· Città del Vaticano ·

Stato d’emergenza in Etiopia

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
03 novembre 2021

Addis Abeba , 3. Non c’è pace per l’Etiopia, stretta nella morsa di un conflitto, iniziato nella tormentata regione del Tigray e che si protrae ormai da quasi un anno. Le autorità etiopi hanno dichiarato lo stato d’emergenza nazionale, dopo che il Fronte popolare di liberazione del Tigray (Tplf) ha rivendicato di aver preso il controllo di due città strategiche — Dessiè e Kombolcha — e affermato di considerare un’avanzata verso la capitale Addis Abeba. Lo riferiscono i media ufficiali del Paese due giorni dopo che il primo ministro, Abiy Ahmed, ha esortato i suoi connazionali a prendere le armi per difendersi dai ribelli.

La misura, entrata in vigore ieri, ha lo scopo di «proteggere i civili dalle atrocità commesse in diverse parti del Paese dai membri del Tplf», un gruppo che il governo federale ha da tempo definito «terroristico», hanno fatto sapere il ministro della Giustizia e il ministro per le Comunicazioni governative. Dessiè, nella regione di Amhara, è diventata infatti da settimane il fulcro della nuova fase del conflitto tra i ribelli tigrini e le Forze di difesa nazionali etiopi (Endf).

La notizia della presa di Dessiè — cui si aggiunge quella, precedente, della vicina Kombolcha — è stata commentata anche da Abiy Ahmed: «Le battaglie possono andare male per diversi motivi, ma alla fine il Paese vincerà la guerra». Ieri, intanto, le autorità di Addis Abeba hanno invitato gli abitanti a registrare le loro armi e a prepararsi a difendere i loro quartieri.

Gli scontri che da novembre dello scorso anno proseguono tra il governo federale e le milizie del Tplf e che vedono come terreno di battaglia sia il Tigray sia le regioni limitrofe, si sono intensificati negli ultimi giorni con raid aerei su diverse città, tra cui la capitale del Tigray, Macallè, e Adwa, affermano diverse Ong.

«Estremamente preoccupato per l’escalation della violenza e la recente dichiarazione dello stato di emergenza», il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, da Glasgow — dove si trova per la Cop26 sul clima — ha acceso di nuovi i riflettori sul Tigray. Guterres ha detto che «la stabilità dell’intera regione è a rischio» e ha chiesto una «cessazione immediata delle ostilità, un accesso umanitario illimitato per fornire assistenza urgente salvavita e un dialogo nazionale inclusivo, per risolvere questa crisi e gettare le basi per la pace e la stabilità in tutto il Paese».