· Città del Vaticano ·

Iniziata nella capitale Damasco la visita del cardinale Sandri alla martoriata nazione

La carezza di Francesco alla Siria

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27 ottobre 2021

Il saluto, la benedizione e la carezza di Papa Francesco sui volti rigati dalle lacrime. Li ha simbolicamente portati il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, ai fedeli e a tutta la popolazione siriana martoriata da anni di guerre e distruzioni. Non solo preghiera e solidarietà, ma anche aiuto concreto. Infatti, il porporato ha consegnato loro, a nome del Pontefice, il dono del dicastero: un contributo di 10.000 dollari statunitensi per ogni circoscrizione cattolica del Paese — per un totale di 170.000 dollari — per sostenere le situazioni di maggior bisogno individuate da ogni vescovo. È iniziata così la prima giornata della visita del porporato nel Paese mediorientale, che si prolungherà fino al 3 novembre.

Prima tappa, l’incontro con i vescovi, svoltosi presso la sede del Patriarcato greco-melkita martedì mattina, 26 ottobre. Accolto dal patriarca, Youssef Absi, e dai vescovi cattolici di Siria riuniti per la loro assemblea, il prefetto ha rivolto un breve saluto al cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico, ringraziandolo per la sua «presenza attenta che si prolunga sin dal 2008». Infatti, anche «nei tempi più bui egli è restato con voi — ha detto ai presenti — e non ha smesso di unire la sua alla vostra voce chiedendo aiuti, il rispetto dei diritti, e insieme accompagnando con attenzione la vita della Chiesa cattolica in Siria».

Il porporato ha poi espresso gratitudine ai patriarchi e ai vescovi cattolici di Siria, che in «modo spesso eroico» si sono adoperati «per destare l’attenzione sul vostro Paese portando un po’ ovunque la vostra testimonianza e ricevendo un torrente di solidarietà concreta che ha contribuito a mantenere viva la speranza».

Il prefetto ha invitato tutti insieme a pregare, a «invocare il dono dello Spirito» e a interrogarsi «come singoli e comunità del nostro modo di stare di fronte al presente della Siria», ponendo non solo la questione «dove sei, o Siria?» o «dove sei comunità internazionale?», ma anche «dove sei, Chiesa cattolica in Siria?».

A questo proposito, Sandri ha sottolineato la testimonianza di quanti sono rimasti fedeli al Signore annunciando «il suo Nome sino al dono della vita» o di quanti «sono stati rapiti e sottratti all’affetto dei loro cari e delle loro comunità». Tuttavia è anche giusto interrogarsi per capire «su chi o che cosa abbiamo riposto la speranza di salvezza». Il prefetto ha ricordato, al riguardo, il profeta Geremia, il quale «ricorda che la nostra salvezza è nel Signore soltanto, perché i regni umani passano, tutti, ma soltanto la sua parola ci dona libertà e futuro». Questa è una prima domanda che «è affidata a ciascuno di noi, ovunque si trovi a vivere ed operare, quindi anche in Siria».

Al termine dell’incontro con i vescovi del Paese, il cardinale Sandri ha annunciato la convocazione di una conferenza nel marzo 2022 a Damasco, con l’episcopato e con tutti gli operatori della carità delle singole eparchie, proseguendo così l’attività avviata nel 2016 in Libano, con il coordinamento del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, la nunziatura apostolica a Damasco, i dicasteri interessati della Curia romana e le agenzie della Roaco.

L’apertura del dibattito tra i vescovi ha visto soprattutto emergere una riflessione sul cammino sinodale voluto da Papa Francesco per la Chiesa universale, che attualmente si svolge a livello delle singole circoscrizioni ma che dovrà prevedere una seconda fase: considerando la situazione particolare della Siria, si è espresso l’auspicio che essa possa svolgersi sia a livello dei Sinodi delle Chiese patriarcali, sia a livello dell’assemblea della gerarchia cattolica in Siria. Il prefetto ha precisato i diversi passi ribaditi anche dal cardinale Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi, e l’importanza di lavorare in modo approfondito in questa fase nelle singole eparchie. Infatti, la sinodalità non è una struttura di governo ma uno stile di vita e un pensare la Chiesa.

Circa la tematica della «sinodalità della carità» e il cammino verso la conferenza del marzo 2022 (date proposte dal 15 al 17), diversi vescovi sono intervenuti per portare la propria esperienza e il proprio contributo, offrendo suggerimenti per le giornate di lavoro che si stanno organizzando. Si è sottolineata l’importanza di una riflessione profonda sui principi della dottrina sociale della Chiesa, prima di ogni realizzazione pratica e progettuale. Saranno da stabilire le priorità di intervento, tenendo conto della “bomba della povertà” e del dramma dell’emigrazione. Si è infatti consapevoli dell’esigenza di lavorare su due livelli: cercare di aprire alcuni “rubinetti” per aiuti puntuali, nell’auspicio che possa scorrere presto un “fiume” di aiuti per una futura ricostruzione, quando su questa si sarà compiuta un’auspicata riflessione nelle sedi proprie della comunità internazionale.

Altri riferimenti nella discussione: l’attenzione alla famiglia che va sostenuta, le realtà ancora presenti e attive delle scuole cristiane, l’educazione a una carità che guarda all’uomo sofferente indipendentemente dalla sua appartenenza confessionale o religiosa.

Secondo appuntamento del giorno è stata la celebrazione della divina liturgia in rito bizantino presso la cattedrale melkita, co-presieduta dal cardinale Sandri e dal patriarca Youssef Absi, cui hanno assistito il nunzio apostolico, i vescovi cattolici di Damasco, diversi sacerdoti, religiosi e religiose, e numerosi fedeli. Nell’occasione, si è aperto ufficialmente il Sinodo a livello cittadino tra le diverse circoscrizioni cattoliche, appuntamento stabilito in modo analogo a quanto avvenuto nella città di Aleppo prima della notizia del cammino sinodale indetto da Papa Francesco per la Chiesa universale.

Durante l’omelia, il prefetto ha fatto notare come la presenza dei fedeli nella cattedrale sia il segno che, «nonostante tutto, ciascuno di voi ha conservato il tesoro prezioso della fede: tra le bombe, le macerie e le intossicazioni chimiche», mentre i potenti delle nazioni «siedono a fare calcoli a tavolino e la gente continua a soffrire ed essere ridotta alla fame, con i mercanti di morte che si arricchiscono vendendo le armi». Poi, rivolgendosi al popolo di Dio che è in Siria, il cardinale ha detto: «Hai conservato la fede, hai partecipato con il tuo “sì” quotidiano alla fedeltà di Dio all’umanità, percorrendo da vicino le orme di Colui che per salvarci ha percorso la via della Croce».

Successivamente, il cardinale ha incontrato, nel salone del Patriarcato, un centinaio di giovani che avevano partecipato alla liturgia. Il prefetto ha ricevuto da parte loro l’invito a Papa Francesco a visitare la Siria, come segno di una speranza nuova. Durante l’incontro, il cardinale ha affermato che i giovani sono importanti «per il Papa e per la Chiesa: siete importanti, anche per le vostre famiglie, i vostri preti, i vostri vescovi e patriarchi, anche se non sempre siamo bravi a farvelo capire». Poi ha spiegato di essere in Siria «per incontrare e ascoltare, per offrire un aiuto al bene di questo Paese» e anche dei giovani. «Lo faccio — ha sottolineato — per mandato di Papa Francesco, che mi ha chiesto di portarvi il suo saluto e la sua benedizione: chissà quanto avrebbe desiderio un giorno di poter stare lui in mezzo a tutti i giovani della Siria. Preghiamo il Signore che arrivi prima o poi questo giorno».