· Città del Vaticano ·

Il viaggio di Matteo Gamerro sulla “Via di San Michele” dal Piemonte al Gargano

Quando la sla non è un limite

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23 ottobre 2021

Cosa sarà mai avere la pioggia come compagna di viaggio per 3 ore quando hai la sclerosi laterale amiotrofica che ti morde da 23 anni? Per Matteo Gamerro, ingegnere torinese, 42 anni, “è benedizione” e non un problema la pioggia che stamani ha scandito una parte della tappa romana della Via Micaelica, la “Via di San Michele”: da Saxa Rubra, lungo la ciclabile che accarezza il Tevere, fino a Castel Sant’Angelo “dominato” proprio dalla statua di san Michele arcangelo.

Matteo — con tanti amici che lo accompagnano, spingendolo sulla sua “joelette”, una speciale carrozzina adattata agli urti della strada e della sla — è partito il 2 giugno dalla Sacra di San Michele, nella Val Di Susa, avendo come obiettivo il santuario di San Michele sul Gargano.

Sono 1.450 chilometri di una strada che si chiama, appunto, Via Micaelica, in onore di san Michele, «fatta anche di mulattiere, sentieri sconnessi, monti, colline, praterie» racconta Sandro Vannucci, presidente del comitato San Michele Cammino di Cammini.

Stamani ad accompagnare Matteo nella tappa romana c’era anche Paul Gabriele Weston, professore della Biblioteca Apostolica vaticana, con la maglietta di Athletica Vaticana. E ha testimoniato, nella concretezza, il senso del servizio della squadra sportiva del Papa: accogliere, accompagnare, includere, ascoltare. Esserci, come fratelli tutti.

«Il Cammino di San Michele è ancora sconosciuto, anche se molto antico: ma adesso, con Matteo in testa, cerchiamo di riscoprirlo e rilanciarlo» spiega Vannucci. E ha un grande valore che proprio Matteo stia riaprendo questa Via. «Forte di una malattia che gli sta progressivamente devastando il corpo, ma che non è riuscita a sconfiggere il suo spirito», Matteo ha un motto che non ha bisogno di commenti: Si può fare! S’intitolerà proprio così il documentario di quest’avventura, pensato per le scuole.

Con un sorriso che contagia Matteo vuole «comunicare speranza e amore per la vita anzitutto ai giovani». Lo ha ripetuto anche oggi, a Castel Sant’Angelo, davanti alla statua di Michele scolpito con il braccio sollevato, nell’attimo sospeso prima di rinfoderare la spada: un gesto di pace e misericordia.

E con questo spirito domani Matteo e i suoi amici saranno all’Angelus con Papa Francesco.

di Giampaolo Mattei