· Città del Vaticano ·

Videomessaggio del cardinale Parolin a un convegno ad Assisi

Eliminare le armi nucleari è un imperativo morale e umanitario

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17 novembre 2021

La pandemia «ci sta insegnando una lezione preziosa», e cioè che «è necessario riconsiderare il nostro concetto di sicurezza», che «non si può basare sulla minaccia della distruzione reciproca e sulla paura, bensì deve trovare il proprio fondamento nella giustizia, nello sviluppo umano integrale, nel rispetto dei diritti umani, nella cura del Creato, nella promozione di strutture educative e sanitarie, nel dialogo e nella solidarietà». Ad affermarlo è il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, inaugurando con un videomessaggio il convegno «La conversione delle armi nucleari? Conviene!», organizzato dal Comitato per una civiltà dell’amore e che si è svolto questa mattina nella sala stampa del Sacro Convento di Assisi.

L’incontro riunisce diverse realtà impegnate nel promuovere il disarmo, l’eliminazione degli arsenali nucleari e la loro conversione in iniziative di pace. Realtà lodate dal segretario di Stato per i loro sforzi in linea con la visione della Santa Sede di una comunità internazionale basata sullo sviluppo e il rafforzamento di una «fiducia reale e duratura» tra le Nazioni. Nella ricerca del bene comune è quindi urgente, spiega ancora il cardinale Parolin, adottare strategie lungimiranti.

«L’obiettivo ultimo dell’eliminazione totale delle armi nucleari è al tempo stesso una sfida e un imperativo morale e umanitario», afferma il segretario di Stato, e «un approccio concreto dovrebbe promuovere una riflessione su un’etica della pace e della sicurezza multilaterale e cooperativa, che vada al di là della paura e dell’isolazionismo che permeano molti dibattiti attuali». In questo senso sono due i momenti nei prossimi mesi in cui la comunità internazionale ha la possibilità di riflettere su questi temi.

Il prossimo gennaio, infatti, si svolgerà la decima conferenza di revisione del Trattato di non-proliferazione nucleare che, ricorda Parolin, sarà «un momento cruciale per la comunità internazionale e in particolare per le potenze nucleari» per «dimostrare chiaramente la capacità di comprendere le sfide odierne, di affrontarle e di risolverle».  

A marzo, invece, ci sarà il primo meeting tra le parti firmatarie del recente Trattato per la proibizione delle armi nucleari, al quale non hanno aderito le potenze nucleari e gli Stati a loro alleati militarmente (con l’eccezione dei Paesi Bassi) ed entrato in vigore lo scorso gennaio. «Un successo della diplomazia multilaterale», lo ha definito Parolin, che ha ricordato anche come «la sua negoziazione ed entrata in vigore non sarebbero state possibili senza l’azione delle tante associazioni della società civile impegnate nella promozione continua del disarmo e della pace». In conclusione, il cardinale segretario di Stato ha ricordato le parole di Papa Francesco per la  54a Giornata mondiale della pace  del primo gennaio scorso, da considerarsi come una guida per i prossimi passi verso il disarmo. «Quanta dispersione di risorse c’è per le armi, in particolare per quelle nucleari?», si chiede il Papa.

La risposta è quella di destinare queste risorse per la promozione della pace, dello sviluppo e della salute, attraverso l’istituzione di «un fondo mondiale per potere eliminare definitivamente la fame e contribuire allo sviluppo dei Paesi più poveri».

di Michele Raviart