· Città del Vaticano ·

Il racconto

In Afghanistan un piccolo “esercito” armato di rosari

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17 novembre 2021

È «naturalmente» pronto a tornare «anche subito» in Afghanistan il piccolo “esercito”, composto da 7 persone armate solo di rosari, costretto a lasciare quella terra per l’ascesa al potere dei talebani. E stamani tutte e 7 hanno raccontato a Papa Francesco la loro storia. Con padre Giovanni Scalese, barnabita, superiore della missio sui iuris in Afghanistan — che per sette anni è stato, praticamente, il “parroco di Kabul” — c’erano quattro Missionarie della carità — la congregazione fondata da madre Teresa — che nella capitale afghana ospitavano 14 bambini orfani, oggi accolti nella loro casa a Torbellamonaca. Salvarli, dicono, è stato il primo pensiero. Sono suor Marie Beth (la superiora della comunità di Kabul), suor Fortunata, suor Rosarius e suor Jose Aimeè. Con loro all’udienza anche suor Fatima Chiara, superiora della congregazione per l’Asia centrale. E suor Shanat, rappresentante della comunità inter-congregazionale Pro bambini di Kabul che, spiega padre Scalese, è riuscita a mettere in salvo le 15 famiglie, con bimbi disabili, assistite e ora ospiti di diverse case religiose.

E stamani, in Aula Paolo vi , la visita che Francesco farà a Firenze, domenica 27 febbraio, ha avuto un piccolo ma significativo “prologo” con la consegna di un anello dal forte valore simbolico. “Anello della Natività” lo ha battezzato il maestro Giovanni Burgalassi che dopo una vita da restauratore all’Opificio delle Pietre Dure, da pensionato ha rilanciato la sua passione per esprimere, con l’arte, la propria fede incastonata nella storia stessa di Firenze.

Con particolare affetto il Papa ha accolto i bambini ricoverati nel reparto oncologico del policlinico San Matteo di Pavia, accompagnati dai loro genitori, dall’équipe medica e anche da tre clown — con i loro colorati camici — dell’associazione La compagnia del sorriso, attiva da vent’anni.

Significativo, poi, l’incontro con quaranta responsabili politici della zona di Nanterre, alla periferia di Parigi, accompagnati dal vescovo Matthieu Rougé, a Roma per un pellegrinaggio e viaggio di studio iniziato domenica scorsa.

Un particolare saluto il Pontefice ha rivolto ai rettori e agli operatori dei santuari italiani che stanno prendendo parte al 55° convegno nazionale, a Roma, dal 15 al 19 novembre. «Sinodalità e santuari» è il tema, fa presente padre Mario Magro, presidente del Collegamento nazionale santuari.

Erano presenti anche le 55 religiose — con la superiora generale suor Bimla Minj — partecipanti al capitolo generale delle suore Orsoline della congregazione di Tildonk (Belgio): fondata nel 1818, ispirata al carisma di sant’Angela Merici, è impegnata nella formazione dei giovani. Presenti anche le 36 religiose della Société des filles du coeur de Marie che stanno vivendo il cammino di preparazione al 35° capitolo generale. Accompagnate dalla superiora generale, suor María del Carmen Vergara González, vengono da India, Portogallo, Burkina Faso, Belgio e Messico.

Ha celebrato, con il Papa, 104 anni di vita e di servizio l’istituto secolare Volontarie di Don Bosco. Ricordando anche i 90 anni dalla morte del fondatore, il beato don Filippo Rinaldi. L’istituto conta oggi 1.200 membri, nei cinque continenti.

Francesco ha poi incoraggiato i sacerdoti provenienti da diversi Paesi, che hanno preso parte al corso di formazione promosso dal Movimento dei Focolari nel centro di spiritualità Vinea Mea a Incisa Valdarno. E anche i pellegrini venuti dal Camerun, che a Milano parteciperanno a un forum di imprenditori per promuovere iniziative di sviluppo economico e sociale nel Paese africano, con l’obiettivo della riduzione della povertà attraverso politiche di attenzione alle persone.

di Giampaolo Mattei