· Città del Vaticano ·

La visita alle capitolari delle Figlie di Maria ausiliatrice

Quando a sorpresa arriva il Papa a casa

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
28 ottobre 2021

È sempre un’emozione profonda incontrare il Papa, ma quando lo vedi varcare la soglia della tua casa, allora lo stupore, la gioia e la festa toccano il vertice.

Così è stato per noi lo scorso 22 ottobre. Avevamo chiesto da tempo la possibilità di un’udienza pontificia per le 172 Figlie di Maria ausiliatrice partecipanti al Capitolo generale xxiv , che è stato convocato per tre volte, essendo in tempi di pandemia.

Era stata stabilita la data dell’udienza, poi alla vigilia disdetta a motivo di un imprevisto. Il Papa avrebbe solo inviato un videomessaggio. Mentre stavamo attendendo raccolte in preghiera nell’aula l’atteso saluto in video, ecco la sorpresa! Alle 10.45, accompagnato dalla superiora generale emerita, Yvonne Reungoat, l’unica a sapere di questa visita a sorpresa, Papa Francesco entra sorridente nella grande aula capitolare della casa generalizia delle Figlie di Maria ausiliatrice a Roma, in via dell’Ateneo salesiano 81. È un’esplosione di gioia espressa in un battimani fragoroso e lunghissimo, mentre il Papa si dirige al tavolo della presidenza.

Con un sorriso pieno di arguzia, Francesco esordisce: «Sono venuto a portarvi il videomessaggio!». Constata di esser stato accolto con il tipico “rumore salesiano”, e poi augura a me, come neo-eletta superiora generale dell’istituto, un buon lavoro, insieme con il nuovo Consiglio. Salutando madre Yvonne — che era stata anni prima missionaria in Africa — dice sorridendo: «Mi auguro che la madre tornerà in Africa... E se non c’è posto in Africa, in Patagonia!».

Nell’aula l’emozione si può quasi toccare. Dopo la gioia della sorpresa, un ascolto attento della parola del Papa pervade tutte le sorelle provenienti da 58 nazioni dei cinque continenti. In una sala c’è il mondo, un mondo variegato di culture, di lingue e di colori.

Ognuna porta in sé le attese, le speranze, i dolori, le preoccupazioni non solo delle proprie comunità educanti, ma dei propri popoli segnati dalla pandemia e dalle sue evidenti drammatiche conseguenze. E oggi è certa che il Papa tutte le benedice.

Il mondo ha bisogno di speranza, per questo il tema del capitolo generale evoca un brano evangelico in cui in una festa di nozze, dove tutti sono allegri, si sta per sperimentare la mancanza del vino e quindi la perdita della gioia. Solo Gesù può provvedere a quella mancanza, dopo che Maria ha chiamato per nome quella che poteva diventare una vergogna: «Non hanno più vino!». E il miracolo del vino buono, abbondante, fa ritornare la festa e la speranza.

Il Papa nel suo discorso richiama appunto fin dall’inizio il tema scelto per questa assemblea capitolare: «Comunità generative di vita nel cuore della contemporaneità», che si illumina con le parole di Maria alle nozze di Cana «Fate tutto quello che Egli vi dirà» (Gv 2, 5).

Nel suo discorso — in parte letto e in gran parte a braccio — si intrecciano vari temi che Francesco declina nella realtà concreta della vita religiosa comunitaria e nella missione con i giovani: l’inserimento nel contesto sociale, la vita radicata saldamente in Cristo, il rischio della mondanità spirituale, la fedeltà creativa al carisma come fonte di giovinezza, il creare comunità intessute di rapporti intergenerazionali, interculturali, fraterne, cordiali, la cura delle sorelle anziane, il lavorare in sinergia con altre congregazioni, cercando di vivere relazioni di reciprocità e corresponsabilità.

Riferendosi al tema del capitolo sull’essere generative di vita nella missione educativa, esorta poi ad essere comunità missionarie, in uscita, protese ad annunciare il Vangelo alle periferie, con la passione — che definisce «impressionante» — delle prime Figlie di Maria ausiliatrice partite giovanissime per le missioni.

Nel ricordare l’imminente celebrazione dei 150 anni di fondazione dell’istituto, «un’opportunità di rinnovamento e di rivitalizzazione vocazionale e missionaria», Francesco ci esorta: «Non dimenticate la grazia delle origini, l’umiltà e la piccolezza degli inizi che resero trasparente l’azione di Dio nella vita e nel messaggio di quante, colme di stupore, iniziarono questo cammino. Maria Ausiliatrice vi aiuterà: siete sue figlie!».

Le sue parole toccano le corde più vibranti del cuore di tutte le capitolari che rispondono, non senza commozione, con un lungo applauso.

Accogliamo poi la sua benedizione come quella di Gesù che invoca su ciascuna e sui Paesi che rappresentiamo la presenza di Dio portatrice di grazia.

Il momento della presentazione dei doni ci fa assaporare il cuore di un padre che offre alla sua famiglia il regalo che ha scelto con cura e affetto tirandolo fuori dalla sua borsa: l’icona del giovane che porta sulle spalle un anziano, l’immagine di san Giuseppe raffigurato nel volto di un migrante, tre fascicoletti sui pericoli della vita comunitaria, il libro della Statio orbis e la corona del Rosario.

Quando si pensa che tutto sia finito, Francesco si alza e si dispone a salutare ogni sorella capitolare a cominciare dal nuovo Consiglio e da quello uscente. Ognuna lo avvicina con profonda commozione intrecciando la riverenza per il successore di Pietro con la più spontanea familiarità. Chi gli chiede la benedizione per il proprio Paese in guerra o lacerato da crisi politiche, chi gli promette la preghiera, chi — allo stile orientale — gli offre l’omaggio dell’accoglienza con una sciarpa colorata che gli pone sulle spalle, chi — come le argentine — gli porge il tipico “mate” che il Papa gusta con piacere, posando per una foto di gruppo.

L’aula capitolare vibra non solo di emozione, ma di incontenibile felicità. Si vorrebbe che quegli istanti non finissero mai.

L’incontro così solenne e al tempo stesso familiare termina con il canto: Maria fiducia nostra per invocare sul Papa e su tutta la Chiesa la dolce protezione di Maria ausiliatrice.

Francesco lascia l’aula e si dirige al salone-teatro dove saluta anche la comunità della casa generalizia e alcuni collaboratori e collaboratrici laiche.

Nessuna delle capitolari può scendere dall’aula per congedarsi dal Papa, solo madre Yvonne e io lo accompagniamo all’auto e ancora lo ringraziamo per questa sorpresa davvero imprevedibile e tanto più gradita. Le capitolari, con giovanile creatività, salutano il Papa dai vari terrazzi della casa ed egli, prima di salire in macchina, alza lo sguardo e ancora benedice e sorride.

Tutte siamo consapevoli che oggi la nostra casa e tutte noi abbiamo ricevuto una grande benedizione di Dio che pone un sigillo di grazia al capitolo generale xxiv e dà un ampio respiro di Chiesa alla nostra missione e al nostro cuore in festa colmo di gratitudine e di stupore!

Riconosciamo che questa visita è un dono inestimabile per il nostro istituto, un evento storico unico e indimenticabile e, al tempo stesso, un impegno, una nuova chiamata che ci rafforza nella responsabilità di vivere oggi con audacia e coraggio il carisma educativo come risposta alle sfide emergenti per preparare il futuro di un mondo nuovo.

L’incontro è per tutte noi anche una conferma della sollecitudine e dell’affetto del successore di Pietro per la vita consacrata femminile, dono dello Spirito alla Chiesa perché possa rendere presente oggi la maternità di Maria e la forza rivoluzionaria della tenerezza.

*Superiora generale
delle Figlie di Maria ausiliatrice

di Chiara Cazzuola*