· Città del Vaticano ·

A Damasco il cardinale Sandri incontra il clero e i consacrati

La carità è il volto più bello della Chiesa

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28 ottobre 2021

Una Chiesa di martiri quella in Siria, segnata dal sangue di molti cristiani vittime dell’odio, delle guerre e delle vendette. Proprio con un omaggio ai “martiri” di tutti i tempi, compresi anche quelli dei nostri giorni, è iniziata, mercoledì 27 ottobre, la seconda giornata della visita del cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. Dopo una breve sosta di preghiera nella cattedrale dell’eparchia maronita di Damasco, il porporato ha incontrato i sacerdoti appartenenti a tutte le circoscrizioni cattoliche della capitale e del sud del Paese, in particolare quella di Bosra e Haūrān dei greco-melkiti.

Il prefetto ha rivolto loro un breve saluto, nel quale ha fatto riferimento all’inizio del cammino sinodale della Chiesa locale, inaugurato il giorno precedente, e ha sottolineato che «la dimensione sinodale è un criterio di verifica del nostro essere Chiesa»: non soltanto per il fatto di appartenere a «Chiese patriarcali che hanno nel Sinodo dei vescovi accanto al patriarca la forma del loro governo», ma perché questa dimensione «ricade nel nostro pensarci ed agire quotidiano». Nelle relazioni tra vescovi e sacerdoti e nei rapporti tra questi e i fedeli, il riferimento «è e rimane il Maestro e Signore che nell’ultima Cena lava i piedi ai discepoli e dice loro: “Io sono in mezzo a voi come colui che serve”».

Tra i temi emersi nell’incontro, la grave emorragia dei fedeli, soprattutto giovani, che hanno lasciato il Paese o sognano di farlo, con l’esigenza di sostenere piccoli progetti per stare loro vicini, come fanno alcune comunità evangeliche provenienti dall’estero, la cui azione non è sempre facile da comprendere o è interpretata come forma di proselitismo in ambito ortodosso e anche cattolico. Del resto, proprio in ambito cattolico è necessario implementare il cammino di coordinamento nell’opera di carità, anche per evitare che qualcuno riceva più volte e ne approfitti, e qualche povero rimanga sempre più ai margini. Molti sacerdoti hanno ringraziato la Congregazione per i due interventi straordinari degli anni scorsi, con i quali il dicastero ha garantito un sussidio a ciascuno dei singoli presbiteri e religiosi in Siria.

Terminato l’incontro, il cardinale Sandri si è spostato alla sede di Caritas Siria e all’ufficio della Società San Vincenzo de’ Paoli. Sono stati evidenziati i diversi centri nei quali è attiva ed opera Caritas, alcuni anche nelle zone pericolose del nord est, con più di 300 operatori e 150 volontari su tutto il territorio nazionale. Gli interventi si sono diversificati nei vari luoghi del Paese, da Damasco al sud, ad Aleppo, al litorale di Tartous, a Homs, alla zona di Hassakè. In particolare qui è in corso una crisi umanitaria che coinvolge circa un milione di persone. Il prefetto ha ringraziato tutti i presenti, incoraggiandoli ad andare avanti, a mostrare il volto più bello della Chiesa, quello della carità di Cristo, che non guarda in faccia chi sta aiutando chiedendogli la sua appartenenza confessionale o religiosa, ma riconosce in lui il volto di Cristo.

La tappa successiva è stata la visita alla parrocchia caldea a Damasco, e poi alla cattedrale dell’esarcato patriarcale armeno. Nel pomeriggio il cardinale ha visitato alcune opere di carità — il dispensario di San Paolo e la mensa popolare — incontrando le suore chouerite melkite che lo dirigono e i volontari che da tempo preparano pasti per le persone indigenti. La realtà del dispensario è una di quelle più di recente inserite nel circuito degli “ospedali aperti” portato avanti dalla fondazione Avsi insieme al nunzio apostolico, cardinale Zenari.

Ultima tappa è stato l’incontro con i consacrati presenti nella capitale e nel sud della Siria, ai quali il porporato ha affidato tre consegne. La prima: «Portate la ricchezza della vostra esperienza, il vostro impegno nei diversi ambiti scolastico, assistenziale, caritativo, pastorale e fatela fluire dentro il cammino sinodale». Poi, l’invito a essere «persone liete e contente»: nonostante le violenze, le oscurità che «avete visto e attraversato, prendete sul serio — ha esortato — il dono della gioia cristiana, che niente e nessuno può togliere». Infine, l’ultima consegna: «Lavorate insieme e tra di voi: che si instauri la sinodalità della vita religiosa, come profezia della vita futura di cui la vostra consacrazione è testimonianza».