· Città del Vaticano ·

Mattarella sull’Europa e i migranti

Lo sconcertante divario tra le parole e i fatti

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16 novembre 2021

Quanto “dista” l’Europa dal confine con la Belarus divenuto drammaticamente il nuovo fulcro della crisi migratoria? Apparentemente qualche metro. Ma in realtà si rivela come uno spazio incolmabile, e non solo per i migranti che tentano di superarlo. È lo spazio che segna il divario etico che da tempo sembra accompagnare l’azione politica europea quando si affronta il problema migratorio. Uno spazio piccolo, sul quale però si gioca parte della credibilità dell’Unione. E ieri lo ha sottolineato con forza il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, inaugurando l’anno accademico dell’Università di Siena.

In «diverse parti nell’ambito dell’Unione europea», ha infatti detto, si è visto un fenomeno «di strano disallineamento, di incoerenza, di contraddittorietà, tra i principi dell’Unione, tra le solenni affermazioni di solidarietà nei confronti degli afghani che perdono la libertà e il rifiuto di accoglierli. Singolare atteggiamento, pensando all’atteggiamento e ai propositi dei fondatori dell’Unione europea che individuarono e indicarono orizzonti vasti, importanti, pur consapevoli delle difficoltà per raggiungerli, ma che affrontarono con coraggio e determinazione».

E se non fosse stato sufficientemente chiaro, il presidente Mattarella ha aggiunto alcune sottolineature: «Vi sono delle condizioni che sono sconcertanti. E sconcertante è quanto avviene in più luoghi ai confini dell’Unione. È sorprendente il divario tra i grandi principi proclamati e il non tener conto della fame e del freddo cui sono esposti esseri umani ai confini dell’Unione».

Le enunciazioni di principio s’infrangono da tempo contro l’impossibilità di trovare una linea comune che metta d’accordo le varie sensibilità. E quanto sta accadendo al confine tra Polonia e Belarus è solo l’ultima vicenda che evidenzia purtroppo le contraddizioni di una politica incapace di mettere insieme efficacemente le esigenze di sicurezza degli stati e le tutele e i diritti di cui dovrebbero godere profughi e migranti. È avvenuto lungo la rotta mediterranea, con le divisioni su chi e come pattugliare il mare, su a chi spettasse il compito di soccorrere, su chi dovesse farsi carico delle persone salvate, si ripete ora sulla rotta balcanica. Emerge, purtroppo, un uso politico dei migranti, ingannati con la falsa promessa di poter arrivare nell’Ue, diventati arma di ricatto, esercito disarmato e inconsapevole di una guerra di cui sono doppiamente vittime.

Come nelle acque del Mediterraneo, anche su quella rotta si muore. Di freddo. L’inverno lungo quel confine arriva prima. Le notti sono di ghiaccio. Tende, coperte, sacchi a pelo non bastano. E le vittime sarebbero già almeno una decina. Le “luci verdi” della speranza, le uniche a dare testimonianza di umanità su quel pezzo di terra segnato da reticolati e filo spinato, dovrebbero illuminare non solo il cammino dei tanti disperati usati come pedine di un cinico gioco politico, ma anche i palazzi di chi dovrebbe assumersi la responsabilità di far coincidere le enunciazioni di principio e le pubbliche affermazioni di solidarietà con i fatti concreti. Perché si tratta della vita di diverse centinaia di persone.

di Gaetano Vallini