· Città del Vaticano ·

Messaggio pontificio ai partecipanti alla 60ª marcia Perugia-Assisi

Cura è il nuovo nome della pace

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
11 ottobre 2021

A sessant’anni dalla prima edizione — che si svolse nel 1961 e fu guidata dal suo ideatore Aldo Capitini — si è tenuta ieri, domenica 10 ottobre, la marcia per la pace Perugia-Assisi. «La cura come nuovo nome della pace» è il tema scelto quest’anno, ispirato dal messaggio di Papa Francesco per la Giornata mondiale della pace 2021. Per l’occasione il Pontefice ha inviato ai partecipanti un messaggio che, all’arrivo del corteo nella cittadella francescana, è stato letto dall’arcivescovo Domenico Sorrentino, vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, dalla loggia del Sacro Convento, dopo il saluto del custode.

Al caro Fratello
Mons. Domenico Sorrentino
Arcivescovo Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino

Rivolgo di cuore il mio saluto ai partecipanti alla sessantesima marcia per la pace Perugia-Assisi, rallegrandomi perché il tema scelto quest’anno è «La cura come nuovo nome della pace». Nel fatto che intorno al valore del prendersi cura, riferito agli altri e all’ambiente, si riscontri oggi un’ampia condivisione, possiamo riconoscere un positivo segno dei tempi, che la crisi pandemica ha contribuito a far emergere. Con il gesto semplice ed essenziale del vostro camminare, voi avete affermato che la cultura della cura è una strada, anzi, è la strada maestra che conduce alla pace (cfr. Messaggio per la 54ª Giornata Mondiale della Pace, 1° gennaio 2021).

La cura, infatti, è il contrario dell’indifferenza, dello scarto, del violare la dignità dell’altro, cioè di quell’anti-cultura che è alla base della violenza e della guerra. Purtroppo ancora oggi, dopo le due immani guerre mondiali e le tante guerre regionali che hanno distrutto popoli e Paesi, ancora — ed è scandaloso — gli Stati spendono enormi somme di denaro per gli armamenti, mentre nelle Conferenze internazionali si proclama la pace, distogliendo di fatto lo sguardo dai milioni di fratelli e sorelle che mancano del necessario per vivere o trascinano un’esistenza indegna dell’uomo.

Per questo è più che mai necessario camminare sulla via della cura: non una volta all’anno, ma ogni giorno, nel concreto della vita quotidiana, con l’aiuto di Dio che è padre di tutti e di tutti si prende cura, perché impariamo a vivere insieme da fratelli e sorelle. Con questa viva speranza invoco l’intercessione di San Francesco d’Assisi e invio a tutti la mia benedizione.

Roma, San Giovanni in Laterano,
4 ottobre 2021
Festa di San Francesco di Assisi

Francesco