· Città del Vaticano ·

Il racconto

Il suono delle campane

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27 ottobre 2021

Faranno sentire i rintocchi tra la gente di Leopoli in Ucraina e di Guayaquil in Ecuador le due campane “battezzate” con il nome «La voce dei non nati» che Papa Francesco ha benedetto e fatto suonare stamani, prima di entrare nell’Aula Paolo vi per l’udienza generale.

Realizzate su iniziativa della fondazione polacca “Sì alla vita”, sono la copia esatta della campana che il Pontefice ha benedetto il 23 settembre 2020. E accompagneranno con i loro rintocchi le iniziative promosse per difendere la vita.

Sulle campane — pesano una tonnellata — è incisa l’immagine di un’ecografia e nelle tavole dei comandamenti è evidenziato il quinto: «Non uccidere». Inoltre a decorare la campana c’è, significativamente, il richiamo al Dna, il codice genetico intrecciato della mamma e del papà di ogni bambino.

A Leopoli, fa sapere l’arcivescovo Mieczyław Mokrzycki, la campana sarà collocata nel centro pastorale intitolato a san Giovanni Paolo ii «e accompagnerà gli incontri per la vita a Leopoli e nella diocesi di tutta l’Ucraina», dove «la ferita dell’aborto è viva».

La “versione” della campana per l’Ecuador — «Voz de los no nacidos», con le scritte incise in lingua spagnola — rafforzerà l’impegno del «popolo di Dio nel campo della difesa della vita dal concepimento alla morte naturale come priorità nel progetto pastorale di evangelizzazione», rilancia l’arcivescovo di Guayaquil, monsignor Luis Gerardo Cabrera Herrera, denunciando l’avanzare della «cultura della morte».

Successivamente, in Aula, Francesco ha auspicato che anche attraverso il suono di queste campane «il “Vangelo della vita” desti le coscienze degli uomini e il ricordo dei non nati».

Sempre prima dell’udienza generale, il Papa ha benedetto anche ventisette campane per la chiesa di Santa María Reina de la Familia a Città del Guatemala, che sarà presto consacrata, spiega il rettore, ricordando che Francesco ha benedetto la prima pietra il 21 giugno 2017.

E il Pontefice ha, inoltre, benedetto la vettura elettrica, chiamata significativamente Laudato si’ che un gruppo di giovani — autori del progetto «Emobi Road to Cop26» — guiderà ora fino a Glasgow dove, dal 1° al 12 novembre, si svolgerà la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, nota anche come Cop26.

La macchina, spiegano, «è la nostra ambasciata mobile dell’ecologia integrale per far sentire la “voce dei giovani” e di coloro che rischiano emarginazioni ed esclusioni».

I giovani — polacchi, italiani e indonesiani — sono partiti proprio dalla Polonia e per arrivare in Vaticano sono passati attraverso Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Ungheria, Croazia e Slovenia. Ora partono per Glasgow e attraverseranno Svizzera, Belgio, Francia e Regno Unito. Insomma, dicono, «abbiamo fatto un “pit stop” con Papa Francesco per ripartire con il pieno di speranza».

Lungo la strada, raccontano, «ci fermeremo a parlare con le autorità politiche che vorranno ascoltarci, con i rappresentanti delle organizzazioni non governative e con i nostri coetanei che vogliono promuovere progetti nello spirito della Laudato si’».

E sempre in questa prospettiva si colloca la benedizione del Papa alle piantine di quercia che andranno ad arricchire la bellezza della terra dell’Alta Slesia, in Polonia. L’iniziativa è della Direzione regionale delle foreste demaniali di Katowice.

Nella tappa romana della «Route21 Chromosome on the Road», promossa dall’associazione Diversa-Mente, i ragazzi con sindrome di Down appassionati delle moto Harley Davidson hanno voluto incontrare, come già un anno fa, Papa Francesco.

E la fondazione San Vito, istituita venti anni fa per dare esecuzione ai progetti della Caritas diocesana di Mazara del Vallo, ha celebrato stamani l’anniversario con Francesco per riaffermare le idee di servizio ai più fragili.

Un altro, significativo anniversario, è stato celebrato nell’Aula Paolo vi : «Con un gruppo di sacerdoti ordinati nel 1971, cinquant’anni fa, abbiamo sempre mantenuto vive, nel corso degli anni, la fraternità e l’amicizia, anche con incontri periodici» spiega il cardinale Marcello Semeraro. E «oggi siamo qui dal Papa, insieme anche a quei fratelli che, nel corso degli anni, hanno lasciato il sacerdozio, si sono sposati e ora hanno famiglia, hanno figli, ma hanno sempre mantenuto viva la loro fede e la comunione tra noi». A Francesco i «vescovi, sacerdoti e laici del “Corso 1971”» hanno donato «un libro nel quale ci raccontiamo» aggiunge, commosso, il cardinale.

Infine, prima dell’udienza, nell’auletta dell’Aula Paolo vi , il Pontefice ha ricevuto i rappresentanti del Global Solidarity Found, accompagnati dal cardinale Silvano Maria Tomasi.

di Giampaolo Mattei