· Città del Vaticano ·

Da guardiani di frontiere a custodi dei fratelli

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06 novembre 2021

La violenza delle onde e del vento che fanno inclinare paurosamente l’imbarcazione spingendola verso gli scogli lontano dalla riva, e nel buio della sera le urla di terrore delle 88 persone a bordo, tra cui donne e bambini, provano a sovrastare il frastuono del mare in burrasca: è una scena drammatica quella che mercoledì si presenta davanti agli occhi di alcuni abitanti di Canella, a Isola Capo Rizzuto (Crotone), i quali subito allertano la Polizia. Ma è impossibile intervenire via mare. E allora i soccorritori non esitano a entrare nell’acqua gelida e agitata, creando “un ponte di braccia” tra la barca e la spiaggia per mettere in salvo i migranti partiti tre giorni prima dalla Turchia.

Era già successo, il 24 luglio 2018, sempre a Isola Capo Rizzuto, quando un’imbarcazione con 56 persone si arenò a pochi metri dalla riva: allora a soccorrerli furono i vacanzieri coi pattini. E ancora prima, era Ferragosto 2013, una catena umana di bagnanti e soccorritori a Pachino (Siracusa), portò in salvo 160 migranti arrivati su un barcone a pochi metri dalla spiaggia.

Altre storie analoghe si potrebbero aggiungere. Storie, e immagini, di grande solidarietà e umanità, in contrasto con quelle di muri e reticolati, che raccontano di società sempre più chiuse e timorose, incapaci di accogliere.

Forse dovremmo chiederci, come ha fatto proprio ieri Papa Francesco, «che vantaggio abbiamo a farci guardiani di frontiere, invece che custodi dei nostri fratelli».

di Gaetano Vallini