· Città del Vaticano ·

Il rapporto Cesvi

Fame, crimine di guerra: i 169 conflitti da fermare subito

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14 ottobre 2021

Non c’è pace senza cibo. Ed è la guerra la maggior causa di fame assoluta di milioni di persone nel mondo. Più della pandemia di covid , che pure ha messo a rischio ben 30 milioni di nuovi affamati. Più del mutamento climatico che, scatenato dall’iperproduttività del modello economico, devasta le infrastrutture del pianeta, incenerisce i boschi, scioglie l’Artico, inonda città e miniere. La guerra, dimostra l’analisi del sedicesimo report di Cesvi — ong internazionale che ogni anno produce un indice globale di misurazione della fame — è la prima piaga da combattere per sperare di restituire alla dignità del pane quotidiano popolazioni vicine allo sterminio.

Sono 125 i Paesi del mondo che rientrano nello studio di Cesvi. La Somalia, che fino al 2019 non veniva neppure classificata per mancanza di accesso a dati completi, è riuscita alla fine a dar notizia di sé. Nel rapporto risulta così essere stata, nel 2020, l’epicentro planetario della fame, il solo Paese ad essere colorato sulla mappa del mondo in viola cupo, ossia “estremamente grave”. Se poi si passa alla graduatoria dei Paesi ad alta conflittualità, in rapporto alla denutrizione, è sempre la Somalia ad avere il primo posto. Il Corno d’Africa, affamato e dilaniato, spicca perfino a fianco della devastata Africa subsahariana, che — ricorda il Cesvi — è a sua volta una delle aree del pianeta più afflitte dalla fame e dalla guerra.

Il rapporto segnala e conta 169 conflitti in corso nel mondo. L’Asia centrale è il secondo focolaio a bruciare per l’incendio della denutrizione grave alimentata dalla guerra. Fra i Paesi e le aree più delicate, si segnalano il Kurdistan, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica Democratica del Congo, il Sud Sudan, lo Yemen e la Siria. Tutti teatri di guerra e di conflitti. Una situazione che tiene in ostaggio 155 milioni di persone che la guerra priva della possibilità di accedere al cibo. L’obiettivo fame zero nel 2030, dice Cesvi, non solo è mancato. Si sta allontanando. E l’Africa, in particolare, può solo peggiorare se nulla cambierà da qui al 2030. Occorrono 40 miliardi subito, dice la Fao. Ma, avverte Cesvi, fino a quando il diritto internazionale non riconoscerà che la fame è un crimine di guerra (usata com’è come arma contro le popolazioni civili), il nodo perverso non si scioglierà.

di Chiara Graziani