· Città del Vaticano ·

Leggere la propria vita
alla luce
dell’esperienza biblica

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18 novembre 2021

È arrivata in libreria l’opera in due volumi «Guida di Terra Santa. Bibbia, archeologia, catechesi», che analizza le nuove scoperte archeologiche con attenzione anche ai luoghi dell’Antico Testamento e un approccio catechetico. Sul tema, Debora Donnini intervista Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, e don Francesco Giosuè Voltaggio, rettore del Seminario Redemptoris Mater di Galilea, che è anche uno degli autori.

Una full immersion nella Terra dove la storia della salvezza si fa geografia della salvezza. È l’intento della Guida di Terra Santa. Bibbia, archeologia, catechesi, edita recentemente da Chirico in due volumi (Giudea e Neghev, Galilea e Samaria), e realizzata da don Germano Lori e don Francesco Giosuè Voltaggio con la collaborazione di Mattia d’Ambrosi. Corredata da foto e cartine ma soprattutto dalla ricchezza delle più recenti scoperte archeologiche, dalla ritraduzione di tutte le fonti antiche — ad eccezione delle citazioni bibliche in italiano tratte dalla Sacra Bibbia della Cei editio princeps del 2008 — e da una ampia lettura catechetica, la Guida offre anche largo spazio ai luoghi dell’Antico Testamento.

E in Terra Santa come pellegrini, in meno di sessant’anni, si sono recati quattro Pontefici: Paolo vi nel 1964, Giovanni Paolo ii nel 2000, Benedetto xvi nel 2009 e Papa Francesco nel 2014. «Un fatto unico nella storia della Chiesa» sottolinea nella Presentazione alla Guida il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa che vive da oltre 30 anni in Terra Santa.

Questa «Guida di Terra Santa. Bibbia, archeologia, catechesi» quale novità offre ai lettori nell’avvicinarli alla geografia e alla storia della salvezza?

Credo che già il titolo dica molto. Innanzitutto sono tante le guide di Terra Santa e questa è l’ultima in ordine di tempo. Quindi, è certamente la più aggiornata. Ha un contenuto molto scientifico, però scritto in un linguaggio avvicinabile a tutti, non per pochi. Ha una buona base biblica e poi — forse è quello che la caratterizza di più — oltre all’aspetto storico, archeologico e biblico, propone anche delle piste di catechesi, di lettura spirituale dei brani biblici letti sui luoghi. Questo penso sia un grande aiuto, soprattutto per il pellegrino che spesso ha bisogno di essere accompagnato per leggere la propria vita alla luce dell'esperienza biblica.

C’è qualche particolare della Guida relativo a qualche luogo concreto che l’ha colpita di più?

Penso a Emmaus: mi è piaciuta molto la spiegazione. Quello che mi colpisce è che in genere le Guide di Terra Santa sono per oltre il 90 per cento — giustamente penso — focalizzate sul Nuovo Testamento. In questa Guida di Terra Santa c’è anche molta attenzione ai luoghi antico testamentari, penso a Hebron e ad altri luoghi simili, con piste catechetiche anche per queste località. Quindi, credo che sia un qualcosa di particolare tipico della Terra Santa.

«Senza geografia non vi è storia», scrive nella Presentazione ricordando che appunto il cristianesimo non è una filosofia ma un incontro con una Persona vivente. In questo senso, in base alla sua esperienza concreta, il pellegrinaggio in Terra Santa come aiuta i pellegrini?

Aiuta molto. In genere la mia esperienza è che i pellegrini, una volta arrivati in Terra Santa, fanno anche un’esperienza di un cambiamento nella loro vita di fede. Quando arrivi in Terra Santa, ti accorgi che Betlemme, Nazareth, Betania, non sono semplicemente luoghi della memoria, ma sono realtà concrete. E questo aiuta ad avvicinarsi alla persona Gesù come una realtà concreta.

Lei sottolinea che l’importanza di questo luogo, culla di civiltà e crocevia di popoli e religioni, non è costituita solo dalla storia che “le pietre” testimoniano ma anche dalla presenza degli arabi cristiani. Come la Chiesa li sostiene, considerando anche il fenomeno dell’esodo dei cristiani dal Medio Oriente?

Purtroppo non solo in Terra Santa ma in tutto il Medio Oriente la situazione politica, le guerre, i conflitti, le tensioni religiose, e soprattutto poi una povertà endemica, con un’economia sempre in crisi, fa sì che il numero dei cristiani diventi sempre più esile. Detto questo però la Chiesa non è ripiegata su di sé, non siamo una comunità in via di sparizione. Sono tante le attività, penso soprattutto alle scuole, agli ospedali, alle case per anziani. La Chiesa è molto presente sia nel creare occasioni di lavoro — perché bisogna essere concreti per la comunità cristiana — sia anche per creare occasioni di incontro, di relazione, con tutto il territorio. La Chiesa è molto attiva su questo.

La vocazione della Chiesa in quelle terre è di costruire un rapporto positivo e sereno con le comunità ebraica e musulmana. Lei sottolinea nella Presentazione che si tratta di una chiamata a essere un ponte fra Israele e Palestina, richiamando con franchezza ai doveri di giustizia e accompagnando con amore paziente. Una vocazione non semplice. Come Patriarca di Gerusalemme dei Latini come aiuta i cristiani a costruire questo ponte?

Innanzitutto bisogna avere chiaro quale è il nostro ruolo come cristiani, come Chiesa. Bisogna avere chiaro che non è quello di fare politica, nel senso partitico, nel senso nazionalistico. La Chiesa fa politica nel senso alto: richiamandosi appunto ai grandi principi di giustizia e anche di necessità di incontro e di dialogo. È una linea molto sottile, soprattutto qui in Terra Santa, dove la politica entra dappertutto. Innanzitutto, per prima cosa bisogna mantenere ben chiaro quale sia il confine delle competenze e dei ruoli. E poi soprattutto fare sì che il rapporto con la Parola di Dio, la propria fede, illumini anche le nostre relazioni. Questo significa richiamare tutti alla giustizia, al rispetto della dignità delle persone, penso in particolare alla popolazione palestinese. Dall'altro lato sapere che non saremo completi finché non saremo in relazione con tutti. Quindi cercare, nonostante tutto, di costruire relazioni con fatica, con pazienza, ma anche con determinazione perché questo è il nostro ruolo e credo che
questo sia possibile.

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Sulla profonda unione fra storia e geografia della salvezza si sofferma uno degli autori della nuova Guida, don Francesco Giosuè Voltaggio, biblista, professore presso lo Studium Theologicum Galilaeae, e rettore del seminario Redemptoris Mater di Galilea, che esprime gioia perché i pellegrini in Terra Santa stanno cominciando a ritornare. Con questo lavoro, spiega, si vogliono aiutare i fedeli, particolarmente i pellegrini, a sondare questa straordinaria ricchezza delle testimonianze archeologiche e letterarie dei luoghi Santi. «Conoscere la Terra Santa è un’esperienza unica perché è un crocevia unico di religioni e di culture e per noi è il luogo in cui si sono aperti i cieli e Dio si è fatto vicino all'uomo. Da qui l’importanza enorme della geografia della salvezza perché la nostra salvezza ha avuto un luogo». In merito alla parte catechetica presente nella Guida, don Voltaggio sottolinea che è fondamentale avere delle chiavi ermeneutiche, cioè di interpretazione, delle «piste di meditazione», «per ricordare in questi luoghi che Dio è un Dio vivo, che la storia della salvezza è ancora viva per noi oggi e per tutti i pellegrini che si recano in Terra Santa». Nella Guida c’è molta attenzione ai padri della Chiesa e alla tradizione ebraica. In merito don Voltaggio spiega che lo stile dell’opera è divulgativo ma, nello stesso tempo, si è voluta realizzare un’opera scientifica. C’è un aggiornamento compiuto in base alle nuove scoperte archeologiche, sono state ritradotte le fonti antiche dalle varie lingue. A proposito dell’attenzione che la Guida riserva anche ai luoghi dell’Antico Testamento, don Voltaggio sottolinea che bisogna considerare che nei primi secoli erano fondamentali anche questi luoghi, basti pensare che addirittura al tempo di Eusebio di Cesarea, nel iv secolo, si elencavano più luoghi dell’Antico che del Nuovo. Oggi, ovviamente, è normale che con il passare dei secoli, i luoghi santi legati alla vita di Gesù, della Vergine Maria, dei primi Apostoli, abbiano assunto un ruolo preminente. L’intento della Guida è di aiutare il lettore a scoprire e riscoprire alcuni luoghi anche dell'Antico Testamento, spesso poco noti al grande pubblico, ma che sono di un interesse straordinario per la nostra fede.

Anche don Voltaggio torna a ricordare che «la nostra fede cristiana è tutta fondata sulla notizia di un fatto storico realmente avvenuto, un incontro concreto con Cristo»; «senza storia della salvezza, senza geografia della salvezza, la nostra fede rischia di diventare una gnosi, cioè un mero messaggio filosofico, o un insieme di leggi mentre il centro della nostra fede è questa notizia di un fatto storico veramente avvenuto come cantiamo nella sequenza di Pasqua: “Sì, ne siamo certi Cristo è davvero risorto”».

di Debora Donnini