· Città del Vaticano ·

Il racconto

A Kabul mi sono sentito come Dante

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13 ottobre 2021

Sirajulhar ha 2 anni e in Aula Paolo vi non sta un attimo fermo. Mette le mani come se impugnasse un mitra e... spara: un gesto che per un bambino di Kabul è, forse, più di un gioco...

Con Sirajulhar ci sono la mamma e il papà.
E, accanto, c’è un’altra famiglia appena scappata dall’Afghanistan: Maryam, Fida e Biba (5, 6 e 13 anni) con il loro papà. Sperano di ritrovare presto la mamma e l’altra sorella.

Stamani Papa Francesco, durante l’udienza generale, li ha incontrati tutti e sette — con le loro storie di paure, di dolore ma anche di speranza — per incoraggiarli nell’avventura di una nuova vita.

«A Kabul mi sono sentito come Dante, perché ho attraversato tutti i “gironi dell’inferno”: senza dormire per 6 giorni e 6 notti, fino ad arrivare per 6 volte ad Abbey gate, la porta che separa l’inferno, fuori dall’aeroporto, dal paradiso rappresentato da quegli aerei che atterravano e decollavano per dare salvezza ai cittadini afghani». A parlare è Roberto Bruni, amministratore delegato della Ciano international, un’azienda che lavora in zone di guerra e ad alto rischio, nella ristorazione di basi militari, ospedali e scuole. In Afghanistan coordinava quattro unità operative a Herat, Bagram, Mazar-i Sharif
e Kabul.

«Abbiamo fatto evacuare i nostri dipendenti internazionali — racconta Bruni — e i nostri 22 dipendenti afghani con i loro familiari più stretti, bambini e donne: 115 persone che si sono prima nascoste in montagna e poi si sono lanciate sul percorso della speranza verso l’aeroporto di Kabul. Tra posti di blocco e pericoli per la vita, tra il caldo a 50 gradi e la sete, nel mezzo di una marea di bambini, donne e uomini in cerca di salvezza». Un’impresa resa possibile, spiega, «da una rete di contatti con le autorità diplomatiche, militari e civili italiane». Ora le 22 famiglie afghane fuggite da Kabul si stanno sistemando in Italia, negli Stati Uniti d’America e in Germania.

Ma «non ci sentiamo eroi» fa presente Bruni, spiegando: «Siamo uomini che si sono trovati ad affrontare situazioni drammatiche. Abbiamo fatto il massimo con le risorse a disposizione: resta il rammarico di non aver potuto fare di più».

Due macchinari per il trattamento e la purificazione dell’acqua e dell’aria: potranno bere in sicurezza i bambini ricoverati nell’ospedale pediatrico di Bangui, nella Repubblica Centrafricana. I due dispositivi sono stati consegnati stamani a Papa Francesco dalla Società scientifica di ossigeno ozono terapia, che intende così dare slancio a un progetto di sostegno tramite l’ospedale Bambino Gesù, come fanno presente Marianno Franzini e Luigi Valdenassi, presidenti internazionale e nazionale.

L’ospedale pediatrico di Bangui è stato inaugurato il 2 marzo 2019, su impulso della straordinaria visita di Papa Francesco: il 29 novembre 2015, prima di inaugurare il Giubileo della misericordia proprio nella Repubblica Centrafricana, Francesco andò personalmente a visitare il piccolo complesso pediatrico della città. Poi, il 12 luglio 2017, ecco la posa della “prima pietra” per un nuovo presidio finalmente ampliato e ristrutturato. E nel 2019 l’inaugurazione vera e propria, con un videomessaggio del Papa per auspicare che l’ospedale «possa diventare un centro di eccellenza, dove i bambini possano trovare risposta e sollievo alle loro sofferenze con tenerezza e amore».

Con affetto Francesco ha accolto in Aula Paolo vi — anche per una foto di gruppo — 56 giovani rom ungheresi che stanno compiendo un pellegrinaggio, accompagnati da alcuni vescovi cattolici e protestanti.

E un augurio del tutto speciale il Papa ha poi riservato a “nonna” Adele Conti per i suoi 102 anni. Con lei la sorella Bianca, 93 anni, e la nipote Mariella.

Un altro particolare incoraggiamento il Pontefice ha rivolto a Claudio Stucchi che, a nome dell’associazione brianzola Vivere aiutando a vivere, sta compiendo un pellegrinaggio a piedi dalla Valle d’Aosta, lungo la Via Francigena, fino a Santa Maria di Leuca, raccogliendo fondi per le persone alle prese con le cure terminali.

Tutto l’entusiasmo e la freschezza del percorso sinodale appena avviato sono stati condivisi con il Papa da sei donne — venute da Brasile, Bolivia, Canada e Stati Uniti d’America, dove vivono esperienze di missione e servizio tra i più fragili — che, insieme, si stanno confrontando proprio sul loro ruolo nella Chiesa. Sono religiose e laiche, e alcune hanno già fatto esperienza del Sinodo per l’Amazzonia.

Roberta Lovreglio, presidente a Bari della Lega italiana per la lotta contro i tumori, ha presentato a Francesco i contenuti della campagna «Nastro Rosa for Women» per un’azione di prevenzione rivolta appunto alle donne.

Come ormai tradizione, la città di Cervia ha fatto dono al Pontefice di un cesto di sale. È una consuetudine avviata nel 1444 e andata avanti ininterrottamente fino al 1870. Ripresa, poi, nel 2003 con l’obiettivo di rinnovare e consolidare il legame della città con il Papa tramite questo semplice atto simbolico, spiega il sindaco Massimo Medri che racconta: «Il sale, denominato salfiore, è raccolto nell’antica salina Camillone». Proprio per valorizzare la consegna del sale, nei giorni scorsi si è svolto un pellegrinaggio a piedi, da Cervia a Roma in 13 tappe, percorrendo l’antica Via Romeo Germanica.

Le religiose capitolari della congregazione delle Serve di Maria riparatrici hanno presentato al Pontefice i contenuti dei lavori del loro xviii capitolo — in svolgimento dal 3 al 18 ottobre sul tema «Annunciamo Gesù Cristo sorgente di acqua viva per la sete dell’umanità di oggi» — che ha appena eletto suor M. Gloria Viero priora generale. Fin dalle origini, la congregazione mutua la sua spiritualità — “amare, servire, riparare” — dall’ordine dei frati Servi di Maria, al quale è formalmente aggregata, ed è attiva sulle frontiere dell’educazione, del servizio socio-sanitario, della solidarietà e dell’ospitalità in Europa, Africa, Asia e America.

Al termine dell’udienza, il Papa ha salutato un gruppo di monaci della Congregazione armena mechitarista e di laici che stanno compiendo un percorso di dialogo. Ad accompagnarli il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali.

di Giampaolo Mattei