· Città del Vaticano ·

I luoghi dove è nato e vissuto lo scrittore di Belluno

Una notte a Villa Buzzati

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22 ottobre 2021

La sera che siamo arrivati a Villa Buzzati, il cielo era basso di nuvole scure sopra i monti, la campagna era mossa da un vento inquieto, lo stormire delle foglie agitava gli alberi. La casa e gli altri edifici stavano, come in attesa, animati da una vita brulicante e segreta. E nettissima era la percezione che in tutto si riassumesse presente e fortissimo l’intero universo narrativo di Dino Buzzati. Del resto, lui stesso scrisse: «Questa la casa dove sono nato, questi i prati dove ho imparato a camminare, le piante tra cui bambino ho combattuto le prime battaglie coi pellerossa, le immagini, i momenti, le luci, le voci, da dove sono venuti i primi presentimenti, le prime esaltazioni spirituali. Da queste erbe, cespugli, alberi, fossati, viottoli, muri, stanze, corridoi, scale, libri, mobili, fienili, solai, ho ricevuto le prime poesie…».

La villa (nella toponomastica Villa San Pellegrino) è alle porte di Belluno, in un’area pianeggiante e disposta in modo da realizzare negli scorci una straordinaria prospettiva che da un lato guarda Belluno, dall’altro il gruppo montuoso della Schiara, che per un gioco ottico sembra ergersi esattamente a ridosso del profilo dell’edificio. Il complesso agricolo residenziale risale alla metà del Cinquecento e ne fanno parte anche una chiesetta e il grande granaio. Un’importante ristrutturazione nell’Ottocento gli ha conferito l’aspetto attuale, in stile neogotico, che ne fa un raro esempio di “villa romantica” (ovviamente oggi sotto la tutela della Soprintendenza dei beni culturali). Oggi nella villa abita la pronipote di Buzzati, Valentina Morassutti, che vi gestisce una struttura ricettizia.

Ebbene sì, a casa di Dino Buzzati si può alloggiare, proprio nelle stanze che abitava lo scrittore, che conservano gli stessi pavimenti di legno, le porte colorate di verde, gli stessi arredi. Ed è ovviamente una grande emozione. Anche perché la padrona di casa ricorda bene lo “zio Dino” e non esita a raccontarci, spiegarci, guidarci nel suo mondo. Qui Buzzati è nato e cresciuto e anche dopo essere entrato (a soli 21 anni) nella redazione del «Corriere della Sera», la sua vita è stata sempre divisa tra Milano e Belluno. A questa casa, a questa natura è rimasto profondamente legato tutta la vita, perché il suo immaginario aveva qui le sue radici e la sua cifra. Anche nel periodo del grande successo, ogni volta che era qui, Dino tornava alla sua intimità familiare.

Sembra di vederlo (come ci racconta Valentina) seduto sui gradini in fondo al giardino, i monti alle spalle, a scrivere sulla piccola macchina da scrivere portatile poggiata sulle ginocchia. Oppure sulla panchina di fronte al granaio, rilassato e sorridente insieme ai fratelli. Fin da bambino questi luoghi gli hanno svelato un mondo di scoperte, gli hanno dischiuso il fantastico e l’immaginario come fonte inesauribile di storie, ma anche di sentimenti, di profonde riflessioni e intuizioni. Il senso del tempo, l’attesa, la morte e quindi e prima di tutto la presenza di un grande immanente mistero.

Ovviamente questo posto è il teatro di tanta sua scrittura. Ne troviamo moltissimi riferimenti espliciti nei suoi racconti. Basti pensare a Il fantasma del granaio, Conigli sotto la luna, Dolce notte, Le gobbe in giardino, Bussano alla porta. Soprattutto la sera, quando la campagna attorno si fa quieta e silenziosa, sembra che tutto si animi dei suoi personaggi, delle vicende bizzarre e misteriose che irrompono e fanno breccia nel quotidiano, scompigliando la nostra percezione della realtà. Eppoi, su tutto, la presenza imponente delle montagne. A 12 anni fece la sua prima escursione in montagna di cui si innamorò perdutamente. In famiglia era spiritoso e sarcastico, ma soprattutto in montagna era socievole e allegro, perdeva la cupezza data dalla sua profonda timidezza. Diceva «le Dolomiti sono una delle cose più belle del creato», divenne un eccellente scalatore e le percorse in lungo e in largo, facendone la maestosa scenografia della sua vita, e soprattutto il teatro dei suoi grandi romanzi. Come non pensare all’ambientazione di Barnabo delle montagne, Il grande ritratto, Il segreto del bosco vecchio. E ovviamente, le alte e inafferrabili creste che si stagliano sull’orizzonte, non possono che essere il misterioso confine del Deserto dei Tartari. Ci siamo andati dunque, a seguire le orme di Buzzati, prima di tutto sulla Schiara «la montagna della mia vita…, essa è chiusa nei suoi impenetrabili pensieri e nelle concavità dei suoi precipitosi grembi le ombre si dilatano e si rattrappiscono lungo gli appicchi, rammentandomi strani incanti della giovinezza perduta».

Sotto alle ripide pareti di roccia il sentiero è immerso nel vecchio bosco (in cui sembra di sentire il “vento Matteo” del romanzo). Ma una breve deviazione ci porta all’incredibile e suggestivo orrido del Bus del Buson. Un profondo canyon scavato millenni fa da un corso d’acqua, si snoda in un percorso surreale che sembra portarci in un’altra dimensione. Ed è un po’ quello che accade leggendo le sue storie, tanto surreali quanto presenti nell’esistente. Buzzati (dopo alcune incomprensibili resistenze della critica) oggi è certamente riconosciuto come uno dei grandi Maestri del Novecento. Ma la sua scrittura per certi aspetti era anche in anticipo sul tempo. Parlava di natura, era sinceramente curioso di tutto, non aveva pregiudizi e non era assolutamente ideologico. A chi scrive dispiace constatare che la sua Belluno gli dedichi così scarsa attenzione (a parte intestare il vialone che circonda il centro storico, non ve n’è traccia!). Ci pensa allora Valentina, che nel 2006 ha costituito, insieme alla sorella Antonella, l’Associazione culturale Villa Buzzati San Pellegrino «Il Granaio», proprio per valorizzare la casa natale dello “zio Dino”. Ogni anno organizzano varie manifestazioni, con l’intento di valorizzare l’opera di Buzzati e diffonderne la conoscenza.

Per il futuro il sogno di Valentina è di trasformare proprio il granaio in una casa-museo, utile anche per ospitare eventi culturali ed artistici. Trascorrere le giornate a Villa Buzzati, non è solo piacevole ed emozionante, ma significa anche immergersi nella ricchissima atmosfera dello straordinario immaginario dello scrittore.

Così la sera, quando tutto tace ed è ora di coricarsi, lo scricchiolio dell’impiantito di legno antico, ci fa trattenere il fiato e lascia pensare. Che non sia una delle creature fantastiche che abitano i suoi libri? Un fantasma forse? Magari proprio il fantasma che uscito dal granaio ci viene a salutare?

di Nicola Bultrini