· Città del Vaticano ·

Il drammatico racconto di un medico testimone dell’attentato alla moschea di Kunduz

Qui in Afghanistan pregare è un rischio

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
12 ottobre 2021
Ikrimah T. è un medico, collabora con una grande organizzazione umanitaria in Afghanistan. Era vicino alla moschea quando, venerdì 8 ottobre, c’è stato l’attentato e subito ha chiamato i suoi colleghi per avvertire di quanto stava accadendo. Ikrimah è noto a Kunduz, in città ha un ambulatorio. Per la sua attività umanitaria teme di finire nel mirino dei talebani, ma accetta di raccontare quello che sta accadendo nel suo Paese e lo fa attraverso uno scambio di mail. Preferisce parlare da medico, a titolo personale, senza avere altri alle spalle. «Vivo da tanti anni a Kunduz — racconta —. Ho studiato a Kabul. So di che cosa stiamo parlando. Ho visto tanti morti, tante violenze sulle donne e sui bambini e voglio parlare in prima persona di quel che è accaduto alla moschea: un attentato ...

Questo contenuto è riservato agli abbonati

paywall-offer
Cara Lettrice, caro Lettore,
la lettura de L'Osservatore Romano in tutte le sue edizioni è riservata agli Abbonati

Fino al 30 Novembre potrai usufruire del prezzo promozionale di 20€ all'anno