· Città del Vaticano ·

Lettere dal Direttore

Ireneo e la staffetta dell’amicizia

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09 ottobre 2021

Questa lettera ha come tema un’altra lettera, scritta, qualche secolo fa, da quel santo vescovo di Lione, Ireneo, che, come ha annunciato il Papa, sarà proclamato dottore della Chiesa con il titolo di Doctor unitatis. È una piccola lettera che racconta una piccola storia, ma di queste piccole storie è composta la grande storia della Chiesa, anche perché, il Papa lo ha ricordato tornando dal viaggio ad Abu Dhabi nel febbraio del 2019, non esiste una storia umana che sia piccola, ogni storia è grande, dotata di una dignità incommensurabile, anche quella dell’uomo più miserabile.

Questa è una storia vera e semplice, che parla dell’amicizia.

Intorno al 200 d.C. un certo Florino riceve una lettera dal suo amico Ireneo, proprio lui, il vescovo di Lione che gli dà la notizia della morte del comune amico Policarpo. Entrambi, Ireneo e Florino quando erano giovani, a Smirne, andavano a sentire Policarpo che predicava il Vangelo. Era commovente, soprattutto quando raccontava che lui stesso aveva ascoltato la predicazione dell’apostolo Giovanni, il discepolo prediletto di Gesù, sul cui petto aveva posto il suo capo durante l’Ultima Cena. Siamo quindi di fronte ad una “catena” di amicizia. Ripartiamo allora dall’inizio e rifacciamo il giro: all’inizio c’è Gesù il quale non vive da solo, ma insieme ad alcuni amici. Uno dei suoi amici più cari, il discepolo prediletto, è Giovanni, il più giovane del gruppo dei dodici apostoli, ed è talmente preso da Gesù che, come ogni vero amico, racconta agli altri, al mondo intero, della sua bella amicizia con quest’uomo speciale, Gesù di Nazaret. Uno dei migliori amici di Giovanni, Policarpo, racconta di Giovanni e di Gesù ai suoi amici, tra cui Ireneo e Florino e lo fa in modo commosso e commovente. E così si potrebbe continuare da Florino fino ai giorni nostri. Questa e nient’altro è la storia della Chiesa, una rete di amicizie che si sviluppa e si estende nel tempo e nello spazio, da Gerusalemme a Smirne, da Smirne a Lione, in tre passaggi siamo arrivati già all’anno Duecento. Quanti amici ci distanziano, noi uomini del xxi secolo, da Florino?

La natura della Chiesa è quella di essere una grande compagnia; «il credente non è mai solo», come ha più volte detto Benedetto xvi . E non è solo sotto due aspetti: Dio non lo abbandona mai, il Dio della Bibbia è un Dio-con-noi, e inoltre Gesù ha fondato questa “compagnia”, per cui gli uomini non camminano da soli, ma accompagnati da tutti i fedeli, i credenti e seguaci di Cristo, lungo una scia che si dipana lungo la storia e la geografia. Dai primi pochi amici di Gesù duemila anni fa in Israele fino a oggi, oltre un miliardo e mezzo di persone sparse in tutto il mondo. Di questa lunghissima catena Ireneo è un anello, un anello che svolge, come ogni altro anello, il compito di tenere unita la catena, doctor unitatis. Ireneo a cui Policarpo ha presentato Gesù. È ciò che fanno gli amici, fanno da “ponte” e presentano gli amici gli uni agli altri; forse è questo il compito dei cristiani: presentare Gesù. Questo “camminare insieme” è la sinodalità di cui parla spesso Papa Francesco, ovvero l’essenza stessa della Chiesa.

Sembrerebbe una bella storia edificante, ma è necessario precisare alcuni aspetti anche più duri, esigenti, ad esempio il fatto che Policarpo è morto martire, e non è il solo in questa compagnia che percorre e infiamma il mondo da più di venti secoli: quella scia di amici è anche una scia di sangue. Martire, si sa, in greco vuol dire testimone, ed è bella l’espressione propria della corsa, il «passaggio del testimone» che si usa alle gare di staffetta, un’immagine che riflette questa dimensione della Chiesa: una corsa a incendiare il mondo dove tutti i cristiani portano una fiaccola che si passano (traditio) di generazione in generazione, e questa fiaccola è il fuoco dell’amicizia con Gesù.

Andrea Monda