· Città del Vaticano ·

A colloquio con il Premio Nobel Carlo Rubbia

Sul nucleare urgono cambiamenti forti e significativi

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20 novembre 2021

Il futuro del nucleare passa per Vienna. La data fissata è quella del 29 novembre quando nella capitale austriaca al tavolo dei negoziati siederanno le delegazioni di Cina, Francia, Gran Bretagna, Germania, Russia, Iran e verrà discussa la prospettiva del possibile ritorno degli Usa, dopo l’abbandono dei negoziati deciso dall’ex presidente Donald Trump, e il rilancio dell’accordo del 2015, durante il quale venne annunciata la firma del Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa), ovvero l’accordo sul nucleare iraniano. L’intesa venne raggiunta dall’Iran e dal gruppo dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Cina, Francia, Russia, Regno Unito, Stati Uniti) più la Germania, e l’Unione europea.

Alla vigilia dell’appuntamento di Vienna si sta anche discutendo del tentativo da parte delle lobby e da dieci Paesi guidati dalla Francia di far passare il nucleare come energia verde nella tassonomia europea. «Sul piano europeo si sta sviluppando un serio disaccordo tra Paesi sul futuro del nucleare» spiega il Premio Nobel, Carlo Rubbia. «I Paesi in favore di un futuro nucleare sono capitanati dalla Francia che prevede un programma ambizioso di sei nuovi epr ad acqua pressurizzata oltre ad 1 miliardo di Euro per dimostrare la nuova tecnologia di piccoli reattori nucleari. La Polonia prevede 6-9 GWatt di capacità nucleare addizionale, la Repubblica Ceca due o più grandi nuovi reattori, l’Ungheria due nuovi reattori, la Bulgaria un nuovo reattore in esame e la Slovacchia due reattori in costruzione. Opinione contraria è espressa da un gruppo di cinque Paesi europei, capitanati dall’Austria: Danimarca, Germania, Lussemburgo e Portogallo che chiedono alla Commissione europea di mantenere il nucleare al di fuori della tassonomia verde considerandolo incompatibile con il principio di no significant harm. Il ministro austriaco dell’energia si è così espresso al Cop25: “Abbiamo ampia evidenza su quanto pericoloso può essere il nucleare”. A mio parere, il nucleare tradizionale non ha risolto il problema delle scorie radioattive e del loro stoccaggio a lunghissimo termine e quindi il ruolo di energia verde nella tassonomia europea non è applicabile al nucleare odierno».

Escludere il nuovo nucleare dalla transizione energetica è utile o meno alla causa climatica?

Esistono possibili progetti di fissione futuri, che prevedono ad esempio l’uso del Torio al posto dell’Uranio e che permetterebbero di ritornare all’ambiente dopo qualche centinaia di anni, ma sempre con una intensissima ed invariata radioattività iniziale che va rigorosamente isolata dall’ambiente. Su ben più lunghi tempi, la fusione con elementi leggeri. Tuttavia nel caso deuterio-trizio (iter ) il numero di neutroni per una data energia prodotta è ancora maggiore di quello della fissione tradizionale. A mio parere la fusione nucleare del futuro deve essere a-neutronica, cioè senza neutroni, come ad esempio il processo p + b 11 —> 3 h e4 + 8.68 m e v che potrebbe generare elettricità direttamente da tre alfa finali.

È possibile raggiungere la decarbonizzazione impiegando solo energie rinnovabili ?

Il più grande sforzo innovativo è attualmente concentrato sulle Energie rinnovabili, come il solare e l’eolico. Ma esistono anche importanti nuove iniziative basate sui fossili ed in particolare sul gas naturale. Il metodo commerciale classico msr è basato sulla produzione di idrogeno dal gas naturale. Tuttavia si producono ben 4 kg di co 2 per ogni kg di idrogeno. Una possibile futura tecnologia ( tdm ) è basata sul processo alternativo ch 4 -> 2 h 2 + c , cioè la produzione di Idrogeno e carbone solido a partire dal gas naturale senza emissioni di co 2. La fase iniziale del progetto è stata completata con successo e l’industrializzazione è attualmente allo studio con un primo impianto di alcuni mw att di potenza. L’idrogeno è quindi oggi un prodotto in crescente sviluppo. Tuttavia, secondo molti, il sostituto futuro deve essere un liquido con le facilità odierne del petrolio. Partendo dal progetto tdm e aggiungendo co 2 già precedentemente prodotta si può produrre Metanolo, un sostituto liquido del petrolio, grazie alla reazione 3 h 2 + co 2 -> ch3oh + h2o . Tra i prodotti derivati, il di-metile-etere (dme ) è un ottimo sostituto della benzina. Quando infine il Metanolo (o un suo prodotto derivato) è poi bruciato, ch3oh + (1.5) o 2 -> co 2 + 2 h2o , la co 2 già prodotta può essere restituita all’atmosfera.

Esistono i presupposti per abbandonare definitivamente l’energia nucleare?

Mondialmente il nucleare attuale rappresenta il 10% dell’energia elettrica prodotta. Se esso fosse rimpiazzato da altre forme energetiche ciò non sarebbe impossibile, quantunque probabilmente non realizzabile in quanto richiederebbe l’eliminazione degli armamenti nucleari.

Quest’ultima, logicamente, corrisponde a un vivo auspicio del nostro giornale e di gran parte della comunità internazionale. Lei ha sostenuto un progetto italiano per lo sviluppo di una nuova tecnologia per l'energia nucleare pulita e sicura (quello dall'azienda Newcleo). Vuole spiegarci meglio di cosa si tratta?

È da molto tempo che io ho proposto un metodo alternativo sotto-critico ads basato sul controllo di un acceleratore a protoni e l’uso del Torio al posto dell’Uranio, recentemente ripreso da NewCleo. Persiste comunque il problema di gestire una radioattività considerevole, specialmente per molti piccoli reattori.

All’indomani dell’incidente nella centrale nucleare giapponese di Fukushima, lei chiese di aprire una riflessione su quanto era accaduto. Cosa è cambiato da allora?

Nel caso del Giappone le conseguenze sono state evidenti. A partire dai 54 impianti nucleari prima di Fukushima, solo nove sono oggi in operazione. In un’analisi dell’opinione pubblica del 2019, mentre per il 12% il nucleare va mantenuto o aumentato, per il 60 % il nucleare va chiuso o abolito immediatamente.

A che punto siamo con il dibattito scientifico e tecnologico in materia di nucleare?

Attualmente ci sono 52 reattori nucleari convenzionali in costruzione di cui 6 in Europa. È fondamentale garantire che le scorie radioattive vengano messe in sicurezza riducendo i tempi di decadimento di queste sostanze, che altrimenti resterebbero pericolose per tempi molto più lunghi dei possibili orizzonti temporali dell’umanità.

di Davide Dionisi