· Città del Vaticano ·

Mappe e percorsi

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11 novembre 2021

Un «lavoro nascosto, ma per sostenere tutto»: così ha definito il nostro impegno Papa Francesco al momento del commiato venerdì sera, 5 novembre. Aggiungeva che, «a volte, pensiamo al valore delle cose o delle persone che si vedono», e invece «ci sono tante, tante persone nascoste che portano avanti la vita, la famiglia, il mondo, la società, tutto, la cultura». Veramente consolante che il nostro lavoro in biblioteca —‒ una biblioteca impegnativa come la Vaticana! — sia stato accomunato a quello di tanti che operano senza mettersi in mostra, compiendo semplicemente il loro dovere, la loro missione. Il servizio alla cultura non come un piedistallo per apparire e farsi notare, ma come un dono da condividere a beneficio di molti. Proprio come suggerisce la frase evangelica citata dal Pontefice: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere belle e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5, 16).

Papa Francesco è venuto in Vaticana per inaugurare la Kerkorian Exhibition Hall, la nuova sala espositiva della Biblioteca (donata da Sanctuary of Culture Foundation), che in questi giorni si apre al pubblico con una mostra dedicata a riflettere sull’enciclica Fratelli tutti. La sottolineatura dell’aggettivo bello, secondo la traduzione letterale del testo utilizzata dal Santo Padre, ricorda che Gesù sfida i suoi discepoli «a risplendere, a rendere visibile la bellezza delle loro opere come una forma di lode a Dio». Dal lavorio nascosto, in una biblioteca, con le ricerche, gli studi, gli approfondimenti che lo caratterizzano, al frutto bello che ne consegue come condivisione e arricchimento di cultura, perché — precisava il Papa —‒ «il cuore umano [...] ha bisogno anche di cultura, di quello che tocca l’anima, che ravvicina l’essere umano alla sua dignità profonda. Per questo la Chiesa deve testimoniare l’importanza della bellezza e della cultura, dialogando con la particolare sete d’infinito che definisce l’essere umano».

Se dobbiamo dialogare, non stiamo certo rinchiusi. È interessante scoprire un apparente, gradevole paradosso: più approfondisci e più ti apri, perché ogni approfondimento nascosto e silenzioso ti anima interiormente e vuole prorompere in una comunicazione, in una spiegazione, in una condivisione. A che servirebbe faticare e poi nascondere? Trovare il tesoro e poi occultarlo, tenendolo segreto e alla fin fine infecondo? «Le culture si ammalano quando diventano autoreferenziali, quando perdono la curiosità e l’apertura all’altro. Quando escludono invece di integrare», ci ricordava ancora Papa Francesco.

Il dialogo che si esprime nella mostra ispirata a Fratelli tutti ha coinvolto opere della biblioteca e opere dell’artista contemporaneo Pietro Ruffo, intrecciando un percorso che ha impegnato insieme, in uno scambio reciproco, gli esperti della biblioteca e l’artista. Come in una partita di domino — suggeriscono i curatori della mostra — dove gli uni calano una tessera che, legandosi alla precedente, procede ulteriormente rilanciando una nuova tessera, in un percorso che ripropone opere antiche della biblioteca e creazioni nuove dell’artista. La parola percorso non è casuale: le opere esposte appartengono al mondo della cartografia: cartografia della terra, del cielo, mappe allegoriche e mappe di migrazioni. Vi troviamo, in particolare, un’antica carta del fiume Nilo nella descrizione di un viaggiatore turco del Seicento e la sua reinterpretazione moderna, in cui la «carta del Nilo diventa — ci ricordano ancora i curatori — l’emblema dello scorrere della civiltà umana e l’alveo del cammino della storia, lungo il quale si susseguono in una migrazione senza fine tutti i prototipi della sua antropologia». Papa Francesco ha commentato: «Apprezzo questa scommessa di realizzare un dialogo. La vita è arte dell’incontro» e, certo, «l’umanità ha bisogno di nuove mappe per scoprire il senso della fraternità, dell’amicizia sociale e del bene comune».

Mappe e percorsi di una Chiesa in uscita, come ama richiamare il Santo Padre, che la sera dell’inaugurazione ha applicato questa immagine alla biblioteca: «Tanto meglio essa serve la Chiesa se, oltre a custodire il passato, osa essere una frontiera del presente e del futuro», tenendo vive le radici, la memoria, e protendendosi verso i fiori e i frutti.

Vorrei rimarcare un’importante specificazione, richiamata dal Papa, riguardo alle «nuove mappe» che la biblioteca è chiamata a percorrere: «Penso in particolare — ci disse — alla necessità di passare dall’analogico al digitale, di tradurre sempre più il nostro patrimonio nei nuovi linguaggi». Un altro percorso da intraprendere, una mappa da tracciare, senza sottovalutare la sfida. Ce lo ricordava, concludendo, Papa Francesco: «È vero, è una sfida storica che dobbiamo affrontare con saggezza e audacia. Conto sulla Biblioteca Apostolica per tradurre il deposito del cristianesimo e la ricchezza dell’umanesimo nei linguaggi dell’oggi e del domani».

*Prefetto della Biblioteca Apostolica vaticana

di Cesare Pasini*