· Città del Vaticano ·

L’arcivescovo Gallagher per i cinquant’anni dell’Associazione Santi Pietro e Paolo

Con l’“arma” della carità al servizio della Santa Sede

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12 ottobre 2021

Nella suggestiva cornice del complesso lateranense, l’Associazione Santi Pietro e Paolo ha celebrato nei giorni scorsi il cinquantesimo anniversario della fondazione.

Il sodalizio vaticano — definito da san Giovanni Paolo ii «l’Associazione della Casa del Papa» — nacque infatti il 24 aprile 1971 per volontà di san Paolo vi , affinché il lascito di ideali che aveva animato la storia della Guardia Palatina d’onore non venisse dispersa. Erede diretta del corpo militare di volontari romani, costituito dal beato Pio ix nel 1850, l’Associazione ha segnato i suoi primi 50 anni di vita proprio con quell’incondizionata fedeltà al Romano Pontefice e ai superiori della Curia romana che già fu struttura portante della Guardia.

Un servizio al Papa «senza se e senza ma», sempre pronto a rinverdire il suo slancio e adattarsi a ciò che progressivamente viene chiesto dalla Sede apostolica. Questo in sintesi, ha ricordato l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, che ha presieduto la celebrazione eucaristica di ringraziamento all’altare papale della basilica di San Giovanni in Laterano.

Nell’omelia il presule — che presiedeva la messa in rappresentanza del segretario di Stato da cui l’Associazione dipende — ha ricordato che il sodalizio «da corpo armato è divenuto un’arma della carità nel peculiare servizio alla Santa Sede, rendendo testimonianza di fede nei servizi liturgici, nell’accoglienza, nella gentilezza e nella carità verso i più poveri». E di quest’opera di accoglienza e carità nella “casa del Papa” l’arcivescovo ha voluto particolarmente ringraziare i soci. Citando le parole di Papa Francesco durante l’udienza generale del 23 ottobre 2019 ha sottolineato che «la Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre, così che, se qualcuno vuole seguire una mozione dello Spirito e si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa». E rivolgendosi ai membri del sodalizio ha proseguito: «Grazie perché voi, con il vostro servizio, aiutate la Santa Sede ad essere porta aperta che accoglie calorosamente l’umanità».

L’Eucaristia, cui hanno partecipato circa 400 tra soci, aspiranti, allievi e familiari, è stata concelebrata, tra gli altri, dal vescovo Paolo De Nicolò, reggente emerito della Prefettura della Casa pontificia, e da monsignor Joseph Murphy, capo del Protocollo della Segreteria di Stato e assistente spirituale del sodalizio.

Un servizio, quello dell’Associazione Santi Pietro e Paolo che, nei suoi 50 anni di sviluppo, si è adattato per rispondere sempre al meglio alle richieste dei superiori e alle istanze della Chiesa cattolica. Così lo ha descritto il presidente Stefano Milli nel saluto prima del concerto offerto ai convenuti, subito dopo la messa, nell’adiacente cortile del Palazzo apostolico lateranense. Richiamandosi infatti allo spirito fondativo di san Paolo vi , Milli ha ricordato che «furono allora recepite le linee guida del concilio Vaticano ii , che traghettò la Chiesa verso le richieste e le esigenze del mondo contemporaneo». Aggiungendo che fu «nel solco dei princìpi di quella straordinaria riforma, che i padri del sodalizio abbandonarono l’uniforme della gloriosa Guardia Palatina d’onore dando vita a questa nuova realtà».

Il presidente ha anche evidenziato le colonne portanti della “missione” dell’Associazione: il quotidiano servizio al “Dono di Maria”, opera affidata da san Giovanni Paolo ii a santa Teresa di Calcutta, e l’aiuto alle suore Francescane della Casa Santo Spirito, per assistere persone meno fortunate che vivono condizioni di sofferenza, nei pressi del colonnato del Bernini. Da non dimenticare, inoltre, il contributo sanitario presso il dispensario pediatrico di Santa Marta, dove i medici dell’Associazione visitano da decenni gratuitamente i minori. Negli ultimi anni, infine, è cresciuta la collaborazione con l’Elemosineria apostolica, al fine di sostenere la carità del Papa.

Segno tangibile che rimarrà in ricordo del cinquantesimo è — ha spiegato Milli — la profonda opera di riqualificazione di cui sono oggetto i locali della sede sociale al Cortile di San Damaso. Per questo rinnovamento, iniziato nel 2014 con il restauro della cappella di San Pietro, il presidente ha voluto ringraziare in particolare monsignor De Nicolò per il sostegno dato ai lavori di ristrutturazione.

Dopo un breve contributo musicale della Fanfara dell’Associazione, la serata celebrativa è stata conclusa con il concerto dei giovani talenti della scuola internazionale di musica Avos Project, sostenuti dal violino di Mirei Yamada, vice presidente e docente dell’istituto. In programma Beethoven, Mendelssohn e Piazzolla.

Infine va fatta menzione di due iniziative promosse dall’Ufficio Filatelico e Numismatico del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, in occasione dell’anno giubilare dell’Associazione: il conio di una moneta da 5 euro e la stampa di un francobollo a tema, che commemorano l’importante traguardo raggiunto dal sodalizio.

di Eugenio Cecchini