· Città del Vaticano ·

Per dirgli grazie dei farmaci donati all’orfanotrofio

I bambini di Brazzaville scrivono a Francesco

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
19 ottobre 2021

Non hanno certo neppure una lontana idea di chi possano essere Giorgio La Pira e i poveri della “repubblica” fiorentina di San Procolo, i bambini e le suore dell’orfanotrofio Foyer Nazareth, alla periferia di Brazzaville, capitale nella Repubblica del Congo.

Eppure i ragazzini congolesi e i poveri fiorentini hanno uno stile comune: prendono carta (va bene anche un foglio a quadretti, di quelli che si usano a scuola, non serve la pergamena) e penna (basta la “bic”, non c’è bisogno di una elegante stilografica) e scrivono al Papa. Come se fosse la cosa più normale al mondo. E, in fondo, lo è.

Dal 1934 a Firenze i poveri si ritrovano per la messa domenicale, per ricevere un pasto e qualche medicina, e poi spesso scrivono al Papa. Rilanciando quella “repubblica dei piccoli” che, nella santità creativa di La Pira, doveva avere “rapporti diplomatici” con la Santa Sede e “la provvidenza per cassiera”.

Alla periferia di Brazzaville hanno fatto proprio lo stesso: l’orfanotrofio Foyer Nazareth non riesce ad avere le medicine (specialmente i farmaci per la drepanocitosi, malattia genetica del sangue) e poi reperirle lì, sul posto, ha costi esorbitanti. E così hanno chiesto aiuto a Papa Francesco. Tramite il cardinale elemosiniere Konrad Krajewski e la nunziatura apostolica, all’inizio di ottobre i farmaci sono puntualmente stati consegnati alla responsabile dell’orfanotrofio, suor Elise Vouakouanitou, 63 anni (li compie tra due mesi), congolese di Pointe-Noire.

E lo scorso 3 ottobre la religiosa e i bambini hanno preso un altro foglio a quadretti e hanno scritto al Papa per dirgli “grazie”.

«Attraverso questo gesto» del dono delle medicine — si legge nella lettera a Francesco — «noi capiamo che il titolo della sua ultima enciclica non è fatto di parole vane, ma è la sua agenda di lavoro e di missione che lei ha accettato in nome di Cristo per la Chiesa. Sì, noi affermiamo che siamo Fratelli tutti. Questa affermazione ci sollecita a vedere sempre il volto di Dio nel prossimo».

I bambini hanno firmato tutti, proprio tutti. Chi scrivendo il proprio nome per esteso e chi, forse più incerto, solo la lettera iniziale. Proprio come i poveri di Firenze. Ma, forse, anche questo è “sinodo”, cioè camminare insieme pur senza conoscersi, pur distanti chilometri e chilometri.