· Città del Vaticano ·

Dagli scarti lavoro e dignità

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23 novembre 2021

Ogni mattina Amaké Yessoufou fa il giro dei laboratori di cucito di Ouidah, una piccola città costiera nel sud del Benin, e raccoglie in una grande scatola i ritagli di tessuto utilizzati dai sarti per confezionare i vestiti. Una volta terminato il suo giro, la giovane sordomuta va al laboratorio Couleur Indigo. Qui una trentina di persone, tra cui dieci disabili, trasformano questi scarti tessili in oggetti decorativi, molto apprezzati dai clienti locali ed esportati anche all’estero.

In passato, racconta all’agenzia France Presse, Lucrèce Sossou, una sarta, «buttavamo via gli scarti di tessuto, e intasavano le nostre grondaie, ma da un po’ di tempo li raccogliamo e la gente viene a prenderli per fare degli oggetti. All’inizio ero stupita e sorpresa, poi ho capito che i rifiuti tessili valgono il loro peso in oro se vengono riciclati».

Nel laboratorio Anne-Marie Afoutou lascia la sua sedia a rotelle ai piedi di un mucchio di scarti di tessuto e, spostatasi su una piccola sedia di legno, intreccia pezzi di biancheria ordinati per colore. Man mano che la giornata avanza, i mucchi di tessuto scompaiono e prendono forma vari oggetti, dalle tovagliette ai tappeti agli orecchini.

Contrariamente a quanto dicono alcune persone, lavorare con persone che vivono con una disabilità non influisce sulla produttività dell’azienda, sostiene Nadia Adanlé, la manager. Trasformare scarti di tessuto in oggetti ha fatto una differenza significativa nella vita dei lavoratori con disabilità. Ha restituito loro dignità. Grazie al suo lavoro, Anne-Marie può «finalmente provvedere a se stessa». Inoltre, «l’opinione che la società ha di me è cambiata molto da quando sono uscita di casa ogni mattina per andare a lavorare» dice con gli occhi incollati alle sue trecce sottili. E conclude: «Oggi mi sento valorizzata».