· Città del Vaticano ·

In ascolto della voce dello Spirito

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09 ottobre 2021

Le sette Chiese del mondo sono rappresentate qui, oggi come in passato, per essere inviate alle estremità della terra, alle isole più lontane della famiglia umana. Seguendo l’esempio di Giovanni, siamo invitati ad ascoltare ciò che lo Spirito Santo dice attraverso le nostre sorelle e i nostri fratelli, compagni nella prova, nella dignità e nella perseveranza. Giovanni non ha parlato di se stesso. Ha trasmesso ciò che ha sentito; ciò che gli è stato rivelato nella visione, da quella voce misteriosa, potente come una tromba. È la voce dello Spirito Santo.

Questa voce dello Spirito può essere come una brezza leggera che sussurra alle orecchie del cuore che ascolta (cfr. 1 Re 3, 9; 19, 12). Può anche essere come una tromba che supera il frastuono delle voci del mondo. Quelle voci che vogliono impedirci di convertirci a Cristo. Quei commensali che ci impediscono di sentire l’urlo delle umanità straziate. Ma la voce dello Spirito ha solleticato la curiosità di Giovanni per catturare la sua attenzione. Si è girato. Cosa ha visto?

Vede le Chiese nella prova, simboleggiate dai sette candelabri. In mezzo a loro, uno simile a un «figlio d’uomo». È Gesù, vivente e glorioso. Non è più Gesù sulla croce, la cui testa era coronata di spine e i cui capelli erano macchiati di sangue. Perché qui la testa e i capelli sono bianchi come la lana, bianchi come la neve. Sulla croce, i suoi occhi erano spenti. Qui sono come una fiamma ardente. Sulla croce, i suoi piedi e le sue mani erano immobilizzati dai chiodi dei carnefici. Qui i suoi piedi brillano come bronzo prezioso e le sue mani scintillano come stelle. Il suo viso, un tempo livido, qui brilla come il sole. È una sorgente di luce. Il suo corpo, nudo e umiliato sulla croce, Giovanni lo vede ora avvolto in una lunga veste ornata da una cintura d’oro. Che contrasto. In mezzo alla sofferenza e alla prova, lo Spirito Santo ci rivela il volto glorioso e trionfante di Cristo.

Questo magnifico dipinto del Cristo vivente e glorioso, che ridisegna l’immagine di Gesù sul Calvario, apre il cammino sinodale in cui si impegna tutta la Chiesa. Oggi, come ieri, altri discepoli, seguendo l’esempio di Giovanni, parleranno dall’interno di ciascuna delle nostre comunità, mossi dallo stesso Spirito Santo. Queste voci ci riveleranno Cristo presente in mezzo a noi e la sua volontà per noi. Contemplando il suo volto e rassicurati dalla sua presenza, saremo una fonte di vita e di speranza per quei membri della famiglia umana che sono affannati, spezzati, esausti e spesso schiacciati e murati nel loro grido silenzioso.

Colui che si erge così maestosamente al nostro sguardo, Lui è il nostro Pastore. Lui è il Primo, perché ci guida sulla via. Lui è l’Ultimo, perché ci protegge dalle forze dell’Ade. «Non abbiate paura!», ci dice. Non temiamo!

Apri i nostri occhi Signore: che tutta la tua Chiesa ti veda camminare davanti a sé e ti segua. Che sentendoti dietro di sé vada avanti con fiducia, sicura che tu vegli su di lei. Apri le nostre orecchie, affinché sentiamo che ci parli attraverso le sorelle e i fratelli. Senza paura della lingua a doppio taglio. Senza impazienza verso quella che balbetta. Apri i nostri cuori e noi ti ascolteremo.

di Paul Béré