· Città del Vaticano ·

La storia

Mamma dei dimenticati

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13 ottobre 2021

Stava sempre con il crocifisso in mano ed era per tutti “la madre Teresa dell’Honduras”, per la sua incessante dedizione ai poveri, in particolare ai bambini vulnerabili ai quali ha dedicato tutta la sua vita. Un anno fa, il 16 ottobre, a causa di complicazioni legate al coronavirus, moriva a 93 anni María Rosa Leggol, religiosa francescana che negli anni Sessanta fondò la Sociedad amigos de los niños (San), case di accoglienza per bambini orfani ed emarginati. Da allora oltre cinquantamila di loro hanno beneficiato delle amorevoli cure della consacrata, chiamata da loro “mamma”, una madre che è stata giorno dopo giorno educata dai suoi prediletti a essere tale, come lei stessa amava ripetere, insegnando a rispettare e a tenere nel cuore quella vera, anche se non c’era più o li aveva respinti. Lei che conosceva bene quel dolore per essere stata abbandonata dal padre all’età di un anno, costringendo la madre ad affidarla a un orfanotrofio.

Il suo sogno era, esortando tutti «a servire con il cuore e a non ripetere il passato», quello di porre le fondamenta di una nazione votata sempre più a valori umani e cristiani nel rispetto del messaggio di Gesù Cristo. «Ho aiutato i più piccoli perché Dio mi ha assegnato questo compito. Non mi devono alcun ringraziamento, ciò che devono fare è estendere quella misericordia che hanno ricevuto a chi incontrano, ovunque vadano», aveva dichiarato. La sua scomparsa ha colpito profondamente il Paese, e anche le istituzioni hanno riconosciuto il valore e l’operato di suor María Rosa. «La pandemia ci ha tolto una donna straordinaria — ha dichiarato il presidente honduregno Juan Orlando Hernández — ma nel pieno della tristezza sentiamo l’orgoglio di tutto il Paese per aver avuto una figlia eccezionale come lei, il cui esempio di generosità dobbiamo imitare».

Cresciuta nella congregazione internazionale delle Suore scolastiche di San Francesco a Milwaukee, nello Stato americano del Wisconsin, dove fu accompagnata da due religiose honduregne, dopo essere stata consacrata fu di nuovo inviata agli inizi degli anni Sessanta nella sua terra, presso un ospedale di Tegucigalpa. Qui, tra le tante sofferenze, conobbe anche quelle dei bambini poveri, senza famiglia, abusati o i cui genitori erano detenuti in carcere, e maturò la decisione di fare qualcosa per loro. Si mise così in cerca di locali cittadini con un affitto contenuto, riuscendo a entrare in possesso di dieci case grazie anche alle sovvenzioni istituite dal governo a favore dei popoli dell’America latina: era il 1966, era nata la Sociedad amigos de los niños che ancora dopo cinquantaquattro anni continua ad assistere con cura e dedizione centinaia di bambini e ragazzi nel solco tracciato dalla religiosa. Le numerose case famiglia sono inoltre affiancate, sparsi nel resto dell’Honduras, da un centro di formazione agricola e da scuole, tra cui una dedicata alle giovani ragazze, il Colegio Reyes Irene Valenzuela: sorto nel quartiere di Miraflores della capitale, offre opportunità di studio per competere dopo l’ingresso nel mondo lavorativo e poter così cambiare la propria vita e quella degli altri, forti di conoscenze che le rendano fiduciose in se stesse. L’istituto ha infatti come scopo principale quello di sviluppare un programma di istruzione che vada di pari passo con la formazione umana grazie anche al rafforzamento di reti di sostegno e di solidarietà.

A queste realtà si aggiunge quella dell’ospedale Santa Rosa da Lima, periferia di Tegucigalpa, dove vengono prestate cure mediche nel rispetto dei principi di equità e giustizia sociale. I programmi sanitari predisposti hanno inoltre contribuito a ridurre il tasso di mortalità materna garantendo accesso e copertura a moderni screening riguardanti le gravidanze. Il tutto nel nome dell’accoglienza e della futura emancipazione di tanti minori disagiati che, solo per sentito dire, si sono messi in cammino per ore, provenienti da ogni parte, alla ricerca della “suora che aiuta i bambini”. Un progetto di carità cristiana, fondato sulla speranza di un cambiamento, che ha avuto negli anni innumerevoli appoggi dal mondo cattolico ma anche da quello laico, con l’associazione austriaca no profit Sos Kinderdorf che ha avviato un programma per l’edificazione di circa cento case in Honduras e in altri stati dell’America latina.

di Rosario Capomasi