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L’esperienza di sacerdoti e laici che da cinquant’anni rilanciano l’amicizia nata nel seminario di Molfetta

Manuale

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18 novembre 2021

Lo stile sinodale ce l’hanno dentro, da mezzo secolo. C’è poco da dire. Se già nel 1971, in quel crocevia di fraternità che è stato il seminario regionale di Molfetta, respirando a pieni polmoni la novità e la freschezza del Concilio Vaticano ii , hanno scelto di non perdersi di vista — per sostenersi l’un l’altro nell’amicizia e nella preghiera — qualunque fossero le strade delle loro vite... beh, se non è stile sinodale questo!

Protagonisti di questa storia di fede, straordinaria per la sua originale semplicità, sono i 60 ex allievi del seminario di Molfetta denominati Corso ’71 dall’anno in cui terminarono gli studi in quella comunità. E sì, cinquant’anni fa: l’anniversario lo hanno festeggiato insieme — sacerdoti e laici — ma con l’idea, davvero sinodale, di continuare a camminare insieme.

«Nella grande amicizia, siamo tutti diversi. Il filo rosso che ci unisce va dalla formazione comune in seminario alla ricezione del Concilio Vaticano ii nelle diverse situazioni di tempi e luoghi vissute» spiega Vito Piepoli, appassionato segretario “senza scadenza” e memoria del gruppo. Costituito l’8 giugno 1971 dagli studenti di 5° anno, prima di uscire dal seminario, Corso ’71 è nato proprio «da una forte e condivisa volontà di non disperdersi».

Con un cardinale, 3 vescovi e 37 sacerdoti ci sono i 19 laici, «con le loro famiglie e con le loro professionalità — fa presente Piepoli — e con pari dignità di base per tutti, umana e battesimale: carismi e ministeri vengono dopo».

È lo stesso criterio che Piepoli, aiutato dalla moglie Maria Rosaria, ha adottato per la redazione di un volume che è un significativo «manuale di sinodalità»: Vescovi preti laici si raccontano (2021, Ecumenica editrice, Bari) donato a Papa Francesco nell’udienza generale dello scorso 27 ottobre.

Ciascun componente di Corso ’71 è stato invitato a raccontare la sua storia: meglio, a condividerla. Le testimonianze, riportate secondo l’ordine alfabetico degli autori, si aprono con una piccola ma efficace scheda biografica per condividere, appunto, la strada percorsa e le prospettive di testimonianza. E sì, perché queste pagine profumano di futuro. Non sono “soltanto” una bella raccolta di esperienze “al passato”. Anzi, qui il “vissuto” è un trampolino di lancio per il domani e per le nuove generazioni.

E, così, chi vuole saperne di più sull’esperienza di Semeraro Marcello — oggi cardinale prefetto della Congregazione delle cause dei santi — deve andare alla lettera “s”, alla pagina 377. Lo stesso per Santoro Filippo — oggi arcivescovo di Taranto — del quale si può leggere la testimonianza a pagina 337. Per Musarò Bruno — oggi nunzio apostolico in Costa Rica — dunque, si deve andare alla lettera “m” e per Caliandro Domenico — oggi arcivescovo di Brindisi-Ostuni — alla lettera “c”.

Niente retorica. Qui, in ogni pagina c’è vita vera, senza nascondere nulla: speranze e delusioni, slanci e problemi. Alla “p” di Parisi Antonio si vive la bellezza della musica per la liturgia, mentre alla “m” di Miracapillo Vito ci si trova a tu per tu con un missionario espulso dal Brasile nel 1980 perché... missionario, poi “riabbracciato” dopo 10 anni e con la cittadinanza brasiliana. Poco prima, sempre alla lettera “m” s’incontra Mangano Giuseppe: «padre, nonno e ora prete ordinato a 71 anni» dall’arcivescovo di Bologna.

E ci sono i laici, come Piepoli, appunto, che si raccontano a tutto tondo: Cutrone, Di Nunno, Iacovelli, Leuzzi, Liso, Muscatello, Panzarino, Pellegrini, Perrone, Santo, Scarascia, Sciannameo, Sibilio, Tricarico…

Un approccio superficiale, distratto, potrebbe indurre in errore, quasi che questi uomini avessero lasciato il sacerdozio, rimanendo poi in fraternità con i loro compagni. No, questi uomini sono usciti laici dal seminario, come laici erano entrati. Rimanendo, con le loro famiglie e la loro fede, uniti agli amici ordinati sacerdoti, «camminano insieme verso l’alba di Pasqua, a cui allude l’attualità della copertina con l’alba sul mare di Bari, ripresa da Michele Cassano lo scorso 6 giugno» aggiunge Piepoli.

Con fraternità ci sono anche le memorie di cinque componenti del gruppo, morti prematuramente: è un fatto che sono presenti per sempre nella comunione dei santi.

«In appendice del libro c’è la serie dettagliata dei 53 incontri di Corso ’71 realizzati fino al 2020» fa notare ancora Piepoli. «Quest’anno abbiamo avuto ben due giubilei comuni: a Roma il 27 ottobre, con l’udienza dal Papa e la concelebrazione nel santuario della Divina Misericordia, e a Molfetta il 3 novembre, con la concelebrazione nel nostro seminario».

Monsignor Salvatore Palese, già professore di storia della Chiesa e poi preside della Facoltà Teologica Pugliese, nella fraterna presentazione del libro — ricco anche di splendide fotografie — così scrive di questa originale comunità: «A me ha fatto bene leggere le narrazioni degli amici cinquant’anni dopo. Nelle molteplici vicende di ciascuno, ho intravisto ancora una volta quanta ricchezza suscita lo Spirito nel popolo di Dio e come, in fondo, è bella la Chiesa di Gesù».

Sì, vescovi e sacerdoti, uomini del post-Concilio, impegnati in tanti campi pastorali, raccontano efficacemente il loro servizio. Ma, forse, la parte più originale e significativa — quella che più sorprende e interpella — come scrive don Palese, è costituita dalle «narrazioni degli amici che, dopo alcuni anni di seminario, hanno intrapreso altre carriere professionali e l’esperienza di formare una loro famiglia». E ha ragione nell’indicare questa esperienza della «convivialità delle differenze» come «un fatto straordinario per i nostri tempi, così frantumati, densi di indifferenze e di solitudine».

Per questo motivo sono, forse, proprio le storie dei laici, anch’essi uomini del post-Concilio a pieno titolo, ai quali si dà solitamente meno voce, quelle che più ti raggiungono, magari con un bel pugno allo stomaco per smuovere rassegnazioni, cliché e svogliatezza: la comunità di Corso ’71 testimonia — da cinquant’anni — fedeltà, coraggio e fede, nella speranza, nella carità e nella diversità delle strade e dei carismi, che è anche un invito di attualità a camminare insieme, nel solco del Concilio e nella nuova modalità sinodale. (giampaolo mattei)