· Città del Vaticano ·

A 5 anni dall’intesa tra governo della Colombia e Farc

Un lungo processo di pace

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24 novembre 2021

Cinque anni fa, a Cartagena de Indias, venne firmato l’accordo di pace fra il governo di Bogotá e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). La firma dell’intesa tra l’allora presidente, Juan Manuel Santos, e il comandante dei guerriglieri, Rodrigo Londoño, detto Timochenko, venne apposta con un baligrafo, cioé una pallottola (bala) trasformata in penna stilografica. A supervisionare il momento storico che pose fine ad una guerra civile durata più di mezzo secolo, il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che nell’occasione dichiarò ufficialmente aperto il monitoraggio Onu dell’implementazione dell’intesa.

Dal referendum, poi, che avrebbe dovuto rappresentare il definitivo via libera alla pacificazione, uscì un inatteso “no” che con una prevalenza di colombiani che considerò l’accordo troppo favorevole agli ex guerriglieri e al loro reinserimento. Di lì a poco venne siglata una nuova intesa, questa volta definitiva, ratificata il 1° dicembre 2016 dalla Camera bassa del Parlamento e votata precedentemente all’unanimità anche dal Senato. L’accordo di pace bis sostituì quello bocciato dal referendum. Il 27 giugno dell’anno successivo, al grido di: «Addio alle armi, addio alla guerra. Benvenuta la pace!», Londoño, mise fine ufficialmente alle Farc dopo 53 anni di lotta armata contro lo Stato.

Oggi la principale minaccia all’attuazione dell’accordo continua ad essere la persistenza della violenza contro le migliaia di uomini e donne che hanno lasciato le armi volontariamente e si sono impegnati per la pace. Questo fenomeno è dovuto alla diffusione di un numero non indifferente di gruppi armati illegali, molti dei quali legati al traffico di droga. Secondo gli organismi dell’accordo di pace della Colombia, tra il 1° dicembre 2016 e il 31 dicembre 2020, 904 leader comunitari sono stati assassinati, e dal 1° dicembre 2016 al 28 febbraio 2021, 276 ex combattenti delle Farc sono stati uccisi nel Paese. 253 di questi avevano collaborato con la Giurisdizione speciale per la pace (Jep). Il rischio maggiore per gli ex guerriglieri è nei tre dipartimenti dell’area meridionale del Paese: Meta, Caquetá e Guaviare, ovvero le zone dove i loro ex compagni hanno scelto di minacciarli e di impedire il loro reinserimento nella società. Segnali di incoraggiamento e di sostegno al processo di pace sono arrivati in questi giorni dagli Stati Uniti: l’amministrazione Biden, infatti, cancellerà i guerriglieri delle Farc dalla lista delle organizzazioni terroristiche.

di Davide Dionisi