· Città del Vaticano ·

Nel monastero di Fahr, in Svizzera

Un giardino e una macchina per 20 consorelle

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18 ottobre 2021

Judith Samson, 43 anni, nata nel Münsterland, in Germania, da poco più di un anno è novizia al convento di Fahr. Il monastero delle suore benedettine si trova nelle vicinanze di Zurigo. Lì, a causa della pandemia, la giovane donna si è dovuta sottoporre a una quarantena. E proprio in quel periodo — spiega — è nata l'idea di trasformare il popolare giardino del monastero, che è aperto al pubblico gratuitamente, in un giardino Laudato si’: «Papa Francesco ha pubblicato l’enciclica Laudato si'’ sei anni fa; in essa ha chiamato urgentemente ognuno di noi ad agire. Il giardino è molto importante per i benedettini qui come per i benedettini in generale. È sempre stato importante: prima come giardino del prevosto, poi come giardino didattico, fino al 2013 c'era una scuola contadina. Per suor Beatrice Beerli, la responsabile del giardino, la sostenibilità è stata da sempre un fattore molto importante, come pure proteggere le varietà e gli insetti autoctoni, creare pascoli... Qui ci troviamo in un'oasi turistica nella Valle di Limmat e la gente viene numerosa, soprattutto nei week end. Ci sono persone di tutte le età: coppie, famiglie, single. Quando ho cominciato il mio noviziato, eravamo in piena pandemia da covid-19. Ho dovuto fare la quarantena e la mia stanza dava proprio sul giardino. Ho visto la folla di gente che andava a visitarlo e allora ho pensato, o meglio lo Spirito Santo ha parlato in me: questo è il luogo perfetto per portare il messaggio di Papa Francesco alla gente».

Continua Judith Samson: «Ero già un’animatrice Laudato si’, cioè ho avuto una formazione dal Global Catholic Climate Movement, che ora ha preso il nome di Laudato si’ Movement. Si offre una formazione approfondita che permette una conoscenza maggiore dell’enciclica a tutti quelli che vogliono impegnarsi particolarmente nella diffusione del testo, in modo tale da agire come moltiplicatori nel proprio ambiente e con i mezzi che si hanno a disposizione. Ovviamente ci si impegna nella preghiera, ma anche in azioni per la cura e la conservazione della creazione.

E lei ha avuto un'idea per un'azione concreta: trasformare il giardino del monastero di Fahr in un giardino Laudato si’. Com’è andata avanti concretamente?

Ho suggerito alla priora e alla comunità di mettere delle citazioni dell'enciclica in vari luoghi del giardino, in modo che la gente abbia l'opportunità non solo di ammirare la natura, ma anche di tornare ad avere un contatto con il Creatore. Tutti l’hanno considerata una buona idea, così abbiamo iniziato a metterla in atto. C’era una poetessa, molto nota nel nostro convento, Silja Walter, che viveva qui con il nome di suor Maria Hedwig. Lei era molto ispirata dalla creazione che la circondava in questo ambiente. I suoi versi e pensieri combaciano incredibilmente con la Laudato si’. Così la priora ha pensato che sarebbe stata una bella idea vedere se vi fossero citazioni di Silja Walter che corrispondessero a quelle di Papa Francesco. E così ci è venuta l'idea di “mettere in dialogo” l’enciclica di Papa Francesco con i versi di Silja Walter.

Potrebbe darci un esempio concreto di quel dialogo fra la poetessa e l’enciclica? Ricorda qualche verso o un tema per cui Silja Walter ha avuto pensieri che richiamano quelli di Papa Francesco nella «Laudato si’»?

All'epoca, negli anni '70, la tutela dell'ambiente e la conservazione del creato erano già un tema importante. Lei ha scritto molto di questo. Ad esempio per Fastenopfer, una grande organizzazione di aiuti internazionali qui in Svizzera, che commissionò a Silja Walter una canzone per favorire il contatto con Chiese e partner internazionali, anche nei Paesi in via di sviluppo, e allo stesso tempo per promuovere la tutela della creazione. Lei ha scritto una canzone che diceva: «Gott gib, dass die Lauen, Lahmen, die wir doch Salz der Erde heißen, diese Welt dem Zerfall entreißen», cioè «Dio conceda a noi, che siamo tiepidi e zoppichiamo, malgrado dovremmo essere sale della terra, di riuscire a salvare questo mondo dalla decadenza». Questo, per esempio, lo trovo molto in sintonia con la preoccupazione che oggi è nel cuore di Papa Francesco.

Quali sono le reazioni dei visitatori e come viene accolto il progetto?

È ancora un progetto molto nuovo. Abbiamo inaugurato il giardino il venerdì prima di Pentecoste, durante la Settimana Laudato si’, che si è volutamente conclusa con l'evento di Pentecoste, in modo che lo Spirito Santo possa continuare a lavorare e ispirarci. Abbiamo visto finora che la gente è molto interessata a leggere le tavole. E dai confratelli di Einsiedeln — siamo, dopo tutto, l'ultimo monastero doppio rimasto — c'è già stato un feedback positivo.

Lei ha appena detto che, con la fine dell'anno Laudato si’ e della settimana Laudato si’, naturalmente non tutto è finito. Bisogna portare avanti l'idea di Papa Francesco sviluppata nell’enciclica del 2015 e bisogna continuare ad attuarla attivamente. A tal fine, il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha recentemente lanciato una nuova Piattaforma di iniziative su Internet. Ha già pensato a come contribuire?

Siamo già in cammino, per esempio, ci impegniamo rispondendo al grido della terra o portiamo avanti la protezione della biodiversità. Nel giardino piantiamo consapevolmente erbe autoctone e piante utili, come erbe medicinali. Abbiamo affittato la nostra fattoria e la stiamo riconvertendo con i criteri dell'agricoltura biologica. Abbiamo stampato i testi del giardino Laudato si’ su cartoline, che vendiamo nel nostro negozio del monastero. La maggior parte del ricavato è destinato a sostenere un progetto di Fastenopfer per il rimboschimento delle foreste di mangrovie nelle Filippine, particolarmente importanti per il sostentamento delle famiglie di pescatori locali. Le 20 suore del convento condividono un’automobile, ricicliamo il più possibile, facciamo la raccolta differenziata dei rifiuti, facciamo anche molto “upcycling” (riutilizzo dei materiali di scarto, ndr) con idee creative e cerchiamo in genere di ridurre il più possibile i nostri rifiuti. Il latte, per esempio, viene consegnato fresco da un contadino della regione. Cerchiamo anche di mangiare secondo la stagione: mangiamo praticamente solo frutta del nostro giardino e compriamo qualche mela una volta ogni tanto. Anche alcune delle verdure che mangiamo provengono dall'orto Laudato si’ come pure le erbe aromatiche. Naturalmente, da benedettine, la spiritualità ecologica è uno dei nostri temi centrali. Abbiamo incluso la tutela della creazione già dal 2020, ad esempio, durante il Tempo del Creato, nella Liturgia delle Ore, nelle celebrazioni eucaristiche. Dalla fine di giugno ci sono visite guidate al giardino Laudato si’ su temi quali spiritualità e creazione. Ci siamo unite inoltre alla rete delle comunità contemplative per la cura del creato.

Cosa può fare la gente comune nella vita quotidiana per vivere in modo più consapevole e sostenibile? Ha qualche consiglio concreto?

Quello che mi piace particolarmente nell'enciclica è ciò che dice il Papa, anche in riferimento a Teresa di Lisieux, riferendosi ai piccoli passi: ognuno può fare qualcosa nel suo ambiente. Dice che dovremmo semplicemente stare attenti ed essere aperti. Ad esempio nel nostro posto di lavoro, nella nostra famiglia, con i nostri amici. Se ricicliamo qualcosa, o se abbassiamo un po' il riscaldamento, per esempio, e ci vestiamo un po' più caldi, se risparmiamo consapevolmente l'acqua... Tutte queste cose aiutano. Sono piccole cose per noi, ma nel complesso fanno la differenza. O se facciamo attenzione a comprare in modo sostenibile da produttori regionali, magari al mercato, magari un prodotto del commercio equo e solidale, naturalmente in base alle nostre possibilità. Penso che tante cose piccole creino un cambiamento della coscienza, poi via via diventerà sempre più automatico. Se viviamo la nostra vita con una mente vigile, ci accorgeremo dove ci è possibile fare qualcosa di più, senza essere sotto pressione. È sufficiente, secondo me, prendere coscienza della situazione, iniziare con le cose piccole e poi rimanere aperti, perché le cose che possiamo fare arriveranno da sé, ne sono convinta.

di Stefanie Stahlhofen