco tempo fa ho scritto una lettera aperta a Papa Francesco con la quale l’ho ringraziato per aver sanato le piaghe aperte della Chiesa, le atrocità degli abusi e le schiavitù moderne, insieme alle violazioni della dignità della donna. E anche per aver risposto alla richiesta «Francesco va e ripara la mia Chiesa» come il santo di Assisi, per averci offerto un orientamento con Evangelii gaudium, per averci insegnato ad ascoltare il grido dei poveri e del pianeta con Laudato si’, per averci indicato il cammino di fratellanza per tutta l’umanità in Fratelli tutti, e per la sua passione per le famiglie, specialmente quelle più bisognose, in Amoris laetitia.

Tuttavia, servendo in un movimento femminile, sento che, sebbene il Papa abbia nominato donne in posti chiave della Curia Romana, ancora non sono stati compiuti sufficienti passi avanti nell’attingere alla ricchezza femminile. Ci sono donne idonee a presiedere tribunali della famiglia, gruppi di formatori dei seminari e ministeri (dell’ascolto, della direzione spirituale, della cura del pianeta, della difesa dei diritti umani e altri ancora). Spero, insieme a tante altre dei movimenti femminili nella Chiesa, che questo si superi presto. Io credo nella direzione intrapresa da questo Papa.

Con questo sinodo sulla sinodalità, ad esempio, un’aria nuova proviene dall’America Latina. Lo dimostra il fatto che, accogliendo il suggerimento del Pontefice, i vescovi della regione non hanno convocato un’assemblea di vescovi come quelle storiche di Medellín nel 1968, Puebla nel 1979 o Aparecida nel 2007, ma un’assemblea ecclesiale del Popolo di Dio, dove siamo stati tutti invitati per essere ascoltati.

Abbiamo ricevuto migliaia di testimonianze commoventi, sia della sofferenza e discriminazione delle donne latinoamericane, sia delle loro esperienze per superare l'emergenza Covid-19. La pandemia ha approfondito i drammi preesistenti e la resilienza delle donne, delle loro famiglie e dei loro popoli. Confido in questo Papa, che oltre a scagliarsi contro gli atteggiamenti maschilisti e clericalisti, ha detto a 60 vescovi latinoamericani a Bogotà: «La speranza ha il volto di una donna».

Ma c’è ancora un divario a livello internazionale e locale tra le donne e la Chiesa che bisogna colmare. A tal fine è imprescindibile che, come madre, la Chiesa si faccia eco delle situazioni di vulnerabilità che tante donne vivono attualmente e della loro forza. Ed è per questo che noi dell’Umofc abbiamo creato l’ Osservatorio mondiale delle donne.

L'analisi dei movimenti femminili oggi è complessa, si oscilla in un arco di posizioni diverse che, in un certo senso, riflettono ciò che accade in tutta la Chiesa.

Da una parte stanno i gruppi che, nostalgici del magistero pontificio di qualche tempo fa, si avvicinano a un fondamentalismo religioso che non rispetta la libertà altrui e alimenta forme di intolleranza, nell’attesa che la Chiesa si imponga usando il suo potere. Al polo opposto, c'è chi aspira, ritengo erroneamente, a una Chiesa democratica, dove la quota delle donne in posizioni di potere è pari a quella degli uomini, in cui sono inclusi i cosiddetti diritti sessuali e riproduttivi delle donne (espressione che di solito nasconde l'ideologia del genere e dell'aborto in situazioni estreme) e il sacerdozio femminile. Generalmente, questi movimenti sono d'élite e contano su un potere economico che permette manifestare pubblicamente.

Penso di poter affermare che il sensus fidei della maggioranza delle donne cattoliche non si trovi in questi estremi né faccia parte di una élite. Ma è evidente che sono d'accordo sull'urgenza che le donne entrino a far parte delle équipe ecclesiali, a tutti i livelli, dove si prendono le decisioni. Le donne hanno "sete di partecipazione".

I circa otto milioni di donne della Umofc, presenti in tutti i continenti, costituiscono, da un lato, un osservatorio esistenziale delle donne nel mondo, dall’altro, una forza di rinnovamento dalla base che, in corresponsabilità con gli uomini e con un grande amore per la Chiesa, può collaborare efficacemente alla cultura della cura che Francesco sogna per “la” Chiesa, che “è donna”, e che per questo esige un’evangelizzazione dai tratti femminili.

di María Lía Zervino


María Lía Zervino
, è una sociologa argentina, laica, appartenente alla Associazione di Vergini Consacrate Servidoras. Nata a Buenos Aires, sessanta anni, è  presidente dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, l’unico movimento di cattoliche riconosciuto dalla Santa Sede come associazione pubblica internazionale di fedeli,  una rete estesa  che rappresenta 8 milioni di donne  in  tutti i continenti. Una voce importante, attenta alle questioni che animano il dibattito delle donne nella Chiesa e interreligioso.  Un anno fa, per l’ anniversario del  pontificato, ha scritto un’appassionata lettera aperta a Papa Francesco in cui  chiedeva un passo in più per quanto riguarda il ruolo delle donne nella Chiesa. «Come donna mi sento in credito. Lei combatte contro il maschilismo e il clericalismo, tuttavia penso che non sono stati fatti progressi sufficienti per trarre vantaggio della ricchezza delle donne che costituiscono gran parte del Popolo di Dio».