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La storia di James Dailey veterano condannato a morte

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25 novembre 2021

Il 12 giugno 2019 salgo, insieme a mia moglie Susan, a bordo dell’aereo che da Roma ci riporterà negli Stati Uniti. Per nove ore discorriamo di tutti gli eventi meravigliosi e incoraggianti che abbiamo vissuto durante il nostro soggiorno romano di tre settimane.

Quando l’aereo atterra e rulla sul cemento dell’aeroporto jfk , il mio cellulare inizia improvvisamente ad emettere suoni, vibrazioni e segnali di vari messaggi in arrivo. Una rapida occhiata allo schermo, quando l’aereo raggiunge il cancello di sbarco, mi causa un tuffo al cuore: è il Direttore del Carcere statale della Florida ( fsp ), sede delle esecuzioni, che sta cercando di rintracciarmi. «Sì, Fratello Dale», il suo vice riconosce la mia voce senza bisogno che mi presenti. «Il Direttore è in riunione, ma mi ha detto di passargli la sua chiamata appena arrivava». Dopo ulteriori scatti e ronzii metallici, il Direttore e il cappellano del carcere, a Raiford, sono in linea. «Fratello Dale», il Direttore avvia la conversazione, «speriamo che abbia fatto buon viaggio, ma adesso è ora di rimettersi al lavoro». «Uno dei detenuti che lei assiste spiritualmente ha ricevuto la data di esecuzione firmata dal Governatore. Ha chiesto di lei come assistente spirituale durante l’attesa dell’esecuzione e come testimone all’esecuzione stessa. Lo farà? Mi dica subito se sì o no». «Sì. Quando occorre che mi presenti alla casa della morte?» Il piano sotterraneo dell’Ala Q del fsp , con le celle, la stanza dei testimoni all’esecuzione e la camera dell’esecuzione, sono chiamati “casa della morte”. «Si presenti alla casa della morte domani mattina. Può essere qui per le 9?». «Sì signore. Il nostro volo da jfk atterrerà a Jacksonville stasera tardi. Abbiamo già una stanza prenotata per stanotte nella mia residenza di Jacksonville».

Il vicedirettore si inserisce nella conversazione telefonica con una certa ironia nei miei confronti. «La sua residenza a Jacksonville è il motel dove la portai lo scorso agosto quando si stampò sul pavimento nella casa della morte, a causa del gran caldo e dell’umidità?». «Sì signore. È il motel dove risiedo sempre quando frequento le prigioni del triangolo di ferro». Triangolo di ferro è il vecchio soprannome dato al gruppo di carceri di massima sicurezza vicino a Raiford e Starke.

Il Carcere statale della Florida contiene quasi 1.400 celle di isolamento e vi si trova la casa della morte. L’Istituto di Correzione dell’Unione, o uci , è proprio lì vicino, sull’altro lato del confine di contea. Contiene il braccio della morte della Florida e altre 1.200 celle di isolamento.

Non c’è aria condizionata nelle ali delle celle di isolamento e nel braccio della morte e — fino a quest’anno — nemmeno nella casa della morte. Alle persone che mi chiedono «Quanto è caldo?», rispondo in modo umoristico: «È caldo come immagino sia caldo l’inferno, ma più umido».

Per rispondere in modo più scientifico, la temperatura estiva percepita, calcolata combinando l’effetto del calore e dell’umidità sul corpo umano, può raggiungere tranquillamente in queste carceri i 65° Celsius in agosto e ai primi di settembre.

L’anno scorso, in agosto, trascorsi quattro ore davanti alla cella di un condannato nella casa della morte. Eravamo al massimo del calore e dell’umidità estivi. Nonostante i miei sforzi per idratarmi, mi stampai sul pavimento. Svenni e caddi a faccia in giù sul suolo di cemento. Il cappellano mi trasportò su una carrozzina fino all’ingresso del carcere e chiamò mia moglie a Tallahassee. Poi il vicedirettore mi condusse con la mia auto fino al mio motel a Jacksonville. Susan lasciò immediatamente l’ufficio e venne in auto a Jacksonville. Mi seguì poi, la mattina successiva, fino a casa a Tallahassee sull’Interstatale 10. Oltre 640 km in tutto, tra andata e ritorno. Ho saputo che lo Stato ha adesso installato un condizionatore nella casa della morte per l’assistenza ai condannati. Questo dovrebbe impedire che io svenga di nuovo e mi ritrovi di nuovo in imbarazzo.

La mattina del 13 giugno 2019, mi presento alla casa della morte a fsp . Il percorso dall’ingresso del carcere alla casa della morte è di quasi mezzo chilometro. Mentre cammino, incontro decine di guardie. Quasi tutte mi augurano una buona giornata, poi, ironicamente, mi ringraziano per aver ottenuto il condizionatore nella casa della morte. Non lo fanno per gratitudine: stanno facendomi sapere che tutti hanno sentito del mio svenimento dell’anno scorso a causa del calore e dell’umidità. Sono lo stesso calore e la stessa umidità in cui le guardie devono lavorare e i detenuti devono vivere ogni giorno.

Rispondo benevolmente alla loro finta preoccupazione per la mia costituzione delicata, e sorridendo dico: «Non c’è di che, signore». Se sei un tipo permaloso, il Triangolo di Ferro non è un posto adatto per lavorarci.

Alla fine di agosto del 2019 il condannato, il cui mandato di esecuzione era stato firmato a giugno, è stato messo a morte. Nessuno si aspetta che venga emesso un altro mandato entro breve tempo. E poi invece succede.

Il cappellano di fsp mi telefona nella cappella di uci dove gestisco gli appuntamenti con i detenuti per l’assistenza spirituale. «Fratello Dale, è appena arrivato un altro mandato di esecuzione. È per uno dei suoi ragazzi. È già stato trasferito nella casa della morte». «Oh, no! Non ce ne aspettavamo un altro così presto. Di chi si tratta?». «Di James Dailey, e lui ha chiesto che sia lei il suo assistente spirituale durante l’attesa dell’esecuzione e che sia il suo testimone all’esecuzione. Intende accettare?».

Il nome del condannato mi ha lasciato in un silenzio attonito. Inciampo con le parole mentre cerco di riprendermi dallo choc. «James Dailey, il veterano dell’Aeronautica reduce della Corea e del Vietnam?» «Sì, James Dailey», il cappellano parla dolcemente e con riguardo. «So che lei ha appena finito con un’esecuzione, Fratello Dale, e se le occorre una pausa, possiamo chiedergli di scegliere qualcun altro». «No signore. Assisto spiritualmente Jim da oltre 20 anni. Posso farlo e lo farò. Quando devo venire da lei?». «Che ne dice di questo pomeriggio quando terminerà il servizio a uci ?».

Quando arrivo alla cappella di fsp , più tardi in quella giornata, compilo con il cappellano tutte le scartoffie necessarie e ripasso la lista delle norme rigidissime che regolano l’assistenza a un condannato prima della morte. Poi lui mi dà il numero di telefono dell’ex moglie di Jim, Mary Kay. La chiamerò stasera dal mio motel e andrò in auto a Tallahassee domani mattina. Susan e io trascorreremo il fine settimana facendo tutto il mio bucato e il rifornimento delle cibarie che mi occorrono. Tornerò in auto alla mia residenza di Jacksonville lunedì mattina per iniziare l’assistenza in attesa della morte con Jim e Mary Kay.

Alle 8 di lunedì mattina, mi presento al punto di controllo del cancello di fsp . La perquisizione dei miei abiti e di ciò che porto con me è estremamente minuziosa. È abbastanza prevedibile in vista di questo tipo di assistenza che sto per svolgere.

Quando le guardie mi danno il via libera per entrare, vengo scortato nell’area delle visite senza contatto. È una lunga stanza con un divisorio nella metà. C’è una mensola lungo tutto questo divisorio, che forma un piccolo ripiano su ogni lato. Qui si possono appoggiare cibo o bevande, o carte legali o la Bibbia. Il divisorio è costituito da un muro dal pavimento alla mensola, mentre, dalla mensola al soffitto, è fatto di Plexiglass rinforzato e a prova di proiettile. In questa stanza possono stare sessanta visitatori. Oggi la visita è per un condannato in attesa di esecuzione, per cui ci saremo solo Jim, Mary Kay e io. E naturalmente le guardie da entrambe le parti del divisorio.

Mary Kay arriverà alle 11, e raggiungerà Jim e me in questa stanza. Nel frattempo, Jim e io possiamo aggiornarci sugli ultimi eventi.

«Allora, ti aspettavi questo mandato?».

«Assolutamente no» Jim scuote la testa. «Non avevo idea che arrivasse adesso».

«Non hai ancora degli appelli da presentare?».

«Certo! Ci sono argomenti importantissimi ancora da presentare!». Jim scrolla il capo, deluso dal sistema giudiziario americano, che aveva voluto difendere con la sua vita anni fa. «Questo processo è stato un fiasco totale dall’inizio alla fine!».

«Mi dispiace così tanto, Jim. Hai prestato servizio per tanti anni nell’Aeronautica in Asia. Non riesco a credere che questo sia il modo in cui trattiamo i nostri veterani!».

«Credici!», ride, «li trattiamo così e anche peggio».

«Ti assisto spiritualmente da oltre 20 anni, fratello, ma non mi aspettavo questo».

«Neppure io, Fratello Dale, e ho ancora una tonnellata di problematiche da presentare alle corti».

«Penso che dobbiamo gestire questa situazione come una battaglia spirituale e sfruttare al massimo le armi che Gesù ci ha dato».

«Adesso dici cose sensate» il dito indice di Jim fa un gesto di spunta nell’aria, che ritengo sia un retaggio dei suoi giorni di militare a terra nell’Aeronautica in Corea e Vietnam.

Prima che possiamo iniziare, però, un forte scatto metallico interrompe il nostro dialogo. Due guardie stanno aprendo la porta della stanza per consentire a Mary Kay di unirsi a noi. Molti dei familiari, che ho incontrato in questa camera durante le visite ai congiunti, fanno del loro meglio per sembrare sereni e ottimisti in modo da apparire forti per il loro caro che deve essere ammazzato. Mary Kay entra sorridendo mentre il suo sguardo intenso penetra come un rasoio attraverso il vetro e si posa su Jim. Pone la mano aperta sul divisorio trasparente. Jim risponde con un sorriso carico di affetto e appoggia la sua mano sul vetro in corrispondenza della sua. L’intensità di questo attimo è indescrivibile. Poi Mary Kay abbassa le braccia lungo i fianchi e sposta lo sguardo verso di me: «Allora, Fratello Dale, sono contenta di conoscerla finalmente. Da molto tempo ho sentito parlare di lei e di sua moglie Susan».

«Anch’io sono molto felice di conoscere finalmente la signora che è stata accanto a Jim durante tutta questa assurdità». Mary Kay risponde subito: «È stato più duro per Jim che per me». «Non crederle, Fratello Dale». Jim respinge il complimento. «Lei è stata per me un angelo di speranza e compassione». «Beh, ai miei occhi siete entrambi degli eroi». Taccio per un momento di profonda connessione con loro, mentre appoggio una mano davanti a quella di Jim oltre al vetro, e l’altra sulla spalla di Mary Kay. «Non so se lo sapevi, Mary Kay, ma agli assistenti spirituali non è permesso alcun contatto con i familiari del condannato fino a quando viene firmato il mandato di esecuzione». «È una misura di sicurezza!» Tutti e tre pronunciamo contemporaneamente le stesse parole. «Come faremmo senza le misure di sicurezza?» Jim ride.

«Ti dirò solo questo, Jim. So per certo che cosa faresti tu se le misure di sicurezza non ci fossero. Faresti esattamente le stesse cose che faresti alla presenza di 100 guardie».

«Conosce bene il mio uomo» Mary Kay sorride. «Lui fa sempre la cosa giusta, sia da solo che circondato dalle misure di sicurezza».

«So che è vero, Mary Kay. Il senso di disciplina di Jim gli viene da dentro, non da fuori».

«E allora, che ci faccio qui, nel braccio della morte della Florida, da quasi 30 anni?»

Jim, davvero, che cosa ci fai qui dentro!

Nell’ultima sentenza su questo caso, della Corte Suprema della Florida, nel settembre del 2021, sei giudici su sette usarono espedienti procedurali per evitare di prendere una dura decisione politica o di indagare la condotta dello Stato. Non chiesero: come ha fatto lo Stato della Florida a condannare a morte un veterano che ha servito il suo Paese in Asia per 12 anni, senza che ci fosse alcuna prova forense contro di lui?

Il crimine era stato orrendo. La vittima era una ragazzina di quattordici anni, Shelly Boggio. Il suo corpo nudo fu trovato sulla spiaggia di Indian Rock nella contea di Pinella. Era stata pugnalata molte volte, strangolata e affogata. All’epoca, Jim Dailey affittava una camera da letto nello stesso appartamento in cui abitava Jack Pearcy. Pearcy, il primo sospetto, fu processato, incriminato di omicidio di primo grado e condannato all’ergastolo.

Evidentemente però lo Stato voleva anche condannare qualcuno a morte per questo brutale assassinio, indipendentemente dalle prove. Inviarono al carcere degli investigatori, lasciarono nelle stanze di ricreazione degli articoli di giornale, nei quali si insinuava che Jim potesse essere implicato nell’omicidio di questa povera ragazza. Ovviamente, molti detenuti si fecero avanti dicendo che Jim aveva confessato loro la sua colpevolezza. Tutti cercarono di ottenere un trattamento migliore per i loro casi in cambio della testimonianza contro Jim.

Prima della venuta di Gesù Cristo sulla terra, esisteva una forma di pena di morte descritta nella Bibbia. Molti cristiani del sud degli Stati Uniti usano questo argomento per giustificare il loro sostegno alla pena di morte negli Usa. Ma persino oltre due millenni fa, quel tipo di pena di morte biblico vietava che le testimonianze nei casi capitali venissero offerte in cambio di patteggiamenti o di favori. Sei dei nostri sette giudici della Corte Suprema della Florida hanno ignorato questa saggezza. Solo uno ne fu inorridito.

Nel settembre del 2021, in merito alla decisione sul caso di Jim, il giudice Labarga ha redatto un’aspra dichiarazione di dissenso dall’opinione degli altri sei giudici.

«In questo caso, non c’era alcuna prova forense che collegasse Dailey all’assassinio della Boggio, e una componente significativa del caso dello Stato fu la testimonianza di tre detenuti ospitati nello stesso carcere in cui Dailey si trovava in attesa del processo… e non essendoci alcuna prova forense, queste testimonianze sono state essenziali perché la giuria dichiarasse la colpevolezza…

«L’incriminazione e la condanna a morte di Dailey sono avvolte da una nube di testimonianze inaffidabili da parte di detenuti….

«Paradossalmente, Pearcy, che fu incriminato da una giuria per l’omicidio di Shelly Boggio e che successivamente confessò l’assassinio e dichiarò che Dailey non era coinvolto, fu condannato all’ergastolo, mentre Dailey, incriminato principalmente per la testimonianza di tre detenuti e senza prove indipendenti sostanziali, è condannato a morte.

«Mentre l’atto finale delle procedure giudiziarie è importante per il funzionamento del ramo giudiziario, tale interesse non deve mai superare l’imperativo che la pena di morte non deve essere imposta ingiustamente».

San Tommaso d’Aquino, nella sua Summa Theologica, capolavoro di teologia e filosofia, ci dice che l’esecuzione di un uomo innocente è malvagità intrinseca.

Davvero, Jim, cosa ci fai nel braccio della morte della Florida!

di Dale S. Recinella