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La missione delle Clarisse: vivere il Vangelo sperimentando la gioia del camminare insieme

La strada aperta da santa Chiara di Assisi

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27 novembre 2021

Papa Francesco con l’enciclica Fratelli Tuttiha voluto offrire ai credenti, ma anche a tutte le persone desiderose di bene, delle indicazioni che consentono di costruire una fraternità universale dove ognuno si prende cura dell’altro, del bene comune, del creato…

Proprio ora in cui rischiamo di perdere i contorni della nostra identità, il significato dell’esistenza, il senso dell’appartenenza, la bellezza delle relazioni vissute in profondità, la vita contemplativa clariana ancora oggi può essere significativa per gli uomini e le donne del nostro tempo. L’esperienza di Chiara di Assisi, donna vissuta nel xiii secolo che ha dato valore alla vita a tutti i livelli, rendendo visibile la presenza di Dio nella sua vita, nella fraternità e riconoscendola in coloro che frequentavano il monastero, è tramandata nel tempo in diversi luoghi attraverso la presenza delle Sorelle Povere di Santa Chiara (Clarisse).

Donna di straordinaria solidità personale, Chiara vede in Francesco l’incarnazione del Vangelo e si adopera per incontrarlo in modo riservato, sfidando la mentalità del tempo. Decide di seguire il Signore, nonostante la contrarietà della famiglia. Raggiunge Francesco e i frati per vivere il Vangelo in santa unità, senza nulla di proprio, in ascolto di Dio in uno stato di conversione continua. Accoglie a San Damiano altre giovani con le quali forma una fraternità, divenendo responsabile della loro fedeltà al Vangelo e alla santissima povertà promessa a Francesco. Con la preghiera libera il monastero dai saraceni; prega ancora Dio con le sorelle per la liberazione di Assisi assediata da Vitale di Aversa; contatta alcune persone di Assisi per esortarle a cambiare vita. È la prima donna nella storia della Chiesa che compone una Regola scritta e chiede con tenacia ai Papi, fino a due giorni prima della sua morte, l’approvazione. Una persona di pace che, di fronte alle difficoltà, alle controversie, ai limiti, alle contrarietà, non si arrende, perché vive secondo la modalità appresa da Gesù Cristo e vista realizzata in Francesco: rimanere sempre in relazione.

L’esperienza di Francesco d’Assisi a cui si riferisce Papa Francesco in Fratelli Tutti si può applicare anche a Chiara di Assisi: «La fedeltà al suo Signore era proporzionale al suo amore per i fratelli e le sorelle» (Fratelli Tutti 3). Se Chiara di Assisi ci racconta con la sua vita che nel 1200, sull’esempio di Francesco, ha consolidato la fraternità attraverso le relazioni evangeliche e, quindi, umane, ancora oggi la sua esperienza è ben visibile nelle fraternità clariane.

Le Sorelle Povere vivono il Vangelo, abitando in fraternità sempre nello stesso luogo, in ascolto di ciò che Dio affida loro, senza possedere nulla a livello personale e fraterno. Sperimentano nella loro vita la gioia del camminare insieme, rendendo visibile un percorso sinodale in modo spontaneo.

Tutta l’esistenza è animata dal senso della loro vita, Cristo e il Vangelo. Come Chiara apprendono da Gesù povero e crocifisso la capacità relazionale che prende forma tra di loro e con tutte le persone che incontrano.

Mettendo al centro della loro vita Cristo e il Vangelo, le Sorelle Povere si lasciano trasformare da lui per mezzo della contemplazione. Come Chiara imparano a scoprire ovunque la presenza di Dio, maturando progressivamente una reale esperienza di fede che si riflette nelle relazioni: sperimentando di essere amate, imparano ad amare e ad assumere nel quotidiano gli stessi sentimenti di Cristo. Gesù, come ripete più volte Papa Francesco, non è un’idea astratta, ma una Persona.

L’incontro con Lui le fa divenire donne fondate sul Vangelo. Strutturano il tempo alla presenza di Dio e, nell’ascolto e nell’accoglienza, imparano a relazionarsi in fraternità con tutti.

Rendono visibile che ciò che è veramente importante nella vita, è custodire le relazioni; si impegnano infatti a liberarsi costantemente di tutto quello che non permette loro di viverle in profondità. Scelgono di entrare nel mondo degli esclusi, pur non servendoli direttamente, accettando la logica della croce. Accolgono coloro che, spesso rifiutati da tutti, bussano alla porta del monastero, rendendo tangibile la prossimità di Dio e offrendo loro delle relazioni profondamente umane e il ricordo costante nella preghiera. Si mettono in ascolto anche di chi è lontano dal Signore, ricevendo spesso il dono dell’esperienza della loro vita così umana, semplice, autentica che permette lo scambio e il narrarsi reciprocamente. Le contemplative non sono isolate, ma separate: portano nella preghiera e nel cuore le sorti di ogni essere vivente. Scrive Papa Francesco: «Nessuno può sperimentare il valore della vita senza volti concreti da amare» (Fratelli tutti, 87).

*Sorella Povera di S. Chiara (Clarissa) della Fraternità del Monastero S. Nicolò di Otranto, attualmente Abbadessa

di Diana Papa*