· Città del Vaticano ·

Francesco inaugura il nuovo spazio espositivo della Biblioteca apostolica vaticana

Il mondo ha bisogno di nuove mappe di fraternità e di bellezza

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06 novembre 2021

Un percorso che parte dalla cartografia di viaggio per arrivare fino alle mappe utopiche e allegoriche: è la mostra «T utti . Umanità in Cammino», visitata da Papa Francesco nel pomeriggio di ieri, venerdì 5 novembre, in occasione dell’inaugurazione del nuovo spazio espositivo permanente della Biblioteca apostolica vaticana (Bav). Nel richiamarsi alle riflessioni proposte dal Pontefice nell’enciclica «sulla fraternità e l’amicizia sociale», la rassegna è realizzata in collaborazione con l’artista romano Pietro Ruffo. Curata da don Giacomo Cardinali, Simona De Crescenzo e Delio Proverbio, ha come obiettivo instaurare un dialogo tra i tesori della Bav e le nuove istanze dell’arte contemporanea. Ecco il discorso pronunciato dal Papa durante la visita.

Cari fratelli e sorelle!

A tutti voi il mio cordiale saluto. Ringrazio il Cardinale Archivista e Bibliotecario per le sue parole. Saluto il Cardinale Farina che ha voluto onorarci con la sua presenza. Saluto il Prefetto, il Vice-Prefetto, i membri della comunità di lavoro della Biblioteca Apostolica Vaticana e tutti gli illustri invitati e amici presenti.

Nel Vangelo di Giovanni, l’aggettivo kalòs (bello) è usato esclusivamente con riferimento a Gesù e alla sua missione. È qui, per esempio, che appare sulle labbra di Gesù l’appellativo cristologico «Io sono il bel pastore» (10, 11), che noi traduciamo abitualmente «Io sono il buon pastore». È vero, Gesù è il pastore buono, ma anche bello. Nel Vangelo di Matteo, invece, Gesù parla della bellezza dei suoi discepoli: li sfida a risplendere, a rendere visibile la bellezza delle loro opere come una forma di lode a Dio: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere belle e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (5, 16).

La bellezza non è l’illusione fugace di un’apparenza o di un ornamento: nasce invece dalla radice di bontà, di verità e di giustizia che sono suoi sinonimi. Ma non dobbiamo tralasciare di pensare e di parlare di bellezza, perché il cuore umano non ha bisogno solo di pane, non ha bisogno solo di quello che garantisce la sua immediata sopravvivenza: ha bisogno anche di cultura, di quello che tocca l’anima, che ravvicina l’essere umano alla sua dignità profonda. Per questo la Chiesa deve testimoniare l’importanza della bellezza e della cultura, dialogando con la particolare sete d’infinito che definisce l’essere umano.

Anche per questi motivi sono felice di inaugurare oggi la sala espositiva della Biblioteca Vaticana, e il mio augurio è che la sua luce risplenda. Risplenda certamente attraverso la scienza, ma anche attraverso la bellezza. E ringrazio tutti coloro che si sono tanto impegnati nella realizzazione di questo spazio, reso possibile dalla generosità di amici e benefattori e dall’attenzione e dalla cura architettonica e scientifica di professionisti.

Avete voluto che la mostra di apertura fosse una riflessione sull’Enciclica Fratelli tutti. L’avete impostata come un dialogo costruito su opere che appartengono alla Biblioteca e su lavori di un artista contemporaneo, che saluto e ringrazio. Apprezzo questa scommessa di realizzare un dialogo. La vita è arte dell’incontro. Le culture si ammalano quando diventano autoreferenziali, quando perdono la curiosità e l’apertura all’altro. Quando escludono invece di integrare. Che vantaggio abbiamo a farci guardiani di frontiere, invece che custodi dei nostri fratelli? La domanda che Dio ci ripete è quella: “Dov’è il tuo fratello?” (cfr. Gen 4, 9).

Cari amici, il mondo ha bisogno di nuove mappe. In questo cambiamento epocale che la pandemia ha accelerato, l’umanità ha bisogno di nuove mappe per scoprire il senso della fraternità, dell’amicizia sociale e del bene comune. La logica dei blocchi chiusi è sterile e piena di equivoci. Abbiamo bisogno di una nuova bellezza, che non sia più il solito riflesso del potere di alcuni, ma il mosaico coraggioso della diversità di tutti. Che non sia lo specchio di un antropocentrismo dispotico, ma un nuovo cantico delle creature, dove trovi effettiva concretezza un’ecologia integrale.

Fin dall’inizio del mio pontificato ho chiamato la Chiesa a farsi «Chiesa in uscita» (cfr. Esort. ap. Evangelii gaudium, 20-24) e protagonista della cultura dell’incontro. La stessa cosa vale per la Biblioteca. Tanto meglio essa serve la Chiesa se, oltre a custodire il passato, osa essere una frontiera del presente e del futuro. So che siete consapevoli di questo: che la nostra responsabilità è tenere vive le radici, la memoria, sempre protesi verso i fiori e i frutti. Sogniamo insieme “nuove mappe”. Penso in particolare alla necessità di passare dall’analogico al digitale, di tradurre sempre più il nostro patrimonio nei nuovi linguaggi. È vero, è una sfida storica che dobbiamo affrontare con saggezza e audacia. Conto sulla Biblioteca Apostolica per tradurre il deposito del cristianesimo e la ricchezza dell’umanesimo nei linguaggi dell’oggi e del domani.

Vi ringrazio per questo bel risultato del vostro lavoro e per il bene che fate. Vi accompagni la mia Benedizione. E per favore pregate per me. Grazie!

Al termine dell’incontro Papa Francesco si è rivolto ai dipendenti della Biblioteca con queste parole.

Grazie tante per il vostro lavoro, la vostra testimonianza: è lavoro nascosto ma per sostenere tutto... Noi, a volte, pensiamo al valore delle cose o delle persone che si vedono, ma ci sono tante, tante persone nascoste che portano avanti la vita, la famiglia, il mondo, la società, tutto, la cultura... Grazie a voi per questo lavoro, grazie. E chiedo al Signore che vi benedica, voi e le vostre famiglie. [Benedizione] E grazie, grazie un’altra volta.