· Città del Vaticano ·

Un pensatore performativo

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15 novembre 2021

Il 15 maggio 1829 Rosmini, in udienza da Papa Pio viii, si sentì dire dal Pontefice queste parole: «È volontà di Dio che voi vi occupiate nello scrivere libri: tale è la vostra vocazione. La Chiesa al presente ha gran bisogno di scrittori: dico, di scrittori solidi, di cui abbiamo somma scarsezza. Per influire utilmente sugli uomini, non rimane oggidì altro mezzo che quello di prenderli colla ragione, e per mezzo di questa condurli alla religione. Tenetevi certo, che voi potete recare un vantaggio assai maggiore al prossimo occupandovi nello scrivere, che non esercitando qualunque altra opera del sacro ministero». Il significato per lui fu chiaro: si trattava di un vero e proprio mandato che non poteva essere disatteso. Rosmini scrisse opere di straordinario spessore teoretico e di grandissima qualità teologica, ma fu proprio a causa di questi scritti che i suoi nemici, soprattutto all’interno della Chiesa, si mossero per contrastarlo. Il pensiero di Rosmini era studiato nelle università, nei seminari, in molti collegi e licei d’Italia, ma anche all’estero. La filosofia rosminiana, già esposta in opere fondamentali come il Nuovo Saggio sull’origine delle idee (Salviucci, Roma 1830), i Principi della scienza morale (Pogliani, Milano 1831), Il rinnovamento della filosofia in Italia (Pogliani, Milano 1836), la Filosofia della politica (Pogliani, Milano 1837), l’Antropologia in servizio della scienza morale (Pogliani, Milano 1838), attrasse l’attenzione di molti, e se vi furono grandi estimatori di questo pensiero, medesimamente, si palesarono alcuni avversari. Costoro, però, non si nascondevano dietro la maschera dell’anonimato o degli pseudonimi, mentre coloro i quali alimentarono le polemiche nei riguardi del Trattato della coscienza morale (Pogliani, Milano 1839) si mossero proprio in questo modo e lo fecero all’interno della Chiesa. Avvantaggiati dall’anonimato si spinsero sino alla tracotanza e all’insulto e fra i tanti opuscoli nei quali si dichiarava il Trattato teologicamente indegno, poiché avrebbe intaccato il probabilismo gesuitico, vi fu un libretto intitolato Alcune affermazioni del signor Antonio Rosmini, prete roveretano, con un saggio di riflessioni scritte da Eusebio Cristiano, che ebbe enorme diffusione. Molti intervennero in difesa di Rosmini, e quest’ultimo si sentì in dovere di replicare con la Risposta al finto Eusebio Cristiano. La querelle teologica fra sostenitori di Rosmini e antirosminiani nuoceva alla Chiesa e lo stesso Papa Gregorio xvi si sentì in dovere di intervenire nel 1843 imponendo il silenzio da ambo le parti. Rosmini continuò a scrivere opere, a svilupparne altre (si pensi al “grande frammento” della Teosofia che verrà stampato postumo) e a pubblicare scritti importantissimi, come la Filosofia del diritto (Pogliani, Milano 1841-1843), la Teodicea (Boniardi-Pogliani, Milano 1845), il Comunismo ed il socialismo. Ragionamento (Società tipografica, Firenze 1847), saggio in cui liquidava definitivamente le posizioni ideologiche sinistriche, e la Psicologia (Miglio, Novara 1846-1848), apprezzata anche da William James. Durante il ’48 diede alle stampe La Costituzione civile secondo la giustizia sociale (Redaelli, Milano 1848), scrisse su «Il Risorgimento» una serie di articoli su La Costituente del regno dell’Alta Italia e pubblicò Delle cinque piaghe della santa Chiesa (Veladini, Lugano 1848). Lo stesso Gioberti consigliò al presidente del ministero piemontese di scegliere Rosmini per la delicata missione diplomatica presso Papa Pio ix, affinché si riuscisse ad ottenere un concordato fra la Chiesa e il Regno sardo ed una confederazione di Stati italiani sotto la presidenza del Papa. Pio ix fu entusiasta di Rosmini e gli comunico di volerlo elevare alla dignità cardinalizia. Le cose non andarono così. La curia romana, da un lato, si trovava a dover mitigare l’entusiasmo del Papa per Rosmini, mentre la linea politica del governo piemontese, dall’altro, era enormemente cambiata con la successione di Perrone-Pinelli a Casati. Rosmini comprese che le condizioni non erano più le medesime di prima; sicché non solo non ricevette la nomina cardinalizia, ma divenne inviso a molti. Dopo i tumulti che a Roma portarono all’assassinio del ministro Rossi, Rosmini seguì Pio ix a Gaeta, mentre i suoi nemici riuscirono a far sì che La Costituzione civile secondo la giustizia sociale e Delle cinque piaghe della santa Chiesa fossero condannate dalla Sacra Congregazione dell’Indice. Rosmini cadde in disgrazia, si congedò dal Pontefice e fece ritorno a Stresa. Pio ix dispose un esame approfondito delle sue opere, aprendo così il primo capitolo di quella lunga fase della nota “Questione rosminiana” che si protrarrà sino alla beatificazione di Rosmini. Il Decreto della Sacra Congregazione dell’Indice del 3 luglio 1854, noto come “Dimittantur”, proscioglieva le opere di Rosmini da ogni accusa di eresia nei riguardi della fede cattolica, mentre il successivo Decreto della Congregazione del Sant’Uffizio del 14 dicembre 1887, noto come “Post obitum”, condannava 40 proposizioni tratte dalle opere postume di Rosmini, in quanto dichiarate non consone alla verità cattolica secondo la logica neotomista. Il Rosminianesimo, nonostante tutto, riuscì a dare i suoi frutti anche in contesti laici; sicché per un lungo periodo, vide l’alternarsi di vicende che, almeno a partire dal pontificato di Paolo vi, cominciarono a creare le premesse per una più che giustificata riabilitazione ecclesiastica di Rosmini e del suo pensiero. La “Questione rosminiana” si concluse con la Nota della Congregazione per la dottrina della fede del 1° luglio 2001, che permise, sotto il pontificato di Benedetto xvi, la beatificazione di Rosmini il 18 novembre 2007. Il Rosminianesimo sta conoscendo in questi anni una nuova stagione che lascia ben sperare per il suo futuro e quello della Chiesa. La sua teologia comincia ad essere finalmente valorizzata, così come il suo metodo sapienziale di cercare la verità, citato nel Proemio di Veritatis gaudium di Papa Francesco.

di Samuele Francesco Tadini