· Città del Vaticano ·

Ong in dialogo all’Urbaniana

Cattolici quindi universali

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09 ottobre 2021

Una settimana immersiva di lezioni, workshop e dialogo alla Pontificia Università Urbaniana, promossa da alcuni dicasteri della Curia romana e dalla Segreteria di Stato: è la ricca offerta formativa resa possibile, per il secondo anno consecutivo, a un gruppo di operatori del settore provenienti da diverse parti del mondo e riuniti a Roma dal 19 al 25 settembre scorsi. Canada, Brasile, Stati Uniti, Filippine, Togo, Zambia, Camerun così come Germania, Belgio, Italia, Francia, sono alcune delle nazioni rappresentate dai partecipanti, attivi in organizzazioni non governative impegnate su diversi fronti: da quello della famiglia (Fafce, Ovci) e della promozione della donna (Cwl e Wucwo) al volontariato internazionale (Vis), dalla comunicazione (Signis) all’integrazione (Cooperativa Sophia), a realtà legate a movimenti o famiglie religiose (New Humanity, Fondazione Comboniane nel mondo, Franciscan Missionary Sisters of Assisi, Salesiani). L’inaugurazione, il 19 settembre, si è svolta in un luogo simbolico: il Battistero lateranense, per partire insieme dalla radice comune, il battesimo, che ci lega alla Chiesa delle origini e ci trasmette la forza missionaria alla radice del nostro agire cristiano nella società. Ad aprire i lavori il cardinale Luis Antonio G. Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli e gran cancelliere dell’Urbaniana.

«Anche un’azione connotata più spiccatamente da esigenze di carattere sociale quale può sembrare l’attività a favore delle categorie di persone più disagiate — ha detto nella sua riflessione Linda Ghisoni, sotto-segretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita — occorre sia ricondotta alla natura propria della Chiesa stessa, ovvero alla sua dimensione comunionale». Questo ha un risvolto specifico nell’azione anche delle ong: «Quando agite come membri di organizzazioni non governative, voi connotate il vostro impegno con le peculiarità della ong in cui operate. Non dimenticate mai, tuttavia, che l’appartenere a ong di ispirazione cattolica vi connota ulteriormente. E non si tratta di un tesseramento in più, ma di un’impronta indelebile di cattolicità, ossia di universalità, ricevuta appunto indelebilmente mediante il battesimo che ci rende fedeli laici». Questo intervento in aula, il primo giorno, ha fatto da cornice ermeneutica a tutto lo svolgersi delle lezioni, in cui un intreccio di competenze ed esperienze di chi lavora nella Curia romana si è aperto al dialogo con i partecipanti. Dalla Segreteria di Stato sono intervenuti monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati, e Francesca Di Giovanni, sotto-segretario per il settore multilaterale della stessa sezione, per una panoramica della partecipazione internazionale della Santa Sede. Per lasciar spazio poi a un avvicendarsi di temi di grande interesse: il Patto educativo globale, con un workshop offerto dalla Congregazione per l’educazione cattolica; il lavoro del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale in alcune delle sue concretizzazioni più attuali, la «Laudato si’ Action Platform», la Sezione migranti e rifugiati, la Commissione covid-19; e ancora le questioni di confine tra famiglia e bioetica, per concludere l’ultimo giorno con un rapido sguardo alle tecniche di fundraising e a comunicazione e governo nel non profit.

Una settimana di formazione densa e gioiosa (non è poco ricominciare a interagire dal vivo dopo mesi di restrizioni), di dialogo e scambio di prospettive, con partecipanti di varie età — ma la maggior parte under 30 — e con la voglia di mettersi in gioco rispondendo alla sfida pastorale della formazione dei laici e dell’evangelizzazione delle categorie professionali e intellettuali. Per concludere, soffermandoci sulla missione ecclesiale delle ong, si riparte con il desiderio di «portare la logica dell’amore, del dono all’altro e del servizio intelligente in ogni ambito, anche nella politica internazionale perché noi per primi siamo salvati e, in quanto tali, inviati a portare l’annuncio di questa stessa salvezza a tutti», ha spiegato Ghisoni. «Da chiamati e discepoli, a missionari, cioè inviati, con una missione specifica a vivere il Vangelo del Signore in ogni attività»: questo qualifica l’attività nelle ong, «non soltanto un’apprezzabilissima attività filantropica o di solidarietà». L’ispirazione cattolica «diventa marchio di libertà, di servizio qualificato e disinteressato da parte di chi porta e promuove non sé stesso, quanto la liberazione di ogni uomo e donna in Cristo, secondo i valori cristiani. Non un parallelismo, quindi, tra vita da ong e vita da cristiano, quanto una vita unificata, in cui ogni attività è informata dalla vocazione ecclesiale, battesimale».

*Signis (Associazione cattolica
mondiale per la comunicazione)

di Maria Chiara
De Lorenzo
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