· Città del Vaticano ·

Il Pontefice per i trent’anni del Forum internazionale di Azione cattolica

Fraternità e amicizia sociale per ricostruire un mondo ferito

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26 novembre 2021

Il Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac) «senta molto profondamente l’urgenza di lavorare a favore della fratellanza e dell’amicizia sociale come mezzi di ricostruzione di un mondo ferito». Lo scrive Papa Francesco nella lettera per i 30 anni dell’associazione. In particolare, il Pontefice ha ricordato la testimonianza del cardinale Eduardo Francisco Pironio, «un sognatore profondo che diede inizio e impulso alla creazione di questo Forum». All’Azione cattolica il Papa ha chiesto di essere presente, e svolgere la missione di evangelizzazione, «dove passa la vita e la storia dei nostri popoli». Ecco in una nostra traduzione dallo spagnolo la lettera di Francesco diffusa oggi all’apertura della due giorni commemorativa in corso in modalità online alla Domus Mariae di Roma.

Città del Vaticano,
9 novembre 2021

Cari fratelli,

Questa celebrazione, che guarda verso un momento fondazionale, ci fa inevitabilmente guardare al passato in grata contemplazione. In questo guardare indietro incontriamo sognatori che osarono guardare avanti con speranza. Perciò oggi voi siete qui.

In questo sguardo non possiamo dimenticare un sognatore profondo che diede inizio e impulso alla creazione di questo forum; e che oggi gioisce nel vedervi mentre celebrare questi 30 anni: il cardinale Eduardo Pironio; colui che con un amore molto grande per l’Azione Cattolica e una fiducia piena nella sua missione disse: «Nel cammino dell’Azione Cattolica ci sono state luci e ombre, momenti di disorientamento e stanchezza, timori per essere stata forse superata dai tempi nuovi e dalle esigenze ecclesiali. Credo che sia arrivato il momento provvidenziale dello Spirito per un rinnovamento più profondo del suo impegno spirituale, dottrinale, apostolico e missionario. A questo contribuirà certamente la celebrazione di questo Forum che vuole aprire ad altri paesi la fecondità di una esperienza associativa molto ricca nei frutti e così piena di speranze».

Pironio è stato un uomo dalle radici profonde, dalla memoria ancorata nel dinamismo della storia come un Kairos, un tempo forte di salvezza, tempo di lavoro, prova, purificazione e speranza. Ha amato l’Azione Cattolica e ha creduto nella sua vocazione laicale missionaria. La Chiesa può testimoniare che l’Azione Cattolica ha aperto nuove prospettive nel campo della responsabilità del laico nell’Evangelizzazione. Molti evangelizzati e formati dall’Azione Cattolica hanno messo verità, profondità e Vangelo in ambiti civili, spesso vietati alla fede. I santi e i beati laici dell’Azione Cattolica sono una ricchezza per la Chiesa. Quelli che sono stati “i santi della porta accanto” di tante comunità.

Ma la storia non è lineare: nel cammino dell’Azione Cattolica, come in quello della Chiesa stessa, ci sono stati, ci sono e ci saranno luci e ombre, momenti di profondo disorientamento, di stanchezza, d’indifferenza, di timore di essere stati superati dalle esigenze dei nuovi tempi. La grande tentazione nei momenti di crisi o difficoltà è rinchiudersi per prendersi cura del poco che si ha, aspettando, nascosti e accarezzando ricordi, l’arrivo di tempi migliori. La parabola dei talenti è un fedele riflesso di quanto succede quando questa tentazione s’insedia e si trasforma in un modo d’essere, di stare nel mondo vivendo la realtà di un’irrealtà.

Per non soccombere alla tentazione, per non dimenticarci chi siamo e verso dove andiamo: diventa per noi imprescindibile ricordare ripetutamente — come faceva il popolo di Dio nel deserto con la promessa che Yahweh stesso gli aveva fatto — da dove veniamo, qual è la nostra origine, conoscere il cuore della madre che un giorno ci ha dato alla luce.

E l’Azione Cattolica ha la sua origine nel seno stesso della Chiesa Cattolica. Non ha nessun fondatore né carisma particolarissimo. Il suo fine è quello della Chiesa stessa: l’evangelizzazione. Non assume come proprio l’uno o l’altro campo di apostolato particolare, ma la finalità della Chiesa: l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini e a tutti gli ambiti. Pertanto il “carisma proprio” è non avere nulla di proprio ma offrire disponibilità a tutti i bisogni della Chiesa in ogni luogo. Come Chiesa sperimentiamo che, con la forza dello Spirito, dobbiamo dare una risposta qui e ora alle grida del mondo. Per ascoltarle dobbiamo uscire, essere Chiesa in uscita che si avvicina come il samaritano a ogni uomo e a ogni donna che soffre nella propria carne o nel proprio spirito il dolore di questo tempo.

Stiamo ancora attraversando la prima pandemia globale nella storia dell’umanità, che ha colpito indistintamente tutti i paesi del nostro mondo. Con la pandemia è risultato evidente lo stato di vulnerabilità di cui soffrono centinaia di milioni di uomini e donne nel nostro pianeta che non hanno possibilità di avere possibilità. La vulnerabilità ci ha posti davanti al rischio di morire senza alcun tipo di previsione e indipendentemente dal luogo dove viviamo, la condizione morale, il credo religioso o la posizione socio-economica. Tutta l’umanità è colpita allo stesso modo. La vulnerabilità è riuscita a superare tutto ciò che ci divideva e ci rendeva disuguali. Ci scopriamo uguali nel bisogno, anche se diversi nelle possibilità.

Come ho detto all’inizio della pandemia: la tempesta «lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità. Ci dimostra come abbiamo lasciato addormentato e abbandonato ciò che alimenta, sostiene e dà forza alla nostra vita e alla nostra comunità. La tempesta pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima dei nostri popoli; tutti quei tentativi di anestetizzare con abitudini apparentemente “salvatrici”, incapaci di fare appello alle nostre radici e di evocare la memoria dei nostri anziani, privandoci così dell’immunità necessaria per far fronte all’avversità». Tutti, incluso me, abbiamo provato questa esperienza d’impotenza.

Veniamo da un tempo fortemente segnato dalla globalizzazione; globalizzazione economica, culturale, etc., con i suoi successi, ma anche con le strutture di peccato che da essa sono emerse. Tutto è globale, persino il virus è diventato globale!

Voi come Forum avete una missione globale e mentre ricorrono i vostri primi trent’anni; celebrarli è una sfida e un invito. Sfida a scoprire sempre più e in modo sempre più forte da dove passa la vita e la storia dei nostri popoli, senza pregiudizi, senza paure, senza classificazioni e senza sentirci regolatori della fede di nessuno. Invito a stare lì, dove vanno i vostri interessi, le vostre preoccupazioni, le vostre ferite più profonde e le vostre angosce più grandi. Sappiamo che non c’è povertà più grande di non avere Dio, ossia di vivere senza la fede che dà senso alla vita, senza speranza che ci dia forza per lavorare, senza sentirci amati da qualcuno che non delude. Questo è il luogo e il popolo dove l’Azione Cattolica deve compiere la sua missione.

Di fronte alla globalizzazione dell’indifferenza, sentite che il lavoro di costruire ponti e creare comunione è la chiamata profonda che vi sta facendo Dio. La Chiesa è Comunione per la missione. La Comunione non è un’idea, è una realizzazione e la missione non è un’attività tra le tante, è l’essenza della vita ecclesiale. Ciò presuppone per l’Azione Cattolica comunione con la pastorale diocesana e i suoi pastori, una formazione che si sperimenti in chiave missionaria. L’Azione Cattolica non deve formare per il cristiano futuro, ma deve e ha bisogno di accompagnare il processo di fede del cristiano presente, conformemente alle caratteristiche proprie della fase della vita in cui si trova.

La comunione non è un accomodarsi bensì certezza della presenza del Signore per la missione. Evangelizzare deve essere la passione di ogni battezzato, di ogni membro dell’Azione Cattolica, vivere in una costante uscita per poter restare fedeli alla nostra identità. «L’Azione Cattolica deve riscoprire la passione per l’annuncio del Vangelo, unica salvezza in un mondo altrimenti disperato» (Paolo vi ). L’Azione Cattolica ha bisogno di creare spazi di presenza, di testimonianza, di evangelizzazione missionaria. Così facendo vive la missione della Chiesa che è: essere servitrice dell’umanità inserita nella Chiesa di Cristo che si realizza nella nostra diocesi e nella nostra parrocchia, in comunione perfetta con la Chiesa universale.

Rendo grazie a Dio per tutto il lavoro che avete svolto in questi trent’anni, che senza dubbio ha comportato molto sforzo. Soprattutto nei primi tempi, quando la tecnologia non vi permetteva di giungere con tanta facilità nei diversi luoghi del mondo e tutto bisognava “farlo con sacrificio”. Vi ringrazio per tutte le iniziative solidali e di accompagnamento alle diocesi più periferiche, specialmente quelle del terzo mondo dove sono consapevole che la presenza dell’Azione Cattolica è fortemente missionaria e sostiene il lavoro delle Chiese locali.

Prima di concludere desidero chiedervi tre cose:

— Che il Forum senta molto profondamente l’urgenza di lavorare a favore della fratellanza e dell’amicizia sociale come mezzi di ricostruzione di un mondo ferito.

— Che seminiate nei cuori di tutti l’idea che l’autentica spiritualità cristiana è quella che affonda nel desiderio di santità e questo è un cammino che parte dalle beatitudini e che si realizza da Matteo 25; amando e lavorando per i nostri fratelli più sofferenti.

— Che lo spirito che anima tutti i vostri progetti e lavori sia quello di essere una Chiesa in uscita che vive la dolce e confortante gioia di evangelizzare; e che questo si noti.

Grazie per tutto quello che fate e per tutto quello che farete. Non dimenticatevi di pregare per me. Che Gesù vi benedica e la Vergine Santa si prenda cura di voi.

Francesco