· Città del Vaticano ·

Il premier al fronte per guidare le forze di difesa

I ribelli del Tigray
verso la capitale

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24 novembre 2021

È sempre più complessa e in continua evoluzione la crisi in corso in Etiopia, a oltre un anno dal conflitto scoppiato nella regione settentrionale del Tigray. Una guerra segnata da brutalità e abusi commessi da tutte le parti coinvolte, che si è estesa in altre regioni confinanti, esacerbando le sofferenze di una popolazione assediata militarmente, privata di cibo, acqua, medicine, elettricità e comunicazioni.

Dopo un’ulteriore drammatica escalation militare, il quadro generale di sicurezza, anche nella capitale, rischia ora di precipitare. Le forze del Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf) — alleatosi di recente con il Fronte di liberazione Oromo (Ola) — sono sempre più vicine ad Addis Abeba. Secondo fonti locali, sono prossime alla conquista della città di Debre Berhan, nella regione degli Amhara, ad appena 130 chilometri dalla capitale, sotto minaccia di assedio da settimane. Pesanti combattimenti sono in corso anche lungo la strada per Debre Sina, sempre in Amhara.

«È tempo di guidare il Paese attraverso il sacrificio. Domani mi unirò al fronte per guidare le forze di difesa», ha annunciato lunedì scorso il primo ministro Abiy Ahmed. Intanto, l’Onu ha ordinato lo sgombero del suo personale, mentre Usa e Francia invitano i connazionali a lasciare al più presto il Paese.