· Città del Vaticano ·

Un nuovo modello culturale per far fronte alla “catastrofe educativa”

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22 novembre 2021

Da una parte la “catastrofe educativa” delle decine di milioni di bambini nel mondo esclusi da qualsiasi rete scolastica. Dall’altra il “patto educativo” proposto dal Papa per contribuire a sanare questa profonda ferita umana prima ancora che sociale. Nello spazio di mezzo, per così dire, si concentra il lavoro di una trentina di persone che seguono, indirizzano, sorvegliano, promuovono la formazione scolastica e accademica degli istituti cattolici in tutto il mondo. Il cardinale Giuseppe Versaldi racconta la missione della Congregazione per l’educazione cattolica, il cui bilancio di missione, nel dato ufficiale 2021 della Santa Sede, è parte dei 21 milioni di budget stanziati complessivamente per una trentina di dicasteri e istituzioni vaticane.

L’educazione è uno dei temi centrali del pontificato di Francesco, che nell’ottobre 2020 ha rilanciato la proposta di un “patto globale” rivolto a tutti i soggetti formativi della società per il futuro delle nuove generazioni. In che modo il dicastero sostiene e realizza l’impegno sollecitato dal Papa?

Sin dall’inizio del pontificato Papa Francesco, seguendo il suo precedente stile pastorale, insiste sulla necessità di investire i talenti di tutti, e soprattutto delle giovani generazioni, per far maturare una nuova solidarietà universale e una società più accogliente. Con il lancio del patto educativo, egli ha rinnovato l’invito a stringere un’alleanza che permetta di trovare la convergenza globale per un’educazione che sappia unire tutte le persone e tutte le loro componenti, allo scopo di trovare soluzioni ai problemi del cambiamento epocale in atto, avviare processi di trasformazione senza paura e guardare al futuro con speranza. Un tale invito è stato rivolto a tutti: docenti, studenti, genitori, società civile; tutti i saperi e le discipline; le varie espressioni intellettuali, scientifiche, artistiche, sportive, politiche, economiche, imprenditoriali a sostegno dei giovani.

La Congregazione per l’educazione cattolica, incaricata di accompagnare l’attuazione di tale progetto, oltre a promuovere una serie di convegni ed eventi per approfondire i vari profili del patto educativo, svolti subito dopo il primo messaggio del Santo Padre — del 12 settembre 2019 — ha iniziato a monitorare e raccogliere le esperienze più significative avviate dalle scuole e università cattoliche e da molte altre istituzioni educative in molti Paesi del mondo. Vista la proliferazione delle iniziative e nella prospettiva di un loro costante sviluppo nei prossimi anni, è stato creato un Comitato — con la Fondazione pontificia Gravissimum educationis, l’Università Lumsa e l’Università Cattolica del Sacro Cuore — il quale ha predisposto un agile vademecum per gli educatori e un volume con le linee guida per le università. Mentre nel primo strumento sono sviluppati gli obiettivi del patto indicati dal Papa, nelle linee guida vengono illustrate cinque aree tematiche nelle quali il patto potrà trovare adeguate articolazioni per iniziative accademiche, scientifiche e culturali: dignità e diritti umani; fraternità e cooperazione; tecnologie ed ecologia integrale; pace e cittadinanza; culture e religioni.

Tenuto conto che la proposta di un patto educativo si propone di trovare una convergenza globale in una “casa comune” per gli abitanti della Terra, e di una alleanza generatrice di pace, giustizia, accoglienza tra tutti i popoli e di dialogo tra le religioni, il lavoro del dicastero si svolge in collaborazione con altri organismi della Santa Sede, in una feconda e proficua collaborazione.

Quali tipi di istituti formativi rientrano nella competenza della Congregazione e quali compiti le sono assegnati a livello di organizzazione, indirizzo e promozione della loro attività?

La Congregazione ha il compito di approfondire, sviluppare e promuovere i principi fondamentali dell’educazione cattolica, così come sono proposti dal magistero della Chiesa, sia nel contesto del popolo di Dio come pure nell’ambito della società civile; in tale senso si impegna affinché in questa materia i fedeli possano adempiere i loro obblighi e operino affinché anche la società civile riconosca e tuteli i loro diritti. In tale contesto è significativo il dialogo costruttivo che viene portato avanti con le istituzioni statali e gli organismi internazionali.

In particolare la Congregazione stabilisce orientamenti per le scuole cattoliche, molte delle quali sono create e gestite da congregazioni religiose, assiste i vescovi diocesani nel loro compito di vigilare sulla qualità del servizio offerto da queste scuole, sulla formazione dei formatori, sull’educazione religiosa e la cura pastorale degli alunni. Oltre alle scuole, il dicastero segue le università cattoliche assistendo i vescovi affinché elaborando le norme applicative della costituzione Ex corde Ecclesiae possano accompagnare queste istituzioni accademiche nell’approfondimento delle diverse discipline, tenendo conto dell’ispirazione cristiana, e nel promuovere le varie forme di pastorale universitaria.

Una competenza specifica, inoltre, della Congregazione riguarda le università e gli istituti di studi ecclesiastici. Attuando la costituzione apostolica Veritatis gaudium, (approvata da Papa Francesco l’8 dicembre 2017), essa ratifica gli statuti di tali istituzioni, esercita l’alta direzione su di essi e vigila perché nell’insegnamento dottrinale sia garantita la qualità e salvaguardata l’integrità della fede cattolica. Le scuole cattoliche nel mondo sono circa 217 mila, con oltre 60 milioni di studenti. Le università cattoliche sono 1.360 e le università e facoltà ecclesiastiche, con gli istituti ad esse affiliati ed aggregati sono 487. Gli studenti delle istituzioni superiori sono circa 11 milioni.

Quante persone lavorano nel dicastero e come è articolata la sua attività? Quali voci di spesa incidono maggiormente sul bilancio e a quali ambiti di “missione” corrispondono?

Nel dicastero lavorano 29 persone, provenienti da 12 Paesi diversi, distribuite tra l’ufficio Scuole, l’ufficio Università, il dipartimento per gli organismi internazionali e i vari servizi: economato, protocollo, archivio, biblioteca, aspetti informatici, uscieri. La voce che incide maggiormente è quella del personale, alla quale si aggiungono i servizi informatici, diventati di recente assolutamente indispensabili per poter accompagnare il lavoro delle istituzioni educative distribuite in tutto il mondo. Vi sono poi le spese di stampa (rivista del dicastero e i vari documenti), come pure il contributo per il lavoro di consulenza che viene affidato al gruppo di consultori. Gli eventi particolari, cioè convegni, seminari di studio o congressi che vengono organizzati in varie circostanze, incidono in parte sul dicastero e in parte vengono sostenuti con interventi esterni. Da sei anni è ospitata presso la Congregazione la Fondazione pontificia Gravissimum educationis, creata da Papa Francesco per sostenere ricerche e nuovi progetti nel campo dell’educazione, presso la quale operano quattro persone.

Attraverso il dicastero, la Santa Sede assicura anche la sua azione “diplomatica” a livello internazionale nel campo culturale e accademico, aderendo ad accordi e iniziative a diversi livelli. Quali principi la ispirano e quali sono i risultati più significativi di questa azione?

Il dicastero, oltre a collaborare con le numerose associazioni internazionali delle scuole, delle università cattoliche, dei genitori, degli ex-alunni, svolge una attenta azione di contatto con gli organismi internazionali, quali l’Unesco, il Consiglio d’Europa, l’Unione Europea, in stretta collaborazione con la Segreteria di Stato. Sono garantiti costanti rapporti con gli osservatori della Santa Sede presso questi organismi dai quali la Congregazione riceve informazioni circa le strategie elaborate, i temi allo studio, gli eventi promossi. Oltre al lavoro interno degli officiali che seguono queste attività, in varie circostanze particolari si scelgono esperti qualificati da inviare negli incontri programmati per portare il parere della Chiesa e per conoscere gli orientamenti che maturano e che hanno ovvi riflessi sul lavoro delle istituzioni educative cattoliche.

Proprio in seguito all’adesione al Processo di Bologna è stata istituita nel 2007 l’agenzia Avepro: che ruolo svolge nel campo della promozione di una cultura di qualità all’interno delle istituzioni accademiche? Quali sono invece i compiti del Centro internazionale per il riconoscimento?

Nel settembre 2003, in uno degli incontri periodici dei ministri delle università dei Paesi già appartenenti al Processo di Bologna, anche la Santa Sede vi ha aderito ed è stata accolta in questo importante percorso di collaborazione avviato inizialmente a livello europeo ed ora diffuso negli altri continenti. Lo scopo è quello di facilitare la mobilità internazionale di docenti e studenti di studi superiori, adottando una serie di criteri che rendono possibile il riconoscimento degli studi accademici tra i Paesi aderenti al Processo. Per le istituzioni ecclesiastiche si è trattato di un passaggio importante che, sotto la guida del dicastero, le ha portate a rivedere vari aspetti della vita accademica, puntando soprattutto sulla qualità degli studi. Uno degli obiettivi inerenti il Processo di Bologna è stato l’impegno di creare in ogni Paese membro un’agenzia di controllo della qualità degli studi. Anche nella Santa Sede Benedetto xvi , nel 2007, ha creato una tale Agenzia, chiamata Avepro per sottolineare non soltanto il suo compito di valutare ma soprattutto quello di aiutare a promuovere lo sviluppo e la qualità degli studi ecclesiastici. Come avviene in tutti gli altri Paesi, anche in ogni istituzione di studi superiori della Chiesa è prevista la creazione di un nucleo di autovalutazione con lo scopo di monitorare la coerenza e l’efficacia della vita accademica; l’Avepro, che è un organismo indipendente dal dicastero, compie ogni cinque anni una valutazione esterna di ogni istituzione, elaborando un rapporto finale su di essa.

Per quanto riguarda il Centro internazionale per il riconoscimento, tutti i Paesi aderenti a una delle convenzioni dell’Unesco su tale materia sono tenuti ad avere un ufficio particolare per la promozione del riconoscimento e informare sui sistemi educativi nazionali, inclusa una banca dati di tutte le istituzioni di educazione superiore riconosciute. Anche la Santa Sede, essendo firmataria di quattro convenzioni regionali ed essendosi impegnata per promuovere la convenzione globale, recentemente adottata presso l’Unesco, ha creato il Centro internazionale per il riconoscimento (Icr), all’interno della Congregazione per l’educazione cattolica. La sua competenza si estende a tutto il mondo, con il diritto di prendere decisioni vincolanti e di gestire la banca dati, accessibile sull’apposito sito web, di tutte le istituzioni di educazione superiore erette o approvate dalla Santa Sede.

La pandemia ha inciso profondamente sulle modalità della didattica e livello planetario, penalizzando il sistema di relazioni personali e impoverendo anche le risorse e le fonti di sostegno delle istituzioni educative. Quanto influirà questa situazione sulla formazione delle nuove generazioni? E quali sono in questo campo le indicazioni e le priorità di intervento suggerite dalla Congregazione?

La pandemia ha accelerato e amplificato molte delle urgenze e delle emergenze che si riscontravano e ne ha rivelate tante altre, tra le quali quelle che riguardano l’ambito educativo. Siamo di fronte a una sorta di “catastrofe educativa” dovuta al fatto che circa dieci milioni di bambini sono stati costretti a lasciare la scuola e si aggiungono ai 250 milioni di bambini in età scolare che sono esclusi da ogni attività formativa. Sono state attivate in modo rapido piattaforme educative informatiche per far fronte a tale emergenza, ma la disparità tecnologica, insieme ad altre carenze, ha reso ancora più marcato il divario educativo ovunque. In questa situazione, che non si risolverà in breve tempo, la Congregazione suggerisce due indicazioni: da una parte, occorre far fronte al più presto all’emergenza con gli strumenti tecnologici e con un aggiornamento dei docenti per un immediato sforzo di accompagnamento didattico per sanare le nuove marginalità venutesi a creare. Dall’altra occorre compiere uno sforzo per elaborare un nuovo modello culturale per imprimere una svolta al modello di sviluppo attuale e adottare dei paradigmi pedagogici in grado di tutelare la dignità delle persone, promuovere adeguati processi di socializzazione nella prospettiva della fraternità universale, e incentivare l’approccio transdisciplinare del sapere per formare le nuove generazioni quali protagoniste del bene comune.

di Gabriella Ceraso