· Città del Vaticano ·

Missionario compagno di Paolo e primo evangelizzatore dell’isola di Cipro

Sulle tracce di san Barnaba il “figlio dell’esortazione”

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29 novembre 2021

A Cipro vanno gli amanti della mitologia per ricordare la nascita dal mare di Venere, la dea della bellezza, vi si recano gli amanti di storia dell’arte antica per ammirare impareggiabili mosaici e monumenti unici lasciati in millenni da civiltà e culture diverse, vi giungono in pellegrinaggio i cristiani sulle tracce di san Paolo e del suo compagno missionario san Barnaba, come ora fa Papa Francesco. Lo esprime efficacemente il logo del suo pellegrinaggio: sullo sfondo è riprodotta la carta geografica dell’isola e sulla sinistra è delineato il volto del Papa che volge lo sguardo a san Barnaba, celeste patrono di Cipro. Vi fa riferimento anche il motto «ispirato al nome dell’apostolo Barnaba — che può significare “figlio dell’esortazione” o “della consolazione” (cfr. Atti degli Apostoli 4, 36) — suggerisce l’importanza del conforto e dell’incoraggiamento reciproco, dimensioni essenziali per il dialogo, l’incontro e l’accoglienza, e caratteri salienti della vita e della storia dell’isola» («L’Osservatore Romano» 5 novembre 2021).

È conosciuto bene questo uomo «virtuoso… e pieno di Spirito Santo e di fede» (Atti 11, 24), «profeta e maestro» (Atti 13, 1), secondo il racconto degli Atti degli Apostoli che di lui forniscono anche molte altre informazioni nominandolo ben 23 volte. Di Barnaba si parla pure più volte in altri libri del Nuovo Testamento (cfr. 1 Cor 9, 6; Gal 2, 1.9.13; Col 4, 10). Sappiamo così che era originario di Cipro e apparteneva a una famiglia di stirpe levitica e si era unito presto alla comunità cristiana. Il nome Giuseppe gli era stato cambiato dagli apostoli con il soprannome «Barnaba, che significa figlio dell’esortazione» (At 4, 36). Diversamente dai coniugi Anania e Saffira, egli vendette il campo che possedeva e ne dette il ricavato agli apostoli, risultando esempio di quella comunione di beni materiali e spirituali vissuta nella comunità delle origini (cfr. At 4, 32-36).

Giudeo della diaspora Barnaba risiede a Gerusalemme, ma non fa parte del gruppo dirigente degli «ellenisti». Dopo la persecuzione scatenata contro costoro nella città santa che diventa occasione provvidenziale per la diffusione della Parola anche tra i gentili o non ebrei, per iniziativa degli apostoli, Barnaba fu inviato alla «Chiesa di Antiochia» (Atti 11, 22). Qui egli «vide la grazia di Dio, si rallegrò ed esortava tutti a restare, con cuore risoluto, fedeli al Signore» (Atti 11, 23). Egli diventa «mediatore» tra i due centri delle origini cristiane, Gerusalemme e Antiochia.

Da questo momento la sua storia si lega più strettamente con quella di Saulo / Paolo che egli aveva presentato agli apostoli facendosi garante o meglio «mediatore» tra il neo discepolo di Gesù e gli apostoli che di lui avevano timore (cfr. Atti 9, 26-27). Da Antiochia si recò a Tarso, prese con sé Paolo e con lui condivise non solo la missione apostolica nella città (cfr. Atti 11, 25-26), ma pure la sua funzione di collegamento con la Chiesa madre. Un esegeta contemporaneo lo definisce un «costruttore di ponti» (T. Evans). Insieme infatti i due si recano a Gerusalemme per portare la colletta di soccorso (cfr. Atti 11, 30). Al ritorno prendono con loro Giovanni Marco (cfr. Atti 12, 25) e insieme, per impulso dello Spirito e mandato della comunità, si dedicano alla diffusione della Parola a Cipro e nell’Asia Minore (cfr. Atti 13, 1.2.7.43.46.50; 14.12.20). Insieme salgono a Gerusalemme per l’assemblea apostolica o concilio (cfr. Atti 15, 2.12.22.25.35). Interessante notare che i due sono sempre nominati uniti e messi, per così dire, sullo stesso piano mediante la semplice congiunzione “e”, anche se a un certo punto del racconto degli Atti Paolo è nominato per primo come responsabile principale della missione e Barnaba passa in secondo piano.

Alla feconda collaborazione tra i due pone fine il «dissenso» di cui gli Atti degli Apostoli sembrano indicare la causa remota e quella prossima. Si legge infatti in Atti 13, 13 «Salpati da Paolo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge, in Panfilia. Ma Giovanni [Marco] si separò da loro e ritornò a Gerusalemme». Il motivo immediato è espresso in Atti 15, 36-40 quando, iniziando il nuovo viaggio missionario, «Barnaba voleva prendere con loro anche Giovanni, detto Marco, ma Paolo riteneva che non si dovesse prendere uno che si era allontanato da loro in Panfilia e non aveva voluto partecipare alla loro opera. Il dissenso fu tale che si separarono l’un l’altro. Barnaba, prendendo con sé Marco, s’imbarcò per Cipro. Paolo invece prese Sila e partì, affidato dai fratelli alla grazia del Signore» (Atti 15, 37-40).

Non poco si è scritto su questo «dissenso» che non doveva riguardare semplicemente l’atteggiamento dei due nei confronti del giovane Giovanni Marco. L’interpretazione più plausibile è che era in gioco il metodo di evangelizzazione — oggi si direbbe l’inculturazione del Vangelo — che per Barnaba e Paolo non poteva né doveva essere unico e uniforme. Non sembra fuori luogo comprendere questo dissenso alla luce delle vivaci discussioni sulla necessità o meno di obbligare i gentili all’osservanza di tutta la Legge e le tradizioni giudaiche. Probabilmente Marco, confortato in questo anche da Barnaba, non condivideva la posizione di Paolo che escludeva tale obbligo. Si tratta della cosiddetta «controversia giudaizzante» che il concilio di Gerusalemme risolse a favore di Paolo con una decisione equilibrata (cfr. Atti 15, 23-29). In ogni caso gli effetti della controversia furono provvidenziali perché i tre evangelizzatori ripresero il loro cammino missionario per vie diverse e feconde.

A partire dalla separazione (verso l’anno 51) le notizie su Barnaba non sono più abbondanti. Tuttavia una tradizione non molto antica e attestata nell’apocrifo Atti e martirio di Barnaba (sec. v ) ma certamente verosimile parla della sua missione e del suo martirio a Cipro. Nella Chiesa intera Barnaba è il «figlio della consolazione», uomo benigno, mite e semplice, ma pure forte da resistere alla severità di Paolo per fare anche di Giovanni Marco un collaboratore nella predicazione del Vangelo. A Salamina si venera la sua tomba e un bel monastero perpetua la memoria di san Barnaba insigne cipriota e apostolo della Chiesa delle origini.

di Giovanni Claudio Bottini